Sanità in rosso, numeri recupero liste di attesa non bastano: il buco da 369 mln racconta 20 anni di errori

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Sono 147.007 i cittadini contattati, 76.481 le prestazioni anticipate, oltre 64mila quelle già erogate tra visite specialistiche e diagnostica ambulatoriale. La Regione Puglia rivendica i numeri dell’undicesima settimana del piano straordinario di riduzione delle liste d’attesa come segnale concreto di inversione di tendenza: 2.214 prestazioni urgenti recuperate con un anticipo medio di 138 giorni, 34.870 prestazioni brevi anticipate di 127 giorni, oltre 14mila differibili recuperate e quasi 10mila programmabili portate avanti. Numeri che il governo regionale presenta come prova di una macchina sanitaria che prova a rimettersi in carreggiata. Ma per il capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Sanità in Senato, Ignazio Zullo, quei dati raccontano solo una parte della verità. E soprattutto non affrontano il cuore del problema: il sistema. “La sanità non è soltanto una risonanza o qualche visita specialistica – sostiene –. Se non si libera un posto letto, resti in lista d’attesa per un ricovero. E lì non basta anticipare una prestazione: serve una riorganizzazione complessiva”. Per Zullo, il punto non è il numero delle visite recuperate, ma il fatto che la Puglia continui ancora oggi a vivere dentro un piano di rientro che dura da anni e che ha prodotto effetti strutturali devastanti. Il buco sanitario pugliese stimato in 369 milioni di euro, infatti, non nasce oggi. Secondo Zullo è il risultato di almeno vent’anni di gestione sbagliata. “Se è vero che nel tempo Fitto tentò di riequilibrare il sistema, la visione distorta comincia con il governo Vendola”, spiega. Nel mirino finiscono scelte che, secondo l’esponente di FdI, hanno compro messo la sostenibilità del sistema: l’eliminazione dei ticket farmaceutici, la riapertura di ospedali senza coperture adeguate, il subentro del piano di rientro e i tetti di spesa imposti alle strutture accreditate. Una spirale che ha progressivamente penalizzato il servizio sanitario pubblico. Il blocco delle assunzioni imposto dal piano di rientro ha impoverito il personale, mentre quota 100 ha accelerato ulteriormente l’uscita di medici e operatori. Il risultato è stato un sistema sempre più fragile, incapace di reggere la domanda di assistenza. Per tamponare l’emergenza personale, secondo Zullo, si è scelta la strada sbagliata: la creazione della Sanitaservice. “Si spende senza una vera logica aziendale – accusa. Le Asl chiedono solo quanto è stato speso e poi rimborsano. Non ci sono controllo, li miti di spesa, né una reale programmazione delle assunzioni”.

Una struttura che, nella lettura dell’opposizione, ha aumentato i costi senza restituire efficienza. Il problema si riflette anche sul rapporto con il privato accreditato. Con i tetti di spesa rigidi e l’impossibilità di ampliare la capienza, molte prestazioni finiscono inevitabilmente sul pubblico, congestionando ulteriormente il sistema. Gli esenti ticket, spiega Zullo, vengono spesso rimandati verso le strutture pubbliche proprio perché il privato non ha margini sufficienti per assorbirli. Il risultato è l’allungamento delle liste e l’esplosione del disagio sociale. Da qui la critica più netta alla possibile manovra fiscale ipotizzata dalla Regione: l’aumento dell’addizionale Irpef. Una strada che Zullo giudica sbagliata sia politicamente che economicamente. “Non si può continuare a scaricare tutto sui pugliesi. L’idea deve essere un mutuo pluriennale e soprattutto una revisione profonda di tutte le agenzie partecipate della Regione”.

Nel mirino finiscono Arif, Aret, i consorzi di bonifica e l’intero sistema delle consulenze. “Partendo da quelle eventuali per Emiliano o per dirigenti del calibro di Rocco De Franchi e Vito Antonacci. Meglio prendere un dipendente regionale che continuare con consulenze esterne: serve razionalità”. È qui che si inserisce anche la polemica con Antonio Decaro, che aveva difeso la necessità di trovare risorse per coprire il disavanzo. “Lasci perdere lo stipendio di Emiliano e pensi a non aumentare le tasse ai pugliesi”, ha sintetizzato Zullo in un attacco diretto che sposta il confronto dal piano tecnico a quello politico. Il nodo principale resta dunque: il rapporto tra spesa e cura. Zullo richiama anche la breve parentesi della gestione dell’assessorato alla sanità affidato a Rocco Palese, figura tecnica scelta da Decaro pescando nell’alveo del centrodestra, con l’obiettivo di risolvere quella che già due anni fa appariva come una crisi cui porre subito rimedio. I risultati effettivamente ci furono e furono coperti” gli ultimi 39 milioni di euro di sbilancio nel settore sanitario pubblico per il 2023.

“Nessun miracolo, spiega Zullo, quanto accaduto sotto l’egida di Palese è semplice spiega il senatore di FdI, il freno imposto al lora alla spesa passava infatti anche attraverso lo stop ai ricoveri e alle prestazioni. Una riduzione contabile che non coincide necessariamente con una migliore sanità ma che infatti ha pesantemente inciso sulle liste di attesa. Da quel momento in poi il tracollo, la delega dopo le dimissioni di Palese, fu avocata a sé dal presidente Emiliano, e poi affidata in fase di rimpasto di deleghe assessorili a Raffaele Piemontese. Secondo Zullo, la soluzione ora passa dal recupero degli sprechi, dal taglio delle consulenze inutili, dalla revisione delle partecipate e dall’aumento dei tetti di spesa per gli accreditati, così da alleggerire il pubblico e restituire respiro al sistema. Le 76mila prestazioni anticipate possono essere un segnale, ma non una soluzione. Perché il vero problema, sostiene l’opposizione, non è recuperare una prenotazione, ma evitare che la sanità pugliese continui a vivere in emergenza permanente. E quel problema, avverte Zullo, ha radici profonde: vent’anni di scelte sbagliate che oggi presentano il conto.

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