Anche quest’estate, puntuale, è tornato l’incubo del gran caldo alla Maternità degli Ospedali Riuniti di Foggia.
Un tema che l’Attacco ha trattato pure negli scorsi anni, quando, con il sopraggiungere delle alte temperature (quest’anno altissime) nel periodo primaverile ed estivo, fioccano le segnalazioni di donne incinte e puerpere che boccheggiano nei reparti ginecologici dell’ospedale foggiano per l’assenza di impianti di raffrescamento funzionanti. Ed anche quest’anno, altrettanto puntuali, sono giunte nuove doglianze di cittadine che negli scorsi giorni hanno contattato l’Attacco per denunciare il reiterarsi degli stessi problemi, presenti ormai da qualche anno senza che neppure per quest’estate si sia riusciti a prendere i giusti provvedimenti. Tra i racconti acquisiti anche quello di una donna al quinto mese di gravidanza, medico di professione in uno degli ospedali di Capitanata.
“Qualche giorno fa – racconta ieri mattina a l’Attacco – mi sono recata al Riuniti per una ecografia di controllo: nella sala d’aspetto, a pianterreno, si stava proprio male. C’erano oltre 40 gradi lì dentro, senza condizionatore e neppure un ventilatore a soffitto. Nulla di nulla. Tutte le donne in attesa di tracciati o pre-ricoveri si sventolavano con foglietti e ventagli. Una situazione davvero brutta. L’unica fonte di ristoro erano le finestre aperte, per far arieggiare, ma nulla di più. La vigilante – continua - ha provato persino a posizionare un contenitore d’acqua vicino alle finestre, per cercare di rinfrescare un po’ l’ambiente: vano tentativo in un giorno in cui non tirava nemmeno un alito di vento. Gli stessi operatori sanitari ci sollecitavano a sporgere lamentele formali, di prendere posizione, perché la situazione è insostenibile. Così ho contattato l’Urp (Ufficio relazioni con pubblico, ndr) per segnalarla: mi hanno detto che si starebbe procedendo a riqualificare l’impianto di climatizzazione attraverso l’intervento di alcuni tecnici. Ma, quando siamo ormai ad agosto - evidenzia la fonte -, mi sembra una mossa un tantino tardiva, per usare un eufemismo. Simili interventi andrebbero effettuati mesi prima, o comunque per tempo, per giungere attrezzati all’estate”.
Al momento, l’unico ventilatore presente al piano terra della Maternità si trova nell’atrio che precede la sala d’attesa, nei pressi del gabbiotto della vigilanza. l’Attacco lo ha constatato nel sopralluogo effettuato ieri mattina, quando ha potuto registrare una situazione del tutto simile a quella di qualche giorno prima raccontata dal medico incinta.
Anche ieri, dunque, le finestre erano aperte (una di queste rotta, con un cartello a segnalarne il pericolo), ma a poco servivano per rinfrescare le donne in attesa, costrette a sventagliarsi, anche in quest’occasione, con strumenti di fortuna a portata di mano. Una donna magrebina che indossava il classico chador e abiti totalmente coprenti, mentre tentava di farsi aria con un pezzo di carta, aveva un volto visibilmente sofferente per il gran caldo. Ed è arrabbiata, allora, la dottoressa che ha segnalato il preoccupante quadro climatico tuttora esistente alla Maternità di Foggia. “Fatiscente, abbandonata a se stessa”. Così bolla, tranchant, la struttura.
“Mi fa una rabbia incredibile – prosegue – che al Riuniti si investano soldi per tutti gli altri reparti ma non per quelli della Maternità. Persino le sale parto sono in condizioni scadenti: è lampante anche al sol raffronto con i servizi offerti da alcune strutture ospedaliere omologhe in provincia”. A corroborare il racconto di un simile spaccato, pure la testimonianza di un’altra giovane donna che ha partorito nemmeno due settimane fa e, nel dare alla luce suo figlio, è stata ricoverata per 4 giorni nel reparto ginecologico ex ospedaliero del Riuniti (ora Ginecologia universitaria 2). “E’ stata un’esperienza molto negativa – afferma a l’Attacco –, dal problema del gran caldo a quello di un’igiene non adeguata nei bagni in camera. In sostanza, non funzionava nulla. I climatizzatori presenti nelle stanze erano quasi tutti rotti, quel paio funzionanti andavano a singhiozzo. Le famiglie delle partorienti, compresa la mia, hanno dovuto portarci i ventilatori da casa, perché l’ospedale non fornisce nulla di tutto ciò. Soltanto nel corridoio del reparto esistono ventilatori a soffitto, ma ne funzionano 2 su 4, gli altri sono rotti o comunque malridotti, fanno rumori strani, io avevo persino paura a passarci sotto con il bambino nella culletta perché temevo potessero crollarci addosso. Durante la mia permanenza - continua la donna - sono stati chiamati pure dei tecnici per provare a riparare le apparecchiature di raffrescamento: un’operazione di facciata - la definisce - perché gli stessi operai specializzati hanno spiegato che non si può intervenire sul singolo condizionatore, bensì è necessario riqualificare tutto l’impianto principale”. Passando ai problemi ravvisati nei bagni in camera.
“Non vengono puliti come si deve - evidenzia altrettanto contrariata -. Gli addetti passano due volte al giorno ma, in assenza di controlli sull’efficienza del servizio pulizia, questo, evidentemente, viene effettuato con superficialità. E poi nei bagni mancano i dispenser per il sapone e per la carta. O, se ci sono, sono rotti. Assenti anche ganci o mensole. In sostanza non c’è nulla su cui poter poggiare gli effetti personali e l’occorrente per lavarsi. E’ stato difficile - ammette -. Alla Maternità di Foggia va sempre peggio”, afferma la mamma che aveva già partorito al Riuniti, qualche anno fa, il suo primo figlio.
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