“Pasti preparati all’esterno creano disagi ai pazienti”. Si riapre cucina interna Pta. L’eccezione di Monte

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Come è noto, il servizio di ristorazione in tutte le strutture sanitarie pugliesi è stato oggetto di gara regionale. Il lotto dedicato alla Capitanata, per Asl e Policlinico Riuniti, valore 28 milioni di euro per 5 anni, 14 dei quali destinati alle strutture del territorio, se l’è aggiudicato Ladisa, il colosso del settore con sede a Bari. A partire da giugno la Asl ha proceduto alla sottoscrizione dei contratti. Dal 1 luglio Ladisa ha iniziato a distribuire i pasti a tutti i pazienti della Asl. Si tratta di pasti precotti secondo la catena del freddo caldo, preparati nell’unico centro cottura ritenuto idoneo in provincia di Foggia, congelati, riscaldati secondo le esigenze e distribuiti nelle varie strutture a colazione, pranzo e cena. Ma già ad aprile, stando alle date riportate negli atti ufficiali, la direttrice del distretto di Manfredonia Carmela Fiore “nel comunicare che nella struttura del Pta di Monte Sant’Angelo vi sono dei locali adibiti a cucina, ubicati al primo piano, messi a norma, secondo le vigenti normative, per la cottura dei pasti in loco e con certificata agibilità (Scia), ha chiesto alla direzione dell’area gestione del patrimonio di poter valutare, con la società aggiudicataria Ladisa, la possibilità di poter effettuare la cottura dei pasti presso i locali di cui trattasi, al fine di evitare disagi agli ospiti, peraltro affetti da malattie croniche, e lamentele da parte dei parenti più volte pervenute presso la direzione distrettuale, in quanto le vivande giungendo non calde nei reparti, creano notevoli disagi, soprattutto agli anziani, nella deglutizione”.

Sulla scorta di tale segnalazione, il direttore generale della Asl Foggia, Antonio Nigri ha chiesto alla società appaltatrice la disponibilità all’utilizzo della cucina di Monte, come centro di cottura interna della Asl Foggia. Ladisa ha quindi manifestato la propria disponibilità specificando che l’utilizzo della cucina sarebbe dovuto essere sottoposto alla preventiva autorizzazione del soggetto aggregatore Innova Puglia. Quest’ultima ha comunicato che, in ottemperanza a quanto stabilito dall’art. 26.2 del capitolato tecnico di gara, rubricato “Modifica e revisione prezzi contrattuali”, è previsto espressamente che: “qualora nel corso dell’esecuzione del servizio dovessero rendersi disponibili ulteriori centri di cottura interni, l’aggiudicatario dovrà obbligatoriamente svolgere il servizio utilizzando tale centro qualora l’Asl provveda all’allestimento dei locali. In tale ipotesi il costo da corrispondersi sarà pari al prezzo indicato in sede di gara per il metodo fresco/caldo interno”. 

Tutti d’accordo insomma, anche il Comune ha rappresentato che la necessaria documentazione trasmessagli “è risultata completa, pertanto, valida ad ogni effetto di legge ai fini dell’attestazione di agibilità”. In questa interlocuzione planata liscia come l’olio non è rimasto altro da fare quindi per la Asl che autorizzare, in applicazione di quanto disposto dall’art. 26.2 del capitolato tecnico di gara, la società Ladisa all’utilizzo della cucina interna del Pta di Monte Sant’Angelo per la preparazione dei pasti in loco con metodo fresco/caldo interno, esclusivamente destinati alla struttura del centro garganico.

Contestualmente la Asl Foggia ha preso atto che presso la struttura di Monte, con decorrenza dall’inizio del servizio (24.06.2024) è stato utilizzato dalla società Ladisa per la gestione del servizio di ristorazione il metodo fresco/caldo esterno e fino al 23 settembre sarà utilizzato il medesimo metodo. Ma dal 24 in poi e fino alla scadenza naturale del contratto (24 giugno 2029), ossia per un periodo di 57 mesi, sarà utilizzato dalla società Ladisa per la gestione del servizio di ristorazione il metodo fresco/caldo interno, con utilizzo della cucina del medesimo Pta. 

Per l’effetto di tale decisione si è proceduto alla modifica delle condizioni economiche e contrattuali limitatamente al singolo caso di specie, la spesa complessiva è stata rideterminata in 15.167.644,32 di euro, Iva compresa. Questo precedente apre alla possibilità che altri centri cottura della provincia, ad oggi dismessi, possano essere recuperati. Come è noto, in fase di preparazione della gara tutte le cucine delle strutture sanitarie di Capitanata furono considerate inagibili, comprese quelle del Policlinico e degli ospedali Asl, regolarmente utilizzare fino a qualche settimana fa.

Da tempo fioccano le proteste e il disappunto di cittadini e sanitari, tra tutti spicca l’impegno del comitato pro ospedale di San Severo che da mesi chiede una revisione del servizio così come è stato approntato dalla gara regionale ripristinando l’uso del centro cottura del Masselli Mascia, a tutela della salute dei pazienti. Con l’eccezione di Monte Asl e Regione dovranno dare risposte perché è stato in pratica dimostrato che volere è potere. E se i pasti preconfezionati non sono stati considerati idonei per i pazienti ricoverati nel Pta di Monte non si capirebbe perché tutti gli altri dovrebbero accontentarsi.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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