80 mila euro per prestazioni aggiuntive (ma ne aveva chiesti oltre 400 mila). La spunta Belpiede

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

80 mila euro: tanto costerà alla Asl Foggia chiudere la controversia con il dottor Giuseppe Belpiede, avendo nei giorni scorsi firmato il verbale di conciliazione dinanzi alla Corte di Appello di Bari. La lite ha inizio nel 2018 quando il medico anestesista, direttore di struttura complessa anestesia e rianimazione dell’ospedale di Cerignola, ha adito le vie legali dinanzi al Tribunale di Foggia, sezione lavoro, per ottenere il corrispettivo delle prestazioni aggiuntive per assistenza domiciliare e turni aggiuntivi in rianimazione svolte in favore dell’Asl Foggia nel periodo che va dal mese di gennaio 2009 al mese di giugno 2014 per un totale di 428.260 euro.

Secondo la ricostruzione dei suoi legali, Belpiede avrebbe effettuato in quei 5 anni, al di fuori del normale orario di servizio, prestazioni aggiuntive per assistenza domiciliare e turni aggiuntivi in rianimazione che, nonostante le reiterate richieste di pagamento, non gli sarebbero state (se non in minima parte) retribuite.

L’Asl giustificò il mancato pagamento con l’esistenza di un presunto limite di 96 ore annue, oltre il quale non sarebbe potuto andare il servizio del medico.

Il ricorso venne rigettato in primo grado, decisione che venne impugnata in appello. I legali di Belpiede hanno in quella sede evidenziato che le prestazioni aggiuntive in questione erano state rese dal primario e dalla intera equipe di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Cerignola per oltre 10 anni su richiesta dell’Azienda, a causa di strutturali e persistenti carenze di organico, al fine di garantire la continuità di prestazioni assistenziali indispensabili.

A causa del mancato pagamento, l’intera equipe di reparto arrivò, in quegli anni, a prospettare alla direzione generale la sospensione delle attività. Direzione che per tutta risposta, pur continuando a non pagare, diffidò primario ed equipe dal sospendere le attività con la minaccia di ritenerli responsabili di interruzione di pubblico servizio.

Belpiede però fece presente a chi di dovere che l’accettazione di ulteriori ammalati sarebbe stata sospesa in attesa di chiarimenti in merito alla controversia inerente alla procedura di liquidazione delle somme spettanti a medici ed infermieri per le prestazioni aggiuntive rese. A tale comunicazione seguì la ferma diffida del direttore del distretto a sospendere l’assistenza domiciliare rianimatoria e respiratoria ad alta intensità in corso, trattandosi di assistenza salvavita la cui interruzione avrebbe messo a repentaglio la vita dei pazienti.

Ed ancora, nel corso di una riunione tenutasi nei primi mesi del 2014, in cui erano presenti il direttore generale dell’Asl, il direttore sanitario, il direttore del distretto e tutto il personale medico ed infermieristico, a fronte della volontà manifestata dagli infermieri di abbandonare lo svolgimento di tali attività aggiuntive a causa del mancato pagamento delle stesse, il dg del tempo minacciò di denunciare tale eventuale comportamento alla Procura della Repubblica. Un tutti contro tutti, insomma.

In appello la difesa di Belpiede ha poi evidenziato come il comportamento dell’Asl si configurasse contraddittorio.

“Infatti, sebbene le prestazioni aggiuntive in questione siano state richieste, erogate e rendicontate da tutto il personale, coinvolto sempre con le medesime modalità, l’Asl Foggia, incomprensibilmente, ha provveduto solo per alcuni periodi al pagamento delle prestazioni in relazione alle ore effettivamente svolte da Belpiede, mentre per altri periodi ha omesso completamente il pagamento o, per sottrarsi, ha fatto pretestuoso riferimento al presunto limite delle 96 ore annue. Allo stesso modo, del tutto incomprensibilmente, per i restanti periodi (quelli non remunerati affatto o non correttamente), l’Azienda ha provveduto, invece, al pagamento delle prestazioni aggiuntive rese dal restante personale dell’equipe, peraltro, sulla base della rendicontazione effettuata proprio dallo stesso Belpiede, quale direttore del reparto”.

E’ stata contestata inoltre una presunta mancanza di autorizzazione da parte dell’Asl a svolgere tali prestazioni. Ma “il fatto stesso che i pazienti abbiano ricevuto l’assistenza domiciliare ventilatoria – ha obiettato la difesa del primario -, assistenza che implicava necessariamente la fornitura da parte dell’Asl Foggia di materiali di consumo, di apparecchiature e presidi ospedalieri, cosa che poteva avvenire solo dietro autorizzazione del direttore del distretto e del direttore del dipartimento di riabilitazione, costituisce ulteriore prova che dette prestazioni non potessero che essere autorizzate”.

Non solo, se non ci fosse stata autorizzazione per Belpiede, neppure il resto dell’equipe avrebbe potuto operare “e non sarebbe mai stato pagato per le prestazioni in questione, in quanto l’attività, da svolgersi in favore dei medesimi pazienti, non poteva assolutamente considerarsi autorizzata per alcuni e non autorizzata, invece, per il dottor Belpiede”.

Altra circostanza singolare per i legali del primario il fatto che “l’Azienda sanitaria da un lato pagava in maniera ‘intermittente’ e a suo piacimento anche ben oltre il limite delle 96 ore (per il solo anno 2012, l’Asl ha liquidato al primario, determina n. 2382 del 10.4.2013, la somma di 96.930 euro pari a 1.077 accessi ovvero a più di 1500 ore) salvo poi pretendere autorizzazioni o rivendicando limiti orari su base annua; mentre dall’altra diffidava i dipendenti a non sospendere alcuna attività intimando azioni per interruzione di pubblico servizio”. 

E così nei giorni scorsi le parti, accogliendo l’invito formulato dalla stessa Corte d’Appello all’udienza del 18 settembre scorso, hanno finalmente definito la controversia mediante la sottoscrizione del verbale di conciliazione. L’offerta della Asl (che però non riconosce alcuna delle richieste avverse e transa solo al fine di evitare l’alea del giudizio) è stata accolta dal medico che quindi verrà liquidato con 80 mila euro.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 



Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet