La cifra è una di quelle che fa tremare le vene e i polsi solo a pronunciarla: un miliardo e 20 milioni di euro (milione più, milione meno). Questo è il totale dei crediti d’imposta sequestrati per ordine del tribunale di Foggia, su richiesta del Gip Antonio Sicuranza, ad alcune imprese operanti nel campo dell’edilizia tra San Severo e Lucera il 17 gennaio scorso. Sequestrate anche le quote di alcune società coinvolte nell’inchiesta. Il caso è esploso a fine dicembre quando, su segnalazione dell’Agenzia delle Entrate, la procura di Roma ha avviato una indagine, passata poi all’omologa foggiana, per il coinvolgimento di soggetti e aziende in prevalenza della Capitanata.
Sono in totale otto le persone indagate. A loro vengono contestati, a vario titolo, i reati di truffa e fattispecie tributarie. “Con artifizi e raggiri – si legge nelle carte — creavano e commercializzavano crediti di imposta fittizi, poi ceduti direttamente o tramite persone fisiche e giuridiche, a Poste Italiane e a Cassa Depositi e Prestiti (parti lese in questa vicenda, ndr)”.
La eco mediatica è stata (ed è ancora) di portata nazionale e, con altri casi, ha riacceso il dibattito sul rischio che una così ampia elargizione di bonus in edilizia porti alcuni malintenzionati a frodare lo Stato. Da tempo l’Agenzia delle Entrate ha lanciato l’allarme sul frequente ricorso a dichiarazioni gonfiate sui costi di ristrutturazione sostenuti, in modo da ottenere detrazioni maggiori. Si parla di quasi 4 miliardi di euro fin qui truffati al fisco.
L’ultima maxi-frode scoperta legata ai bonus edilizi risale a pochi giorni fa: 440 milioni di falsi crediti tra Sismabonus e bonus facciate è stata scoperta dalla Guardia di Finanza, al termine di un’attività di indagine che ha portato ad indagare 78 persone e a disporre 35 misure cautelari, oltre a 20 interdittive nei confronti di altrettanti imprenditori e tre all’indirizzo di commercialisti, in quanto ritenuti componenti di un articolata organizzazione criminale con base operativa a Rimini ma ramificata in tutto il territorio nazionale. Non a caso il legislatore ha disposto di recente una stretta nell'accesso ai bonus immobiliari per frenare la tendenza alla truffa emersa nel corso delle ultime settimane.
Che il business faccia gola a tanti lo dimostra il fatto che vengano costituite ogni giorno almeno 400 nuove aziende edilizie. Interesse alimentato dalla massiccia adesione dei cittadini ai benefici. Pochi controlli e una normativa con molte lacune possono però favorire le frodi. Eppure, nel caso dell’inchiesta della procura di Foggia, c’è chi pensa che la vicenda sia tutt’altro che chiara, come dimostra anche un articolo pubblicato questa settimana dal Sole24Ore ponendo una serie di quesiti.
Emissione di fatture per operazioni inesistenti e truffa ai danni dello Stato: questa l’imputazione nell’inchiesta che vede indagati a vario titolo Maurizio De Martino, legale rappresentante nonché titolare di quota di capitale sociale per il 50% della Mama International Business e della Sviluppo Immobiliare Vallè, entrambe con sede effettiva a San Severo; Maria Marisa De Martino, titolare del restante 50% del capitale sociale delle stesse società; Marco Prattichizzo, commercialista di San Severo incaricato della trasmissione delle dichiarazioni fiscali delle società, nonché depositario delle scritture contabili della Sviluppo Immobiliare Vallè; Aldo Giacomo Mastrodonato, depositario delle scritture contabili della Mama International Business; Omissis, legale rappresentante della Omissis e della Omissis.
Gli interessati sin da subito hanno dichiarato di aver agito secondo la legge e proprio martedì pomeriggio era previsto un confronto con i giudici e esperti contabili e tributaristi per chiarire le condotte e le posizioni degli indagati.
Il procedimento nasce dalla comunicazione di notizia di reato dell’Agenzia delle Entrate pervenuta il 13 dicembre scorso alla procura di Roma, con la quale sono stati posti in risalto “gravi indizi della commissione di reati tributari – si legge nell’ordinanza -, consumati utilizzando la normativa relativa alla cessione dei crediti di imposta, con la creazione e cessione di crediti di imposta inesistenti e con la conseguente realizzazione di profitti illeciti, già avvenuta, per centinaia di milioni di euro”, tutto ciò nell’ambito dei bonus che lo Stato ha disposto per rilanciare il settore edilizio.
L'Agenzia delle Entrate, partendo dall'analisi di alcune operazioni effettuate sulla Piattaforma Cessione Crediti, creata appositamente per agevolare le attività legate ai bonus, ha individuato una serie di soggetti, società e persone fisiche che sono state considerate “verosimilmente parte di un’organizzazione criminale che ha pianificato, realizzato e gestito un articolato sistema fraudolento, finalizzato alla creazione e monetizzazione di falsi crediti d'imposta per oltre un miliardo di euro”.
In particolare, l'Agenzia delle Entrate è partita dall'analisi dell'attività posta in essere dalla società Ad Trading Srl, quale soggetto cessionario di crediti di imposta, riferiti alle agevolazioni edilizie, per un ammontare complessivo pari a 123.205.226 euro, corrispondente ad operazioni di acquisto di crediti effettuate tra gennaio 2020 e novembre 2021 (e monetizzati per un importo pari a 69,5 milioni di euro, attraverso la successiva cessione a intermediari finanziari o a grandi società energetiche). I tre quarti dei crediti acquisti da Ad Trading provenivano dalle due società sanseveresi, per gli inquirenti il vero centro di creazione dei crediti fiscali.
Secondo gli approfondimenti dell'Agenzia delle Entrate entrambe le società avrebbero emesso nell'ultimo anno solare (novembre 2020-novembre 2021), fatture l'una a favore dell'altra per centinaia di milioni di euro; fatture che costituirebbero, poi, anche il presupposto per i relativi crediti di imposta, anche essi oggetto di cessioni reciproche. “Le due società, prima del 2020, dichiaravano un volume d'affari modesto e irrisorio rispetto agli importi fatturati dall'entrata in vigore delle agevolazioni. Inoltre, come emerge dagli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate, gli immobili e le stesse risorse economiche e operative (due o tre dipendenti per ciascuna azienda) nella disponibilità delle società non consentono minimamente di effettuare lavori edilizi idonei a generare crediti fiscali degli importi in questione”, si legge ancora nelle carte.
Dai dati catastali riportati nell’ordinanza, la Mib risulta proprietaria di 1194 immobili e 10 terreni a Vieste, 126 immobili e 7 terreni a San Severo. 1152 immobili, pari all'87% del totale, sono di categoria C/6 (stalle, scuderie, rimesse) con rendita in media di 50 euro. “Da fine febbraio 2021, la Mib ha stipulato oltre 50 contratti di locazione di immobili per uso diverso dall'abitativo, con canoni annui irrisori (numerosi a 300 euro l’anno). Anche se i benefici fiscali sono previsti pure in favore dei conduttori, appare quantomeno inverosimile che un locatore si faccia carico di ingenti importi di spese straordinarie, anche considerando che, a giudicare dal valore del canone stipulato, detti immobili non sono assolutamente di grande prestigio”.
Sviluppo Immobiliare Vallè invece non possiede immobili ma, secondo l’Agenzia delle Entrate, stipula dalla fine del 2020, 85 contratti di locazione in qualità di conduttore. Si tratta perlopiù di negozi e cantine tra Foggia e San Severo di proprietà di varie persone fisiche, con redditi modesti. Gli immobili vengono locati a canoni irrisori, dai 300 ai 2.400 euro. “È verosimile perciò che gli investimenti ritenuti agevolabili dalla società, e quindi da essa posti a fondamento dei crediti ceduti quale prima cedente, vengano da essa ricondotti a presunti lavori effettuati proprio sugli immobili detenuti, quale conduttrice”, ipotizzano gli inquirenti.
Sempre rispetto a Sviluppo Immobiliare Vallè, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto spropositate determinate somme, rispetto al presunto valore degli immobili locati: su lavori svolti per almeno 335,6 milioni di euro, ogni immobile avrebbe dovuto essere oggetto di interventi agevolabili in media per quasi 4 milioni di euro. “Importo che, se paragonato al valore del canone annuo di locazione degli stessi immobili, risulta assolutamente incongruo”. Da qui l’accoglimento da parte del Gip delle considerazioni del Pm, secondo cui i crediti d'imposta di cui le due società risultano beneficiarie siano inesistenti, come parimenti inesistenti ha ritenuto siano le operazioni relative alle fatture emesse per i lavori dai quali sarebbero sorti i crediti di imposta inseriti nella piattaforma.
Non solo, secondo i magistrati: “Dopo aver creato i crediti fittizi, le due società se li scambiano, come emerge dagli schemi riassuntivi redatti dall'Agenzia delle Entrate per illustrare chi siano i cedenti e cessionari dei crediti fittizi creati da ciascuna delle due società. Peraltro, oltre a ricevere crediti fittizi da Sviluppo Immobiliare Vallè, la Mib riceve ulteriori crediti fittizi da altre due società, sempre localizzate in provincia di Foggia, che ne replicano lo schema costituivo. In particolare i crediti provengono per circa 37,8 milioni da Lag Power (attiva nel settore edilizia e costituita nel 2006) e per circa 38 milioni da Lag Management (nata ad aprile 2021). Entrambe hanno stessa sede e stesso rappresentante legale e come le altre due si scambiano crediti d’imposta. Peraltro, considerando che entrambe le società avrebbero svolto lavori edili corrispondenti agli importi fatturati (ed ai crediti ceduti), si sottolinea che Lag Management non risulta versare ritenute per lavoratori dipendenti o prestatori d'opera, mentre la Lag Power ne versa, comunque di importi irrisori. Nessuna delle due ha fatture d'acquisto proporzionali all'importo dei presunti lavori svolti”. Per questo anche i crediti ceduti a Mib sono stati considerati fittizi.
Una volta formati i crediti di imposta (fittizi secondo gli inquirenti), questi vengono immessi sul mercato e vengono poi monetizzati, ceduti cioè a soggetti privati e, in particolare, pubblici, quali Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, le due società sanseveresi hanno ceduto i crediti d'imposta ai medesimi soggetti. “Nel caso di Sviluppo Immobiliare Vallè, su un totale di 365,5 milioni di crediti acquistati (327,3 milioni da Mib e 38,2 milioni da altri 87 soggetti, persone fisiche e giuridiche, per importi molto frammentati, 500.000/1 milione di euro), ha ceduto crediti d'imposta a 238 soggetti (persone fisiche e giuridiche) per importi relativamente piccoli (500.000/1 milione di euro) per il valore complessivo di 150 milioni di euro. A questi si aggiungono (oltre alle transazioni Mib per 343 milioni) altre diverse cessioni multimilionarie”. Similmente, Mib, oltre alle cessioni verso Sviluppo Immobiliare Vallè “ha ceduto 34,5 milioni di euro a 52 soggetti (persone fisiche e giuridiche) per importi molto frammentati, nonché, per importi più rilevanti a soggetti, alcuni dei quali già cessionari di Sviluppo Immobiliare Vallè”.
“I gravi indizi di fraudolenza delle operazioni emergono già con chiarezza dagli importi spropositati dei crediti acquistati anche in relazione al profilo fiscale degli acquirenti”, si legge ancora nell’ordinanza. Le cessioni e gli acquisti dei crediti riguardano società ma anche diverse persone fisiche. Sarebbe emerso che certi soggetti ricorrono nella veste di cedenti e cessionari e la maggior parte sarebbero privi di reddito o con redditi molti bassi, di San Severo. In molti casi si tratterebbe di interi gruppi familiari collegati tra loro. In altri, la persona fisica ha aperto una partita Iva nel 2021 come procacciatore d'affari di vari prodotti senza prevalenza. Stando alla ricostruzione dei magistrati, queste partite Iva sono state aperte da alcuni professionisti di San Severo, in particolare da Marco Prattichizzo.
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