Casa Sollievo della Sofferenza, esplode la protesta: Gumirato contestato allo scambio di auguri

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La tensione esplosa a Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo ha ormai superato il livello di guardia. Il momento simbolico dello scambio di auguri natalizi si è trasformato in una manifestazione di protesta senza precedenti da parte dei lavoratori dell’Irccs, che hanno contestato duramente il direttore generale Gino Gumirato, chiedendone le dimissioni. Fischi, slogan e striscioni hanno accompagnato la protesta, culminata con l’uscita forzata del manager dall’aula, dopo l’intervento del vescovo e presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione, monsignor Franco Moscone. Nei corridoi dell’ospedale è comparso un lenzuolo con la scritta: “Gli auguri non cancellano i nostri diritti”. Un episodio che fotografa plasticamente il clima che si respira all’interno dell’ospedale voluto da Padre Pio, mentre l’istituto si avvicina al settantesimo anniversario dalla sua inaugurazione, prevista per maggio 2026. Alla base della frattura, una combinazione di criticità economiche e scelte gestionali che hanno incrinato in modo profondo il rapporto tra la direzione e il personale sanitario, tecnico e amministrativo. Il nodo centrale resta il piano industriale 2024-2029 presentato dal direttore generale all’inizio del 2025, che nelle intenzioni avrebbe dovuto riportare in equilibrio i conti dell’Irccs. Il documento stimava una disponibilità di cassa di circa 66 milioni di euro nel 2029, ma nel corso dei mesi successivi non sono stati comunicati aggiornamenti sostanziali sull’andamento economico-finanziario. In Commissione sanità erano state evidenziate difficoltà rilevanti, a partire dalla necessità di coprire un disavanzo di circa 70 milioni di euro. A complicare ulteriormente il quadro è arrivata la cessazione della Decontribuzione Sud, misura che garantiva un alleggerimento del costo del lavoro. Due giorni fa, il Consiglio di amministrazione della Fondazione si è riunito a San Giovanni Rotondo. In una nota ufficiale, l’ospedale ha fatto sapere che il Cda, dopo aver esaminato attentamente le istanze e i rilievi di preoccupazione pervenuti sull’andamento del l’Irccs, ha confermato la disponibilità al dialogo con le rappresentanze sindacali e ha deliberato di rendersi disponibile a un momento di incontro con le realtà istituzionali del territorio interessate. Un confronto che, secondo quanto riportato nella comunicazione, servirà a porsi in ascolto e fornire, in piena trasparenza, tutti i chiarimenti richiesti circa la situazione attuale e le prospettive future, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità economica dell’Istituto che si avvia, nel 2026, a compiere il suo settantesimo anno di attività. Nel frattempo, la crisi ha iniziato a generare allarme anche fuori dalle mura del l’ospedale.

Damiano Fiore, presidente dell’Associazione Commercianti di San Giovanni Rotondo, ha lanciato un appello pubblico alla mobilitazione. “Casa Sollievo della Sofferenza non è solo un ospedale ha affermato –, ma è il cuore pulsante della nostra economia e del benessere del territorio”. Al centro delle preoccupazioni, la scelta della direzione di aderire all’associazione datoriale Aris e di applicare dal 2026 un contratto collettivo della sanità privata. “Il nuovo contratto – ha denunciato Fiore – potrebbe determinare una riduzione significativa delle retribuzioni, delle tutele e dei diritti acquisiti, con tagli che in alcuni casi arriverebbero fino al 30 per cento degli stipendi”. Una prospettiva che, secondo il presidente dei commercianti, rischia di colpire l’intero tessuto economico locale. “Un eventuale taglio agli stipendi avrebbe ripercussioni a catena su commercio, servizi e sull’intera comunità”. Sulla vertenza sono intervenute anche le organizzazioni sindacali. Ugl Salute Puglia ha indirizzato una lettera aperta al presidente della Fondazione, esprimendo profonda preoccupazione per la disdetta unilaterale del Ccnl Sanità Pubblica e per il mancato recepimento del rinnovo 2022 2024. Secondo il sindacato, il passaggio a un contratto privato determinerebbe una grave lesione dei diritti acquisiti. Dopo il fallimento del tentativo di conciliazione in Prefettura, Ugl ha ribadito che il rispetto del Ccnl rappresenta un elemento imprescindibile per garantire equità salariale, tutele normative e valorizzazione delle professionalità. Solidarietà ai lavoratori è stata espressa anche dal Partito Liberaldemocratico Puglia. “Ridurre il costo del personale in una struttura sanitaria significa incidere inevitabilmente sulla qualità delle prestazioni”, ha dichiarato Giulio Colecchia, delegato regionale alle Politiche del Lavoro. Per il segretario regionale Matteo Viggiani, mettere in discussione i diritti contrattuali di chi lavora a Casa Sollievo significa indebolire l’intero sistema di cura. L’Opi Foggia ha manifestato vicinanza e sostegno ai colleghi dipendenti dell’Irccs e ha confermato la propria disponibilità a partecipare a un eventuale tavolo di confronto presso il Ministero della Salute. Sul piano politico è intervenuto anche il consigliere regionale Napoleone Cera. “I lavoratori hanno tutto il diritto di adire alle vie legali per bloccare un cambio contrattuale unilaterale e peggiorativo”. E ha aggiunto: “La Regione Puglia deve fare fino in fondo la sua parte. Qui è in gioco la sanità di un intero territorio, non un semplice equilibrio contabile”. La vertenza resta aperta, mentre lo stato di agitazione continua e il futuro di Casa Sollievo della Sofferenza si intreccia sempre più con quello del Gargano e dell’intera sanità pugliese.

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