Ora che il tempo è bello i bambini possono stare all’aperto, nei parchi ed è giusto fargli praticare attività motoria, anche se andrebbe fatta sempre. La prima fase dell’età scolare deve prevedere una attività fisica generica: il bambino non dovrebbe essere indirizzato verso una sola disciplina, ma praticare discipline diverse di suo gradimento, sempre con uno spirito di gioco e non di competizione.
Per saperne di più, l’Attacco ha sentito Nicola Fuiano, specializzato in Clinica Pediatrica, Allergologia e Immunologia Pediatrica, già responsabile del Servizio di Pediatria e Allergologia Pediatrica ASL-FG. Ora libero professionista è “Referee” per riviste scientifiche internazionali e autore di 137 lavori scientifici, 34 citati in Pub Med: “La salute di tutti, in particolare dei bambini e degli adolescenti, è sempre più compromessa da tanti fattori che, pur ripetutamente denunciati dall’OMS, vengono sistematicamente ignorati. Il sovrappeso e l’obesità infantile minano la salute in tanti Paesi europei. Il 29% dei bambini tra 7 e 9 anni è in sovrappeso (inclusa l’obesità), con variazioni che vanno dal 6% in Tajikistan al 43% a Cipro. L’Italia si colloca al quarto posto con tassi del 40%, superata solo da Cipro, Grecia e Spagna. Se si considera la prevalenza della sola obesità (escluso il sovrappeso), nella stessa fascia di età, il nostro Paese è al secondo posto. È più che mai opportuno il forte richiamo da parte della professoressa Annamaria Staiano, presidente della Società Italiana di Pediatria: ‘Investire sulla salute dei bambini è lo strumento più efficace per avere adulti sani, con una più prolungata speranza di vita’. Sì, perché man mano che passano gli anni, la vita media va diminuendo con prospettive quanto mai preoccupanti: avremo genitori che vivranno più dei loro figli. E allora è necessario promuovere la qualità di vita: bando a sovrappeso e obesità, fumo anche solo passivo, alcol, errori alimentari e sedentarietà”.
Fuiano entra nel merito e ricorda che: “All’Active Healthy Living Summit promosso dall’Excellence in Paediatrics Institute - con il coordinamento della Washington University, tenutosi a Doha dal 4 al 7 dicembre 2013, 38 nazioni, 1900 delegati, compreso il sottoscritto portabandiera dell’Italia - si sottoscrissero documenti fondamentali che, purtroppo, non hanno trovato ascolto in Italia. Ne cito uno: I primi 10 anni di vita costituiscono un’importante finestra per realizzare un impegno permanente per l'attività fisica. Oggi, la priorità fondamentale è interrompere i cicli di inattività fisica dove sono già profondamente radicati, e prevenirli nei Paesi emergenti dove abbiamo ancora tempo’. Ed è chiaro che: ‘Mentre è essenziale per tutti essere fisicamente attivi, concentrarsi sui bambini prima dei 10 anni potrebbe dar vita ad un progetto per le prossime generazioni’. La natura ha creato i bambini come macchine a moto perpetuo per un motivo: a partire dall'infanzia, sviluppano le capacità motorie che forniranno le basi per la loro esperienza di attività fisica in seguito”.
"I bambini che si muovono, fin dalla tenera età sviluppano migliori capacità motorie e vivono positivamente le esperienze di attività fisica man mano che crescono – ha continuato Fuiano –. Mentre si dirigono verso l'adolescenza, i bambini disegnano i ‘punti blu’ per le loro vite adulte. Le loro scelte e motivazioni, per l'attività fisica o qualsiasi altra cosa, si formano durante questa fase fondamentale dello sviluppo. Pertanto, coinvolgere i bambini prima dello sviluppo è determinante per dar vita al percorso dell'attività fisica. I benefici si manifesteranno presto e i bambini che imparano ad amare l’attività hanno migliori probabilità di crescere e diventare adulti attivi”.
Attività motoria e scuola: “La maggior parte degli studi dimostra che l'impegno scolastico dei bambini, la motivazione e le performance migliorano già poco dopo le lezioni dedicate all’attività fisica. Non solo: le competenze matematiche e linguistiche hanno un ruolo chiave nella formazione dei bambini e sono di grande importanza per il loro inserimento in ambito sociale e professionale nella vita quotidiana".
"Numerosi studi dimostrano che l’attività fisica migliora l’apprendimento di queste materie e dovrebbe trovare spazio quando s’insegnano queste materie. L'attività fisica da moderata a vigorosa, aumenta immediatamente l'attività nel cervello, migliora l'attenzione, e causa un maggiore impegno nel percorso di studio – ha concluso Fuiano –. Siamo venuti al mondo per muoverci e che non c’è miglior farmaco dell’attività fisica che si chiami passeggiata, scherma, tennis, pallacanestro, nuoto, importante è smetterla con la pigrizia, con la sedentarietà, con le ore spese maldestramente a star seduti con un cellulare tra le mani”.
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