Un fiume di camici ha questa mattina invaso la zona di via Martiri di via Fani, nei pressi dell'ingresso di viale Pinto del Policlinico di Foggia dove era in programma il sit in di protesta per dire basta alla escalation di violenza contro il personale sanitario, organizzato da Anaao Assomed e Cimo Fesmed. Presenti, oltre ai rappresentanti aziendali Fabrizio Corsi e Graziano Minafra i segretari nazionali Pierino Di Silverio e Guido Quici.
Alla iniziativa hanno aderito, tra gli altri, l’Usb, l’Opi, l’Università di Foggia, i medici specializzandi e studenti rappresentati da Als – Associazione Liberi Specializzandi, Giovani Medici per l'Italia, Area Nuova – Associazione Studentesca e l’organizzazione Cittadinanzattiva. In prima linea l'Ordine dei Medici di Foggia.
Come detto, tantissimi i professionisti che hanno aderito all’iniziativa, di molte sigle differenti e comuni cittadini, con i quali occorre ricucire lo strappo esacerbatosi ulteriormente dopo gli ultimi episodi di violenza in ospedale. “Per questo bisogna ricominciare a investire in sanità – ha detto Corsi a l’Attacco -, l'utente non sente, non trova la risposta alle sue necessità assistenziali e se la prende con chi si trova davanti, qualcuno che in quel momento invece sta cercando di portare aiuto, di portare assistenza. Che spesso lavora in condizioni di difficoltà, con organici ridotti all'osso”.
Ma nonostante si parli da tempo di questi problemi si è dovuti arrivare al caso estremo per poterne finalmente parlare. “Tante parole ma pochi fatti. Tutti noi oggi chiediamo risposte concrete a tutti i livelli, dai datori di lavoro, alla politica, alle autorità di pubblica sicurezza. Noi non siamo più disposti a tollerare che sia normale che in un Paese che si definisce civile avvengano episodi di questo tipo. Diciamo basta, altrimenti tra poco in ospedale non resterà più nessuno a curare. Questa non è una provocazione ma è la realtà”, ha avvertito Corsi. “Che questo movimento parta da Foggia per estendersi a tutta Italia”, l’invito di Di Silverio.
L’Usb, rappresentativa principalmente del personale del comparto è stata tra le prime ad aderire alla manifestazione. “Sono uomini e donne, mamme e papà, che vengono qui per svolgere il loro lavoro e per cercare di aiutare gli altri. Quindi nessuna forma di violenza è ammissibile. Al tempo stesso, però, stiamo qui per chiedere alla dirigenza del Policlinico di mettere in atto tutta una serie di misure che possano superare anche queste criticità”, le parole del rappresentante aziendale Luciano D’Aiello.
“A monte di tutto questo occorre aumentare l'offerta sanità – ha evidenziato Quici -. Occorre ridurre i tempi di attesa e soprattutto occorre sbloccare il tetto di spesa che è bloccato da 20 anni”. Ma ora occorrono soluzioni immediate per provare a fermare il fenomeno delle aggressioni.
“Mi trovo in grande difficoltà a Foggia perché c'è un manifesto che parla di malasanità e che se il cittadino ha un problema si deve rivolgere degli studi legali ed è all'ingresso di un ospedale. Secondo me è veramente un problema perché istiga il paziente ad entrare con un'ottica completamente diversa. Ore le Aziende devono farsi carico di un problema serio: la sicurezza degli operatori sanitari”.
Ed il clima in ospedale ne risente: “C’è sfiducia, tristezza, dopo quel raid pazzesco e allucinante, i colleghi sono atterriti e questo non ci fa stare sereni e ci fa vivere quasi in un senso di depressione”, la conclusione di Minafra.
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