Indagine Don Uva si allarga, “ma non c’è stesso clamore mediatico (e trattamento) riservato ai 30 sanitari”

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Ha sollevato dubbi e una serie di riflessioni la notizia relativa all’allargamento delle indagini sui presunti maltrattamenti a danno delle pazienti dell’ex ortofrenico, Don Uva di Foggia. Come raccontato in esclusiva su queste colonne, sono finiti sotto la lente della Procura anche i tre responsabili (medico, infermieristico e sociosanitario) deI reparto. “Sono diversi i profili di valutazione che gli sviluppi dell’inchiesta manifestano – spiega a l’Attacco il legale di alcuni dei 30 originari indagati -. In premessa andrebbero contestualizzati alcuni accadimenti relativi alle indagini. Ricordo che in una intervista Paolo Telesforo (socio di maggioranza di Universo Salute, società titolare del polo sanitario Opera Don Uva, ndr) accreditò il fatto che l'inchiesta fosse partita con la collaborazione dell'azienda e che addirittura un dipendente avrebbe coadiuvato gli inquirenti come assistente giudiziario, già dal 22 giugno. Dall'ordinanza risultano invece delle incongruenze, installazione di strumenti di captazione prima solo audio e poi anche audiovisivi, risalirebbero al 6 luglio e poi al 20 luglio. I lavoratori accusati e licenziati dicono invece che l'installazione delle videocamere da parte degli inquirenti è avvenuta i primi di agosto e che c'erano già i dispositivi installati da Universo Salute”.

Nel frattempo, come detto, si è allargato il campo delle indagini, anche a seguito di quanto dichiarano gli arrestati nell’interrogatorio di garanzia e del materiale che avrebbero prodotto e fatto acquisire ai giudici in quella sede. Viene così disposto, notizia di questi giorni, un nuovo sequestro dei cellulari dei 30 (anche se non è chiara la dinamica e gli atti che avrebbero portato al primo sequestro, su cui i legali nutrono più di una perplessità sul profilo formale della notifica), per verificare se effettivamente, come dicono infermieri e Oss, i tre dirigenti fossero a conoscenza della situazione in reparto. 

“Ecco quindi che viene rivista tutta l'impostazione dell'inchiesta – aggiunge il legale - fino al punto da contemplare l’ipotesi che probabilmente le responsabilità di questa situazione erano di altri, con sanitari finiti in pratica in burnout per le condizioni di lavoro e che quel presunto sequestro di persone, ipotizzato dalla Procura fosse ascrivibile all'organizzazione del reparto. Tutto questo in concomitanza col fatto che la Regione Puglia ha paventato la possibilità di commissariamento di Universo Salute e dopo le pretese economiche della società nei confronti dell'Asl Foggia, per le prestazioni Covid che hanno portato alla richiesta di emissione di un decreto ingiuntivo sulla base delle fatture emesse da Universo Salute, pagate soltanto per il 50% e mai contestate dalla Asl Foggia che oggi dice che non ci sono i presupposti di certezza, liquidità ed esigibilità del credito perché quelle tariffe non erano state mai autorizzate (altra questione su cui ci sarebbe molto da discutere e per cui ritengo fondate le pretese del privato). Nel frattempo, ci sono 30 persone messe alla berlina, in balia di una gogna mediatica di livello nazionale, quando l’intero impianto accusatorio potrebbe venir meno. Mentre, senza un uguale clamore mediatico, la Procura pare avviarsi a rivedere le indagini”.

Senza considerare quella che appare essere una disparità di trattamento tra gli indagati: i 30 sanitari sono stati raggiunti da misure, tra arresti (in carcere e ai domiciliari, poi revocati) e divieto di avvicinamento, i tre responsabili da nessuna misura; i primi hanno perso tutti il lavoro, licenziati da Universo Salute, i secondi sono ancora a lavoro e in un caso, il medico opera ancora nello stesso reparto.

“Partendo dal presupposto che è encomiabile che la Procura abbia fatto nuove e diverse valutazioni, anche grazie, a mio avviso, alle sollecitazioni dell’opinione pubblica e della stampa, in particolare partite da queste colonne, francamente sarebbe opportuno un ripensamento complessivo: almeno si revochi ai 30 il divieto di avvicinamento, in modo da consentire alla società di reintegrarli. Allo stato attuale, impera una grande confusione: non è più così chiaro di chi siano le responsabilità, se della Regione Puglia, della Asl Foggia, di Universo Salute, dei dipendenti e di quali dipendenti. L'unica certezza è che ci sono 30 persone che sono state licenziate nonostante viga nel nostro ordinamento la presunzione di innocenza, ragione questa per la quale l'ordinanza cautelare non poteva essere pubblicata e andare in giro come se fossero figurine dei calciatori”, ha evidenziato l’avvocato.

Un altro punto molto controverso che emerge dagli sviluppi dell’indagine ha a che fare con l’adeguatezza dell’organico in servizio nella struttura. L’ad di Universo Salute Luca Vigilante, nel corso delle ultime settimane, ha sempre tenuto a precisare che ispezioni e accessi vari in struttura, controlli seguiti al terremoto giudiziario, avessero dato sempre esito positivo, risultando tutti gli standard rispettati. Eppure nella recente estensione delle indagini, gli inquirenti hanno evidenziato in particolare carenze di personale tali di provocare nei lavoratori disagi, nei confronti dei quali i tre responsabili non sarebbero intervenuti.

“Sulla questione personale – ricorda il legale - esiste un giudizio per un'aggressione subita da un’infermiera di Universo Salute, che una notte, sola nel reparto, è stata aggredita da un paziente disabile, alla quale i giudici del lavoro hanno riconosciuto la malattia professionale. La società ha sempre detto di aver ereditato la situazione del personale dalla congregazione e c'è già un accertamento (il giudizio relativo all’infermiera) che parla di un sottodimensionamento dell’organico in quella circostanza, che ha determinato l’incidente. Eppure i controlli delle autorità preposte avrebbero dato esito positivo. Allora: chi controlla cosa? Chi è il responsabile di tutto questo? Sullo sfondo resta infine da chiarire che fine abbiano fatto i 63,5 milioni di euro che la Regione ad agosto 2022 aveva individuato per la riconversione del Don Uva: a chi sono stati dati? Sono stati dati a qualcuno?”, gli interrogativi dell’avvocato.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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