Don Uva, vecchi e nuovi dipendenti con stesse criticità. Con o senza i licenziati non cambiano le lamentele

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Dopo la notizia, pubblicata in anteprima su queste colonne, dell’allargamento delle indagini relative ai presunti maltrattamenti ai danni delle 19 pazienti dell’ex istituto ortofrenico Don Uva di Foggia ad altre tre persone, oltre alle 30 originarie (risultano sottoposti ad indagini preliminari anche Patrizia Laura Leone, medico responsabile, Paolo Battiante, coordinatore infermieristico, e Maria Greco, coordinatrice delle attività socio-sanitarie, tutti all’interno del reparto in questione), spuntano nuovi elementi circa le criticità messe in evidenza anche dal magistrato che coordina le indagini e arrivano dal verbale di un incontro, chiesto dal dirigente medico dell’area disabilità Tommaso Vitale tenutosi il 30 marzo scorso, cioè mesi dopo il licenziamento degli infermieri, Oss e altri operatori finiti nell’occhio del ciclone, al centro dell’inchiesta. Licenziamenti che a quanto pare non erano riusciti a risolvere in via definitiva la situazione.

L'obiettivo della riunione era quello di offrire ai dipendenti dell'area uno spazio per condividere e confrontarsi sulle criticità più volte messe in evidenza. 

I lavoratori hanno manifestato la difficoltà nell'esercizio del proprio lavoro con i pazienti e il bisogno “di avere linee guida chiare, scevre da interpretazioni soggettive e la conoscenza dei requisiti standard, ad esempio quanti infermieri e Oss sono previsti per modulo per svolgere il lavoro nella consapevolezza”, si legge nel verbale. Hanno inoltre chiesto linee guida anche rispetto alla specifica gestione di due pazienti in particolare che agiscono con comportamenti aggressivi e tendono alla fuga in maniera imprevedibile mostrando notevole difficoltà a tollerare i confini regolativi ed ambientali. Hanno chiesto di chiarire anche quali fossero i pazienti che possono uscire autonomamente nelle zone del giardino adiacente alla struttura e con che modalità gestire la presenza dei pazienti restanti sui vari piani. Hanno precisato di non essere a conoscenza di alcuni strumenti operativi, come ad esempio del cosiddetto registro della contenzione, per cui hanno sollecitato ad una maggiore condivisione delle informazioni funzionali al lavoro. 

I lavoratori hanno lamentato anche il fatto che in alcune parti dell’area ci sia un numero elevato di pazienti rispetto al personale in servizio, ragione per cui hanno avvertito un sovraccarico psicofisico e quindi hanno proposto l'idea di aprire un nuovo reparto per snellire il carico di lavoro. È stato sottolineato che i pazienti riescono ad osservare ed apprendere il codice di sicurezza di aperture delle porte di ingresso ed uscita del modulo. Non secondario il fatto di aver evidenziato come vivano con timore la possibilità che il proprio comportamento operativo e relazionale possa essere soggetto al giudizio di cattiva condotta, anche se questa non dovesse sussistere, proprio a seguito di quanto accaduto negli scorsi mesi che ha portato all'arresto di alcuni loro colleghi. Il sovraccarico psicofisico sarebbe determinato anche dal fatto che ci sarebbero dei colleghi non sufficientemente collaborativi. 

Di tutto questo, si legge nel verbale della riunione, ne avrebbero fatto segnalazioni ai superiori, senza però aver mai aver ricevuto risposte sentendosi “messi nella condizione di risolvere da soli la situazione problematica”. Per questa ragione hanno infine auspicato che la convocazione di una riunione di coordinamento possa divenire periodica. L’incontro si è concluso con le rassicurazioni dei responsabili di recepire le criticità e le proposte precisando al personale che sarebbero state prese in considerazione e portate all'attenzione dell'amministrazione. 

All’incontro hanno partecipato anche i 3 che oggi risultano indagati.
Le preoccupazioni dei lavoratori mettono però in evidenza alcuni elementi, tra questi il ricorso alla contenzione. Alcuni degli originari 30 indagati sono accusati anche di sequestro di persona, perché avrebbero tenuto nelle stanze o negli ambienti comuni alcune pazienti. Emerge però che il reparto dispone di sistemi elettronici di chiusura tramite codice numerico noto solo ai sanitari, così come emerge che ci sia una “gestione” delle passeggiate in giardino molto precisa, per cui è prevista la presenza di un accompagnatore, ove consentita ai singoli pazienti. 

Una prassi che, riferiscono testimoni a l’Attacco, si sarebbe consolidata solo con la nuova gestione perché in passato i pazienti ortofrenici godevano di massima libertà di movimento, potendo anche intrattenersi in un vicino bar. I vecchi operatori assicurano che non ci sono mai stati incidenti o situazioni di pericolo e che, anzi, la possibilità di uscire e avere più relazioni sociali faceva sì che i pazienti fossero più tranquilli rispetto alla condizione di stare in ambienti chiusi per molte ore.

Trapela inoltre che proprio le problematiche esposte dai nuovi arrivati sarebbero state oggetto di segnalazioni dei licenziati, che avrebbero riferito ogni cosa ai giudici in sede di interrogatorio di garanzia. Proprio sulla base di quelle dichiarazioni si sarebbe deciso di allargare l’inchiesta ai responsabili del reparto e si stanno setacciando i cellulari degli interessati per verificare se effettivamente i superiori fossero stati informati delle difficoltà sul posto di lavoro e delle conseguenze che queste avrebbero avuto sulla tenuta psicofisica degli operatori. Insomma, vecchi e nuovi dipendenti alle prese con le stesse criticità.

Al momento non è dato sapere se le problematiche sollevate dai lavoratori siano state nel frattempo risolte. Nel corso degli ultimi mesi però i vertici di Universo Salute hanno ripetutamente affermato che tutti gli standard organizzativi sono ampiamente rispettati, che in certi casi vanno ben al di sopra di quelli fissati dalle norme e che le condotte emerse nell’inchiesta sono riconducibili esclusivamente a responsabilità personali dei singoli.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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