Via libera a nuovo contratto per lavoratori del comparto di Casa Sollievo, trovato accordo anche per arretrati

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Accordo raggiunto tra la governance di Casa Sollievo della Sofferenza e le sigle sindacali, l’annunciato incontro, fissato a seguito della riunione in Prefettura si è regolarmente tenuto martedì pomeriggio a San Giovanni Rotondo e ha determinato di fatto la fine dello stato di agitazione. Dopo 3 ore di confronto (e mesi di trattativa), le parti hanno trovato il bandolo della matassa, presenti al tavolo per l’ospedale il direttore generale Gino Gumirato, il responsabile del personale Paolo Fini e altri.

La parte sindacale era composta dalla Cgil, Cisl e Uil Funzione Pubblica con i rispettivi rappresentanti Angelo Ricucci, Giuseppe Mangiacotti e Gino Giorgione e gli aziendali; Barbano per la Fials, per la Nursing Up, Centola e per la Nursind, Formica.

Al centro dell'incontro l'adeguamento contrattuale e relativi arretrati per i dipendenti del comparto. I confederali hanno fatto presente che per definire gli impegni assunti davanti al Prefetto la scorsa settimana, la direzione generale avrebbe dovuto avanzare una proposta per dirimere la problematica, a partire proprio dalla chiusura dell'adeguamento contrattuale e della definizione del pagamento arretrati entro il 2024. Dopo quella che è stata definita un’ampia e approfondita discussione e avendo formulato ambo le parti alcune proposte si è giunti ad un accordo. Che per sommi capi prevede che nel mese di marzo verranno liquidati ai lavoratori gli arretrati del 2019, nel mese di aprile quelli del 2020; a giugno verrà riconosciuto il saldo dell'incentivazione del 2022 e poi tra agosto e ottobre le indennità dei mesi di febbraio, marzo e aprile 2023. Verranno distribuiti invece tra marzo, ottobre e novembre 2024 le due rate di arretrati del 2021 e la prima rata di arretrati del 2022.

Infine Cgil, Cisl e Uil, per ristorare il ritardo di quanto spettante ai lavoratori, hanno proposto la quota una tantum, come welfare aziendale, pari a 50 euro esentasse per dipendente, con un costo totale a carico dell'azienda stimato intorno ai 115 mila euro da erogare entro dicembre 2025. Proposta che il direttore Gumirato ha accolto favorevolmente, anche come una sorta di riconoscimento del il lavoro prodotto fino a oggi, tenuto conto anche del periodo Covid. L'accordo verrà quindi trasmesso anche al Prefetto di Foggia; contestualmente è stata revocato, come detto, lo stato di agitazione. Si discostano da quelle dei confederali le richieste delle organizzazioni sindacali Fials Nursind e Nursing Up dando seguito al mandato assembleare ricevuto; le sigle autonome hanno chiesto che tutti gli arretrati contrattuali del 2021 e 2022 venissero corrisposti entro il 31 dicembre 2024.

Per tutti resta però ancora aperto il tavolo di confronto relativo al Piano industriale 2023-2025 dell’ente ecclesiastico.

La strategia presentata dal manager veneto nelle scorse settimane ha, come illustrato su queste colonne, l’obiettivo primario di mettere ordine nella complessa situazione economica e finanziaria in cui versa l’ospedale. Il Piano, che peraltro è stato discusso in commissione in consiglio regionale e durante un consiglio comunale monotematico convocato su richiesta delle forze di opposizione a San Giovanni Rotondo, punta sulla razionalizzazione delle risorse e su un maggiore flusso di soldi in arrivo dalla Regione a fronte di un maggior numero di prestazioni.

In particolare i sindacati contestano le politiche relative al numero dei posti letto e il ridimensionamento del personale. Temi che sono stati portati anche all’attenzione del Prefetto Maurizio Valiante. Il quale si è mostrato particolarmente sensibile rispetto ad un tema che sia i sindacati ma anche i Sindaci di San Giovanni Rotondo Michele Crisetti, San Marco in Lamis Michele Merla e Monte Sant’Angelo Pierpaolo d’Arienzo (presenti quel giorno a Palazzo di governo) hanno esposto: il livello occupazionale.

Gumirato ha annunciato che solo un 35-40% al massimo del personale che nei prossimi tre anni andrà in pensione verrà sostituito con nuovi assunti. Il che vuol dire che il 60% circa dei posti non verrà riassegnato e andrà di fatto perso. La qual cosa preoccupa i primi cittadini e, a quanto pare, anche il Prefetto che ha invitato l’Azienda a valutare questo aspetto per non incorrere nel rischio che i giovani del territorio possano, in assenza di più sbocchi di lavoro, avvicinarsi ad ambienti criminali o lasciare la provincia.

Uguale attenzione è stata posta all’ipotesi del taglio posti letto. Gumirato ha sempre parlato di un diverso utilizzo dei posti letto e ha negato che ci possa essere una riduzione; piuttosto si tratterà di tagliare i giorni di degenza, aumentare il numero dei pazienti e di conseguenza la produzione, pur occupando meno letti.

Anche in questo caso i Sindaci e rappresentanti dei lavoratori hanno posto l’accento sul fatto che proprio in due dei tre Comuni al tavolo siano stati depotenziati gli ospedali (Monte e San Marco) con la rassicurazione che l’assistenza sanitaria ai cittadini sarebbe stata comunque garantita proprio dalla vicina Casa Sollievo. Ora il timore è che anche l’ospedale di padre Pio, ridimensionando il numero dei posti letto, possa non essere più in grado di gestire le esigenze di quel bacino d’utenza. Su questi temi i sindacati sono ancora pronti a dare battaglia.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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