Buste paga più pesanti per medici, infermieri e Oss che facciano turni di lavoro in più nei Pronto Soccorso e per soddisfare le liste di attesa. Sono in sintesi questi i termini dell’accordo sottoscritto martedì tra Regione Puglia e sindacati del personale sanitario, recependo le proposte formulate dall’assessore alla sanità, Raffaele Piemontese. Le prestazioni aggiuntive saranno pagate, da febbraio 2024, 80 euro all’ora ai medici e 50 per il comparto. Un investimento complessivo di 30 milioni di euro di risorse regionali, 20 milioni per i dirigenti sanitari, 10 per gli altri professionisti. Dal 2025 le prestazioni aggiuntive per i medici varranno 80 euro all’ora dal lunedì al venerdì, 100 euro all’ora per il sabato, domenica e festivi. I turni di lavoro in più svolti dai medici nei Pronto Soccorso saranno pagati sempre, 7 giorni su 7, 100 euro all’ora. Al personale del comparto le prestazioni aggiuntive saranno pagate 50 euro all’ora dal lunedì al venerdì, 65 euro il sabato, domenica e festivi infrasettimanali. In altre parole fino a 2.500 euro al mese in più per medici e 1.500 euro in più al mese per il personale del comparto sanitario.
Compensi su cui si applica una tassazione più favorevole ridotta al 15%. “Il provvedimento è meritevole di plauso: ritengo che una incentivazione economica sia necessaria considerando il livello di complessità clinica e operativa e l'elevato fattore correlato allo stress e al rischio di eventi avversi e di ripercussioni legali a carico dei colleghi che lavorano nell'emergenza urgenza”, le parole di Mario Balzanelli, presidente nazionale Società italiana del sistema 118 e direttore centrale 118 Asl Taranto, raggiunto telefonicamente da l’Attacco per un suo commento sulla disposizione regionale.
“Però – ha aggiunto – devo precisare che queste misure necessariamente devono estendersi anche ai medici del 118, ampiamente in fuga da tutti i territori, i quali sono sostanzialmente ignorati da tutte le misure di supporto ed incentivazione economica da parte del governo nazionale e dei governi regionali. Invece salvano vite tutti i giorni, alla pari se non di più dei colleghi che operano a livello ospedaliero. Lavorare in campo aperto e stabilizzare pazienti con altissima criticità clinica rappresenta un valore assoluto per permettere al paziente di arrivare vivo in ospedale e di non morire sulla scena dei vari eventi. Detto questo, da presidente del Sis 118 mi congratulo con la Regione ma auspico fortemente che tutto questo si estenda ai medici del 118”.
Lavorare nelle ambulanze comporta per i medici, per i soccorritori e gli infermieri che li accompagnano significa correre rischi oggettivi: “Morire in incidente stradale o avere danni seri, cosa che il medico di Pronto Soccorso non rischia. Mi piacerebbe portare tutti gli esponenti politici del Paese a farsi un turno in automedica per far capire loro che significa. Nei Pronto Soccorso non muore nessuno, nel 118 sì. Auspico anche che si inquadri diversamente il problema delle criticità che non può risolversi unicamente pensando di aumentare gli emolumenti”, ha evidenziato Balzanelli. Bisogna determinare migliori condizioni di lavoro, per esempio ampliando gli spazi per gestire quel carico prestazionale che si accumula nei Pronto Soccorso.
“Ma soprattutto occorre realizzare strutture intermedie che filtrino tutte le acuzie minori e che stabilizzino anche le urgenze che si portino motuproprio sul posto. Mi riferisco ai punti di primo intervento del 118 i quali rappresentano l'unico filtro credibile per la gestione delle acuzie minori, che sono in grado di visitare, trattare e rimandare al domicilio il 97% di tutti i pazienti che afferiscono agli stessi. Proprio nella nostra regione dimostriamo l’efficacia di questa rete quindi io vorrei lanciare a livello nazionale il modello Puglia dei punti di primo intervento del 118 perché non solo fanno da filtro al Pronto Soccorso ma laddove un soggetto con situazioni cliniche minori si deteriori improvvisamente, perché ogni codice minore, bianco o verde, improvvisamente può diventare rosso, sono muniti di equipe mediche infermieristiche in grado di gestire immediatamente e naturalmente il codice rosso”. La proposta tuttavia riguarda più che altro il modello organizzativo perché nei fatti, ammette il presidente Sis, la criticità maggiore è rappresentata dalla drammatica carenza di medici 118.
“Scappano, aggiungerei comprensibilmente, giacché vedono il collega in Pronto Soccorso che rischia molto di meno e ha a disposizione molti più strumenti di cura. Se ne andranno tutti così, se non si incentivano i medici del 118, sono già ampiamente in fuga a causa di politiche totalmente disincentivanti che hanno ignorato questa categoria”. Con conseguenze che poi si ripercuotono a cascata su tutto il sistema sanitario. “Da cosa dipende ad esempio il sovraffollamento nei Pronto Soccorso? Dal fatto che sono spariti i medici del 118 che curavano i pazienti a monte. Non sono aumentati gli italiani o le patologie: sono scappati i medici del 118”.
Nelle politiche di incentivazione non può mancare una risposta in termini di tutele legali: “L'emergenza urgenza non può diventare, noi non possiamo diventare, il bersaglio prediletto delle rivendicazioni legali per ogni evento avverso che si viene a verificare. A tal proposito a maggio la Società italiana sistema 118 ha organizzato a Taranto un incontro con il supporto di magistrati dal titolo ‘Medicina di emergenza, colpa grave’ per approfondire questo tema particolarmente sentito dagli addetti ai lavori”.
Ma, ancora una volta, la sensazione è che si agisca in emergenza, senza intervenire a livello strutturale sulla criticità, ad esempio investendo su concorsi, contratti più attrattivi e stabilizzazione del personale. “I concorsi vanno deserti, per cui si è trattato di ripiegare in un contesto di emergenza per garantire la continuità dei servizi. Ma la misura madre è rivedere un po’ tutto, promuovere sistematicamente concorsi e stabilizzare tutto il personale, a partire da quello infermieristico. Perché funzioni, il sistema dell'emergenza urgenza deve avere organici stabili. Questo significa che l'incentivazione economica deve ovviamente accompagnarsi alle stabilizzazioni delle piante organiche, all'implementazione di tutte le misure amministrative che occorrono. Ma il fedele specchio del fallimento della programmazione sanitaria di settore è nel fatto che le borse delle scuole di specializzazione di medicina emergenza urgenza, sono quasi completamente non assegnate. I laureati non si vogliono più specializzare. Anche se devo dire che l'elemento vocazionale è ancora alto, molti sentono il fascino di lavorare in emergenza ma non lo trovano un settore attrattivo. Non si può dunque prevedere che altri profili professionali medici ricevano stipendi tripli senza i rischi specifici ai quali si va incontro lavorando in emergenza”. Perché la vocazione non è masochismo. “Noi siamo innamorati del servizio al paziente ma a nessun titolo riteniamo di dover diventare dei martiri”.
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