Non si placano le polemiche per ciò che riguarda la situazione delle Rsa San Raffaele, neppure dopo le rassicurazioni del direttore generale della Asl Antonio Nigri, che tra giovedì e venerdì si è recato in entrambe le strutture gestite dal colosso privato della sanità, di Troia e San Nicandro, che operano in Capitanata. Come da giorni raccontato su queste colonne, l’operatore economico ha annunciato licenziamenti in blocco di tutti i dipendenti (compresi quelli della Rsa di Campi Salentina in provincia di Lecce) e la risoluzione dei contratti con Asl Foggia e Lecce. Il che ha gettato nel panico i lavoratori ma anche le famiglie dei pazienti in carico alle residenze per le ombre che gravano sul futuro del servizio. “Il tutto nasce dal decreto della giunta regionale della Puglia del 16 maggio del 2023 con il quale si deliberava la variazione dell'incremento di partecipazione alla retta dal 30% al 50% a far data da primo luglio del 2023 – spiegano gli stessi -. Tutte le Rsa della Puglia attraverso una disposizione del servizio sanitario regionale, che invitava le stesse a comunicare agli ospiti e familiari, entro giugno dello stesso anno dovevano rendere noto il contenuto nel suddetto decreto. Le stesse hanno provveduto nelle modalità e termini previsti ad inviare le comunicazioni a mezzo raccomandata ai diretti interessati. Tale disposizione è stata invece disattesa dal San Raffaele di Troia tenendo così i familiari all'oscuro di tutto fino al 19 marzo del 2024, giorno in cui ha deciso, in via informale (verbalmente) che la contribuzione della retta passava dal 30% così come da contratto al 50%, con un incremento di 600 euro al mese”. Questo accadeva nonostante la sentenza de Tar del 26 marzo 2024 che ha annullato i provvedimenti regionali, anche con effetto retroattivo.
“Gli ospiti sono stati invitati ad adeguare la retta e, cosa assurda e inconcepibile e che riveste carattere di completa illegittimità, è stato chiesto il pagamento di somme ad integrazione delle rette versate dal primo luglio del 2023, in netto contrasto con la logica del buon senso e in contrapposizione a quanto disposto dalle norme che prevedono il regolare preavviso, indispensabile per esercitare il diritto costituzionale della libera scelta. Ad oggi i familiari sono in attesa della raccomandata che notifichi quanto richiesto dal San Raffaele che purtroppo ha manifestato un certo ‘torpore’ fino a qualche giorno fa quando, di contro, ha deciso di mettere in mobilità gli operatori con minaccia di futuro provvedimento di licenziamenti”.
“Logica la reazione di tutti i familiari che si sono uniti alla protesta degli operatori per il rischio della perdita del posto di lavoro con il conseguenziale disservizio che si creerà e che graverà unicamente sugli ospiti che non potranno godere della indispensabile assistenza; necessaria anche perché si parla di soggetti nella maggior parte affetti da invalidità grave, a causa della quale non possono compiere gli atti quotidiani della vita senza l'aiuto di una persona. L'augurio è che i nostri rappresentati in sede regionale e i dirigenti del Ssr manifestino la loro non discutibile sensibilità indispensabile perché la preoccupazione per questo enorme disguido possa tempestivamente essere fugata, attraverso una adeguata soluzione che possa risolvere il problema degli ammalati conseguenziale a quello degli operatori nella struttura”, l’auspicio delle famiglie.
Ma non c’è solo questo alla base della drastica decisione del San Raffaele di dire in sostanza addio alla Puglia. Il Gruppo ha lamentato i mancati pagamenti della Asl per prestazioni erogate a partire da agosto 2023, cosa su cui Nigri ha dichiarato: “La Asl Foggia, con atti amministrativi ha provveduto a liquidare le spettanze alla società come da tariffe stabilite dalla Regione, sulla base della verifica delle prestazioni eseguite”. Ma evidentemente nel braccio di ferro c’è qualcosa di più in ballo, o quanto meno questa è la sensazione che serpeggia tra gli addetti ai lavori.
“Parliamo di un Gruppo solidissimo – spiegano alcuni a l’Attacco -, con milioni di euro di fatturato, non pare possibile che sia solo una questione di soldi. D’altra parte si parla anche di una posizione critica del Gruppo rispetto alla riorganizzazione dei posti letto da parte della Regione che di fatto penalizza le strutture: per l’assistenza a malati di Alzheimer o demenza senile sono richiesti standard altissimi e le tariffe riconosciute dalla Regione non sono sufficienti. Senza contare che di recente è stato approvato un accordo per il quale ogni anno l’operatore economico deve aumentare la percentuale del costo orario lordo per i prossimi tre anni fino al raggiungimento dell’aumento complessivo del 17% per ogni singolo operatore in base alla qualifica. Il che significa un aumento della spesa di gestione notevole, considerato che la voce in bilancio per il personale è la più pesante”.
“In queste condizioni non è difficile ipotizzare una fuga di massa dalla Puglia, a meno che non si cambi rotta e si corregga questa corsa a tagliare le spese, che alla fine diventano sostanzialmente a carico delle famiglie e degli operatori economici. Di questo passo le strutture si svuoteranno, la gente sarà costretta a tenere i propri cari a casa, non potendosi permettere le cure necessarie, con conseguenze sociali e sanitarie inimmaginabili”.
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