E’ sempre più cupa l’aria che si respira nelle Rsa gestite dal consorzio San Raffaele di Troia e San Nicandro. Al centro delle criticità, come raccontato su queste colonne nei giorni scorsi, c’è il nodo tariffe. Da un lato il gestore sta chiedendo alle famiglie dei degenti rette più alte, passate da circa 900 a 1500 euro al mese, oltre alle differenze delle precedenti mensilità con quote adeguate alle nuove tariffe di migliaia di euro; dall’altro la Regione riconosce alle strutture solo posti letto di mantenimento con quota a carico del servizio sanitario regionale di 100,33 euro per tutti e 100 i pazienti delle Rsa mentre San Raffaele (oggi Sviluppo e Gestione di Attività Sanitarie Srl) reclama il ritorno al vecchio contratto con il riconoscimento della quota da parte della Regione di 130 euro al giorno per almeno 40 del totale dei ricoverati del nucleo Alzheimer, essenziale, per il gestore, a mantenere l’attuale standard di assistenza e cura. In questo tira e molla l’operatore privato ha paventato, confermandolo anche a l’Attacco, che si verifichi l’ipotesi di essere costretto a lasciare la gestione delle due strutture se dovessero persistere queste condizioni considerate insostenibili. La situazione è però molto più complessa di quello che appare, considerato che il gestore eroga il servizio in proroga almeno dal 2006 (anno del contratto sottoscritto per la struttura di Troia); di recente poi la Asl Foggia non avrebbe versato per mesi i corrispettivi dovuti, in particolare per ciò che riguarda il periodo che va da luglio 2023 a febbraio. A questo problema l’Azienda avrebbe posto rimedio in questi giorni pagando però solo il 50% del dovuto.
A farne le spese al momento sono i lavoratori e gli utenti, lasciati nell’incertezza. Questa settimana si sono tenuti alcuni incontri nelle varie strutture tra personale e referenti della società e alla fine si è giunti ad una reiterazione dello stato d’agitazione. “Il 25 marzo la Sgas ha inviato una nota nella quale rappresentava ‘possibilità che il pagamento degli stipendi relativi al mese di marzo 2024 non venisse effettuato’ – ha ricordato il referente dell’Usb Foggia Gianluca Di Pumpo -. Ragione per la quale abbiamo comunicato il 27 marzo la proclamazione dello stato di agitazione del personale Rsa di Troia e San Nicandro Garganico. Nel frattempo la Asl Foggia con determinazione dirigenziale n.ro 3387 del 4 aprile ha liquidato a favore di Sgas Srl 560.570,71 euro per la gestione della Rsa di Troia; e con la determinazione dirigenziale n.ro 3436 del 5 aprile altri 361.637,36 euro per la gestione della residenza di San Nicandro. Ci sono note le variazioni contrattuali che incidono sulla sostenibilità delle attività esercitate e sul pagamento delle mensilità al personale dipendente. Durante le riunioni di questi giorni è stata peraltro confermata l’incertezza del pagamento delle retribuzioni di marzo 2024 e di quelle future. Siamo anche a conoscenza della intimazione di adempimento con riserva di risoluzione di contratto di appalto afferente alla Rsa di Troia e alla Rsa di San Nicandro del 19 marzo inviata dalla società alla Asl Foggia, all’assessorato regionale alla sanità e al dipartimento salute della Regione Puglia. Per tutte queste ragioni quindi reiteriamo la proclamazione dello stato di agitazione di tutto il personale dipendente delle due Rsa e chiediamo alla Asl Foggia, in quanto stazione appaltante, un intervento sostitutivo per inadempienza retributiva ai sensi e per gli effetti del decreto legislativo n. 50 del 18/04/2016, e dell’art. 30 comma 6 del nuovo codice degli appalti, relativo al pagamento della mensilità di marzo 2024 in favore del personale dipendente delle Rsa di Troia e San Nicandro Garganico”.
La preoccupazione quindi monta e a molti appare inspiegabile lo stop ai pagamenti degli stipendi: quand’anche l’Asl dovesse ancora tardare nei pagamenti, il consorzio San Raffaele non è esattamente la piccola cooperativa di periferia ma un colosso di proprietà della famiglia Angelucci che negli anni ha costruito una vera fortuna da 200 milioni di ricavi fra sanità, immobili, facility management ed editoria, il solo gruppo sanitario San Raffaele frutta 157 milioni di ricavi, 9 di utile e conta 3 mila posti letto in 22 strutture sanitarie(fonte: Corriere della Sera). Insomma, difficile credere che manchi la liquidità per pagare una manciata di lavoratori.
Ma stando così le cose il sindacato fa un’altra richiesta: “Viste le intimazioni di adempimento con riserva di risoluzione di contratto di appalto inviate dalla società chiediamo la gestione diretta da parte dell’Azienda sanitaria di entrambe le residenze, assorbendo tutto il personale attualmente dipendente, fino al termine dell’espletamento di una nuova gara di appalto, con cui affidare ad un nuovo gestore le due Rsa e tutto il personale attualmente impegnato, prevedendo un’apposita clausola di salvaguardia”, ha aggiunto Di Pumpo a l’Attacco.
In realtà il termine entro cui il San Raffaele aveva chiesto di avere risposte è scaduto una decina di giorni fa anche se la “minaccia” di lasciare non è caduta ancora nel vuoto. Da queste colonne nei giorni scorsi era anche partito l’appello dei partenti dei ricoverati a Michele Emiliano affinché si recasse nelle strutture per toccare con mano la situazione e capire cosa stia succedendo per contribuire a trovare una soluzione. Altri invece stanno provando a trasferire i propri cari in strutture diverse ma non ci sono posti letto liberi nemmeno a volerli pagare oro e soprattutto le liste d’attesa sono lunghissime.
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