Tumori ormono-sensibili, la pista che parte da tavola. Ciò che mangiavamo 20 anni fa spiega la salute di oggi

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Un nuovo studio italiano, condotto da Agorà-Scienze Biomediche - l’associazione Made in Capitanata, guidata con la passione e la professionalità dal presidente, il dottor Antonio Tucci - e pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports del gruppo Nature, ha rivelato il legame profondo tra il consumo di carne e latticini e l'aumento esponenziale dei tumori al seno e alla prostata, svelando un “effetto ritardo” che dura quasi due decenni. Mentre molti tumori hanno mostrato una crescita lineare, il carcinoma mammario e quello prostatico sembrano seguire una traiettoria diversa: una crescita esponenziale che sfida le sole spiegazioni genetiche.  Se il DNA umano non è cambiato drasticamente in poche generazioni, cosa sta spingendo queste patologie verso l'alto? La risposta potrebbe trovarsi in una “firma ormonale” invisibile, nascosta in ciò che si porta in tavola ogni giorno da decenni.  Il sospetto dei giovani ricercatori di Agorà Scienze Biomediche, si concentra sugli ormoni esogeni. Carne e latticini moderni non sono più quelli di una volta: le tecniche di allevamento intensivo, che mantengono, ad esempio, le vacche in stato di gravidanza costante per massimizzare la produzione, portano a livelli di estrogeni nel latte significativamente più alti rispetto al passato. Questi ormoni, resistenti alla pastorizzazione, agirebbero come “segnali biochimici” capaci di mimare o amplificare i messaggi ormonali naturali del nostro corpo, preparando il terreno per la trasformazione neoplastica.

Fino ad oggi, la scienza ha faticato a dimostrare questo legame in modo inequivocabile, perché la maggior parte degli studi epidemiologici sono stati “troppo brevi”, limitandosi a finestre temporali di pochi anni che non tengono conto del lunghissimo periodo di incubazione (latenza) dei tumori. La svolta dello studio italiano (A.D. 2026). Un team di giovani ricercatori di Agorà Scienze Biomediche, ha appena pubblicato su Scientific Reports un’analisi che cambia le carte in tavola. Invece di guardare a piccoli gruppi di persone, il team guidato da Antonio Tucci, ha analizzato la storia alimentare dell'intera nazione italiana dal 1961 al 2020, confrontandola con i dati sui tumori. Col contributo straordinario della professoressa Alessia Spada, esperta di Statistica, utilizzando modelli econometrici avanzati (denominati ARIMAX), lo studio ha trovato il “collegamento perduto”. Per il tumore al seno: esiste un’associazione diretta con il consumo di prodotti animali, ma con un ritardo di ben diciotto anni. Per il tumore alla prostata: il legame è ancora più marcato, con un ritardo di quindici anni.

I ricercatori hanno utilizzato il concetto di co-integrazione. Questo termine tecnico significa, in parole semplici, che il consumo di carne/latticini e l'incidenza dei tumori non si muovono insieme per puro caso, ma sono legati da un equilibrio di lungo periodo. Quando la dieta italiana è passata dal modello mediterraneo tradizionale a uno ricco di proteine animali durante il boom economico, ha innescato un meccanismo che ha presentato il “conto” sanitario quasi vent'anni dopo. Sebbene i ricercatori invitino alla cautela (poiché i dati aggregati a livello nazionale non possono provare una causalità biologica certa su ogni singolo individuo ) la forza dei numeri è impressionante. Lo studio suggerisce che un aumento del solo 1% nel consumo di prodotti animali è associato a una crescita misurabile dell'incidenza tumorale anni dopo.

Il mistero della crescita esponenziale dei tumori ormono-sensibili ha, oggi, un indiziato più chiaro. La prevenzione non deve guardare solo a ciò che mangiamo oggi per stare bene domani, ma deve considerare l’accumulo di decenni di esposizione. Se si vuole invertire la rotta, la scienza dice che è tempo di ripensare al rapporto con i prodotti di origine animale, consapevoli che le scelte a tavola di oggi scriveranno la nostra cartella clinica tra vent'anni. Questo studio è che la punta dell'iceberg di un progetto molto più ampio. Il gruppo di ricerca di Agorà Scienze Biomediche si sta muovendo con un impegno e una passione straordinari, agendo come un vero incubatore d’innovazione. Le intuizioni che emergono da questo nucleo di giovani talenti sono come fiori che sbocciano ed esplodono in primavera, portando linfa vitale alla ricerca oncologica. Per trasformare queste visioni in solide realtà scientifiche, Agorà sta costruendo alleanze strategiche con istituti di ricerca di assoluta autorevolezza e scienziati di fama internazionale. 

Una rete d'eccellenza che vede la collaborazione tra: professoressa Flaminia Fanelli (Università di Bologna); dottor Gregorio Dal Sasso (Consiglio Nazionale delle Ricerche - CNR); dottoressa Cinzia Scaggion e professor Manuel Rigo (Università di Padova); professoressa Eleanor Rogan (University of Nebraska Medical Center, USA), pioniera mondiale nello studio dei metaboliti degli estrogeni. 
In questa prestigiosa rete internazionale non mancano le eccellenze del territorio pugliese, pilastri fondamentali del progetto come la professoressa Alessia Spada (esperta di Statistica dell’Università di Foggia e prima firma dello studio su Nature). 
A dare ulteriore solidità operativa al progetto, contribuiscono figure chiave della sanità locale come il dottor Giuseppe Russi (direttore della Struttura di Medicina Legale dell’ASL Foggia) e il dottor Matteo Dell'Aquila (dirigente medico e responsabile del Servizio ADI del Distretto Socio-Sanitario di San Severo), il cui impegno sul campo è essenziale per tradurre la ricerca in benefici concreti per la comunità. 
Questa straordinaria sinergia è solo all'inizio: c'è grande attesa per i prossimi passi di questa ricerca. 

Restate sintonizzati, perché gli splendidi ragazzi di Agorà hanno appena iniziato a stupire: con la loro dedizione e il loro ingegno, sono pronti a scrivere pagine memorabili per la medicina del futuro, dimostrando che la passione giovanile è il motore più potente per il progresso scientifico. Il team: Alessia Spada, Michele Tomaiuolo, Elisa Pia Amorusi, Nicholas Calà, Raffaele Ianzano, Pasquale Ieluzzi, Giovanni Emanuele Ricciardi & Antonio Tucci. “Long-term associations between animal-source food consumption and breast and prostate cancer incidence based on cointegration and ARIMAX models”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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