“Ma perché non funziona la radiologia dell’ospedale di Manfredonia?” E’ l’interrogativo che pone un paziente che non più tardi di un paio di settimane fa si è dovuto recare in Pronto Soccorso al San Camillo De Lellis. “Ho avuto un piccolo infortunio – ha spiegato a l’Attacco – e mi sono recato in Pronto Soccorso. Parlando brevemente con gli operatori sanitari mi hanno invitato di recarmi in altro Pronto Soccorso (nello specifico a Casa Sollievo della Sofferenza) informandomi che le radiografie in questione non si potevano fare a Manfredonia. Per inciso, non è stato prodotto alcun documento o atto scritto da cui risulta che i macchinari non funzionassero. In seguito parlando con altra gente presente in quel momento nel Pronto Soccorso di Manfredonia ho avuto modo di sapere che molti pazienti vengono dirottati in gran parte nel nosocomio di San Giovanni perché non è possibile fare indagini a Manfredonia per mancanza di competenze specialistiche e di medici. A questo punto mi chiedo se si possa definire Pronto Soccorso o Punto di primo intervento una struttura che di fatto crea un disservizio per un’utenza di oltre 70 mila abitanti, a cui non è consentito di poter usufruire delle cure nella propria città. È a dir poco scandaloso”.
Non è la prima segnalazione che negli ultimi mesi ha riguardato la radiologia di Manfredonia, come più volte messo in evidenza, anche da queste colonne, da parte degli utenti. Ed in effetti sarebbe di un problema di carenza di medici specialisti a determinare il disservizio. Tanto da indurre la Asl Foggia a ricorrere alle prestazioni aggiuntive, ovvero servizi extra da parte di medici interni od esterni, remunerati con ben 360 euro per turno. Proprio a Manfredonia, come messo in evidenza nelle scorse settimane da l’Attacco, hanno effettuato prestazioni aggiuntive medici strutturati e non dell’ospedale, il primario e un professionista in arrivo dalla Asl Bat.
Ecco perché aveva destato più di una perplessità il doppio ordine di servizio con cui la direzione generale dell’Azienda aveva spedito ben due radiologhe strutturate, sorelle, assunte a tempo indeterminato, una da oltre 20 anni e l’altra da circa 4, fuori dal reparto. Delle sorti della prima si è dato conto proprio 3 giorni fa: la dottoressa era stata mandata a lavorare presso il Pta di Monte Sant’Angelo sebbene la responsabile della struttura avesse chiesto espressamente un tecnico radiologo, non uno specialista. A nulla è valsa la variazione ex post della Asl, il giudice del lavoro ha dichiarato illegittimo il trasferimento e intimato all’Azienda ospedaliera di reintegrare la dottoressa nel reparto di Manfredonia. La quale, pur avendo diritto all’immediato ritorno in ospedale, ha chiesto di poter completare le prestazioni delle liste d’attesa fino al 1° dicembre, per non arrecare ulteriori disagi ai pazienti.
Anche l’altra radiologa era stata allontanata dall’unità operativa per essere trasferita nella sede, attigua all’ospedale, del distretto socio sanitario in cui per diversi giorni è stata costretta a stazionare nei corridoi perché addirittura sprovvista di un proprio studio, ufficio o qualsivoglia spazio lavorativo e di conseguenza senza avere una mansione da espletare.
Come sua sorella, ha a sua volta adito le vie legali rivolgendosi al giudice del lavoro, assistita dallo studio legale De Michele di Foggia che ha, anche in questo caso, avviato il procedimento d’urgenza ex art 700 cpc. L’esito è stato il medesimo: la giudice del lavoro Monica Sgarro, mostrando sensibilità e tempestività di intervento nella risoluzione di un caso che si sarebbe potuto complicare ulteriormente ha accolto il ricorso, ha dichiarato illegittimo il trasferimento e ha imposto il reintegro immediato della radiologa nel reparto del San Camillo. La giudice è di fatto giunta alle medesime conclusioni del suo collega per l’altro caso, del tutto analogo a questo, confermando “il complessivo giudizio di non conformità del trasferimento ai principi generali di correttezza e buona fede”.
Il trasferimento, per le modalità attraverso cui è stato disposto, è parso tutt’altro che di natura provvisoria e non adeguatamente motivato dall’Azienda, come dimostra il fatto che, nella comunicazione del 31 agosto scorso non vi è menzione di un termine all’assegnazione presso il distretto socio sanitario. “Anzi, in detto atto vi è anche l’aggiunta ‘fino a nuova disposizione’ – rileva la giudice negli atti ufficiali -, implicando ciò ampia incertezza in ordine alla durata dell’assegnazione. Inoltre, di non poco conto si presentano le circostanze di fatto, puntualmente dedotte dalla ricorrente e non specificatamente o adeguatamente contestate dall’Asl, relative alla richiesta alla ricorrente di consegna delle chiavi degli armadietti allocati nell’unità di radiologia e dalla rimozione della targa con il nome della dirigente dai locali del presidio ospedaliero di Manfredonia. Si è, pertanto, al cospetto di un mutamento definitivo e non temporaneo del luogo di lavoro”.
E così, nel giro di una manciata di giorni al reparto di radiologia di Manfredonia torneranno in servizio ben due professioniste, che già prima di quello che ormai può essere definito inspiegabile (e simultaneo) trasferimento “non conforme a principi di correttezza e buona fede”, secondo ben due giudici, eseguivano una grande quantità e varietà di prestazioni: dalle Rx, alle ecografie per pazienti del reparto, del Pronto Soccorso, di altre unità operative, esterni e ambulatoriali.
Torneranno in servizio ma non per volontà della Asl Foggia, nonostante la grave carenza di medici e le doglianze dei pazienti. Proprio dagli approfondimenti su queste colonne è partita anche un’ispezione a sorpresa in ospedale del Nirs, il nucleo ispettivo regionale in sanità, coordinato dall’avvocato Antonio La Scala. I controlli hanno confermato ciò che alcuni cittadini avevano segnalato, anche per voce del Tribunale per i diritti del malato, ovvero la frequenza di assenze per malattia dei medici. Insomma, più di una criticità è stata registrata, di cui non hanno potuto fare a meno di accorgersi anche i cittadini.
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