Potrebbe arrivare a giorni la notifica della chiusura delle indagini per il caso dei presunti maltrattamenti a danno di alcuni pazienti della Rsaa sipontina Stella Maris. Lo scandalo scoppia ad agosto del 2022 quando finiscono agli arresti domiciliari quattro indagati, tutti operatori socio sanitari, impiegati nella struttura di Manfredonia, gestita dalla cooperativa Santa Chiara il cui amministratore delegato è Michele La Torre (la presidente è sua moglie Annamaria D’Ippolito). Il provvedimento emesso dal Gip presso il Tribunale di Foggia si era fondato su una richiesta avanzata dalla locale Procura della Repubblica circa i delitti di maltrattamenti e di violenza sessuale nei confronti di alcuni pazienti ricoverati nella residenza.
L’attività investigativa della Squadra Mobile di Foggia era cominciata nel giugno dello stesso anno quando presso il commissariato di Manfredonia era pervenuta una lettera anonima in busta chiusa nella quale venivano narrati, sommariamente, presunti episodi di maltrattamenti che alcuni operatori socio sanitari ponevano in essere nei confronti di alcuni anziani pazienti ricoverati presso la struttura. All’interno della busta vi era anche una chiavetta Usb contenente un file audio-video sul quale erano state registrate le urla di un’anziana donna. Denuncia della quale si è dato ampiamente conto su queste colonne nei mesi scorsi.
Al fine di riscontrare quanto informalmente appreso, i poliziotti hanno provveduto ad installare diversi presidi tecnici all’interno della struttura. Già dopo pochi giorni dall’attivazione, i dispositivi hanno permesso di registrare “numerosi e reiterati abusi, fisici e psicologici, da parte degli operatori a danno di pazienti in età avanzata con patologie altamente invalidanti”, come ha esposto la Procura in una nota.
Ha osservato il giudice che gli indagati avevano posto in essere condotte “prevaricatrici ed inutilmente punitive” ispirate “a mera volontà denigratoria ovvero da un irrazionale intento di ricondurre a contegni di autocontrollo e disciplina soggetti del tutto incapaci, a causa del loro stato fisico e mentale”.
Ora, a distanza di un anno e mezzo, le indagini sono in dirittura d’arrivo, non risulta alcuna richiesta di proroga, in più sono stati dissequestrati i cellulari, avendo la polizia giudiziaria completato le perizie. Verosimilmente le indagini potrebbero essere già state formalmente chiuse, si attende a giorni, a quanto trapela, solo la notifica.
Ci sarebbero peraltro novità: sembra che si sia allargato il cerchio delle responsabilità e potrebbero spuntare anche altri indagati, oltre gli originari quattro.
Nel frattempo sono decadute anche le residue misure cautelari, per decorrenza dei termini, a carico dei quattro Oss. In particolare, Antonio Vero, che era finito in carcere ad inizio anno, torna a piede libero. Stessa cosa per Domenico Nuzziello, Mariano Paganini e Michele Salcuni, i tre Oss erano sottoposti all’obbligo di dimora. La Polizia di Stato aveva dato esecuzione all'ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere a carico di Antonio Vero a metà marzo scorso, quando già era agli arresti domiciliari dal 3 agosto 2022, sottoposto alle indagini preliminari con riferimento al reato di maltrattamenti aggravati e violenza sessuale aggravata nei confronti di alcuni pazienti ricoverati nella residenza. Il provvedimento eseguito dal personale della Squadra Mobile della Questura di Foggia era stato emesso dal Tribunale del Riesame di Bari che, sulla base di una richiesta avanzata dalla locale Procura della Repubblica e, in riforma dell'ordinanza impugnata emessa dal Gip del Tribunale di Foggia in data 2 agosto 2022, aveva deciso di applicare la più grave misura cautelare della custodia cautelare in carcere. Anch’essa, come detto, ora decaduta.
Procede di pari passo anche il procedimento parallelo tramite il quale alcuni dei sanitari licenziati, pur non essendo coinvolti nelle indagini, contestano di aver subito pesanti danni alla propria immagine perché in qualche modo equiparati a chi avrebbe commesso quei presunti orrori. Addirittura alcuni di loro avrebbero subito dei veri e propri linciaggi da parte di cittadini indignati, anche subendo il lancio di uova marce per strada o sotto le proprie abitazioni.
Altri invece avrebbero rinunciato, davanti al giudice del lavoro, ad impugnare il provvedimento di licenziamento, con formale remissione di querela. Altri ancora al contrario stanno procedendo per far valere in via giudiziale l’illegittimità del licenziamento.
Dello scandalo si occupò anche il Nirs, il nucleo ispettivo regionale sulla sanità coordinato dall’avvocato (peraltro di origini sipontine) Antonio La Scala che però ha solo poteri di carattere amministrativo e quindi di controllo limitatamente a questo tipo di aspetto. A breve dovrebbe consegnare nelle mani del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano la Rac, relazione annuale di controllo, che poi verrà trasmessa alla giunta regionale. In questo documento confluiscono tutte le ispezioni che si sono chiuse nel corso dell’anno e proprio sulle Rsa e sulle residenze per i fragili in generale, come già messo in luce nelle scorse settimane da l’Attacco, quest’anno si è concentrato il focus degli ispettori, prendendo le mosse proprio dai recenti scandali concentratisi in provincia di Foggia nel giro di poche settimane.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).