Anche l’università di Foggia è scesa in piazza al fianco degli studenti, degli specializzandi, dei medici e di tutto il personale sanitario che in questi giorni è preso di mira dalle aggressioni.
“E’ una manifestazione che lancia un grido di allarme, c'è questa frattura che si sta accentuando tra pazienti e medici. La situazione è abbastanza invivibile, i pazienti chiedono, pressano per un bisogno enorme di solidarietà, di assistenza, di territorio ma tutto questo è chiesto soltanto all'ospedale – ha evidenziato il professor Gaetano Serviddio, direttore del dipartimento di scienze mediche e chirurgiche UniFg -. Questo ha fatto saltare quel bellissimo patto di collaborazione che c'era tra noi e loro. E oggi gli studenti vogliono manifestare perché per la prima volta nella storia di questa nostra sanità si vedono presi di mira. Questo è il segno di una ferocia della gente che evidentemente cerca risposte e le chiede solo a chi oggi è ancora in prima linea. Ci aspettiamo dall'Azienda ospedaliera soluzioni per cercare di risolvere una situazione non è un problema del singolo ospedale, rimasto l'unico baluardo di solidarietà nell'assistenza nazionale: non c’è più il territorio, non c'è più la medicina di famiglia che non regge più il peso, non c'è più l'assistenza domiciliare, quindi la gente viene e pretende un tipo di assistenza soltanto nell'ospedale, quindi va ridisegnata la sanità”. E così si fa sempre più preoccupante l’emorragia di personale dalle corsie.
“I ragazzi sono spaventati e invece di seguire il percorso della missione che li ha portati a iscriversi a medicina, oggi hanno paura di quello che incontreranno. I veterani sono veramente stanchi e stanno pensando di abbandonare, stanchi di essere presi di mira come facile capro espiatorio di un sistema che obiettivamente ha grandi difficoltà”, ha concluso l’accademico.
Da qui la necessità di mettere in sicurezza il personale medico sanitario. “Il clima è veramente pericoloso – le parole a l’Attacco del presidente dell’Ordine dei medici Pierluigi de Paolis -. I professionisti che hanno maturato più anni di anzianità non hanno più l'entusiasmo per restare a lavorare, mentre i più giovani che devono intraprendere questa professione stanno abbandonando l'idea di ricoprire determinati incarichi. Ricordo a tutti che l'anno scorso le scuole di specializzazione di medicina d'urgenza e accettazione, cioè il pronto soccorso, la rianimazione e la chirurgia generale, non hanno avuto neanche un medico che abbia chiesto di iscriversi. Ciò significa che se non avremo più medici che scelgono queste specializzazioni, non avremo più il nostro Policlinico. Le soluzioni per ridare sicurezza ai sanitari devono essere trovate dalle autorità precostituite. Di certo il nostro Policlinico non può essere, come lo è stato fino a qualche giorno fa, un parco dove si può entrare e scorrazzare liberamente, altrimenti non si può giustificare che 40 e passa persone entrino in un reparto di degenza. Questo è un luogo di degenza e di cura e anche di sofferenza e non si può permettere questo”.
Dal punto di vista numerico sono gli infermieri quelli più soggetti alle aggressioni. “E questo è un problema serio – ha sottolineato Michele Del Gaudio, presidente dell’Ordine professioni infermieristiche -. Tantissime sono state le aggressioni e credo che nel nostro Policlinico bisognerebbe controllare molto di più gli accessi, sia ai varchi che soprattutto nelle diverse strutture”.
L'emorragia di personale sta riguardando anche questo tipo di professionisti. “Mancano circa 70mila infermieri, nel giro di qualche anno saliremo a 200mila, gli infermieri sono pochissimi e si prova a cercarne nei Paesi dell’est. Non è questa la soluzione. E’ la programmazione sulla formazione che diventa fondamentale”, ha ricordato Del Gaudio.
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