Ha provocato un effetto immediato la mossa strategica della Provincia di Foggia di pubblicare poche ore prima dell’udienza al TAR Puglia l’ultima graduatoria dei discussi concorsi per 10 ambitissimi posti da amministrativi e tecnici. I nuovi tre vincitori – per i tre posti a tempo pieno (36 ore settimanali) e indeterminato di istruttore amministrativo, categoria giuridica C, posizione economica C1, con riserva di un posto per i volontari delle forze armate, andati al lucerino Daniele Zicca, alla foggiana Maria Laura Mari, moglie del segretario provinciale di Forza Italia Raffaele di Mauro, e al carabiniere foggiano Adriano Pavone – sono diventati ulteriori controinteressati e dunque il giudice amministrativo non ha potuto far altro che rinviare l’udienza al 23 marzo prossimo.
La procedura vede, a fronte di un esercito di 1.974 partecipanti, sette vincitori tra cui ben 5 provenienti dai Monti Dauni. Quattro sono concittadini del presidente della Provincia e sindaco di Candela Nicola Gatta: Giulia Montemorra (tecnici C), la quale lavora in Comune per conto dell’impresa di supporto per i tributi; Daniele Gelato (tecnici D), cugino di Montemorra e già dipendente di Palazzo Dogana; Rocco Quaglia (amministrativi D); Luigi Teta (tecnici D). Ci sono poi il 26enne vicesindaco di Orsara Vittorio Cappetta (tecnici C) e Giuseppe Giannini (amministrativi D), figlio della sindaca di Roseto Valfortore Lucilla Parisi. Il concorso per tecnici D è stato vinto anche da Giacomo La Ferrara, che come Gelato è già dipendente della Provincia e che è stato dirigente a tempo determinato a Candela (in convenzione col Comune di Monteleone).
Nel ricorso curato dallo studio palermitano Leone-Fell & C., per conto di diversi concorsisti, non si fa cenno alle polemiche sorte in questi mesi rispetto agli esiti ma si sollevano numerosi aspetti di presunta illegittimità dell’iter, finito anche in un’interrogazione parlamentare del M5S e per ben due volte a Striscia la notizia. Col ricorso è stato chiesto, in primis, in via istruttoria, di ordinare alla Provincia di esibire la documentazione richiesta con l’istanza di accesso agli atti e di disporre l’integrazione del contraddittorio. In via cautelare, si domanda al TAR di disporre la ripetizione dell’unica prova scritta del concorso con la conseguente condanna dell’amministrazione all’adozione di tutti gli atti necessari e ogni altra misura ritenuta dal giudice opportuna per la tutela degli interessi dei ricorrenti ovvero, in subordine, l’annullamento della procedura selettiva.
Nel merito, il ricorso chiede di annullare gli atti impugnati e far ripetere la prova scritta, condannando la Provincia al risarcimento dei danni, comprensivi di tutti i costi sostenuti dai ricorrenti. Anche qualora l’ente dovesse nel frattempo firmare i contratti coi vincitori ciò non inficerebbe in alcun modo il giudizio davanti al TAR: in caso di accoglimento del ricorso e di conseguente annullamento degli atti anche i contratti verrebbero infatti meno.
“Il rinvio al 23 marzo è puramente tecnico e necessario”, spiega a l’Attacco l’avvocato Francesco Leone, “perché l’amministrazione provinciale non ci ha mai fornito i nomi dei controinteressati. Perché un giudizio si instauri regolarmente è necessario notificare il ricorso ad almeno uno dei controinteressati. Si fa l’accesso agli atti dell’amministrazioni per reperire l’indirizzo o gli indirizzi. Ebbene, la Provincia si è limitata, un paio di settimane fa, a dirci che li avrebbe inviati. Non sono arrivati in tempo, cioè prima dell’udienza del 23 febbraio. Un’altra stranezza”, continua il legale dei concorsisti ricorrenti, “è che l’ultima graduatoria sia stata pubblicata in extremis, poche ore prima dell’udienza. Hanno avuto un centinaio di giorni per farlo, l’hanno reso nota il 22 febbraio. Ci sembra una strategia per farci perdere questa udienza”. Se ora, com’è probabile che stia avvenendo e come trapela dall’ente, si inizia a far firmare i contratti di lavoro ai vincitori cosa succede? “I contratti decadrebbero, verrebbero rescissi, qualora nei prossimi mesi il TAR dovesse annullare la procedura e farla rifare. Il problema, però, che si pone con tale slittamento dell’udienza è che se i vincitori cominciano a lavorare viene meno l’esigenza cautelare. Il giudice, in pratica, potrebbe dire che dal momento che costoro hanno già preso servizio non c’è necessità di accogliere l’istanza cautelare e sospendere tutto”, precisa l’avvocato Leone.
“A pensar male, come si dice, si fa peccato ma ci si azzecca. Questi espedienti usati dall’amministrazione provinciale sono legittimi ma chiaramente cercano di salvare la procedura ed evitare il giudizio. Se poi il TAR dovesse annullare tutto si creerebbe un ulteriore danno erariale, saranno cioè stati spesi altri soldi inutilmente da parte della Provincia, soldi pubblici. Avrebbero, invece, dovuto fornire subito a noi i controinteressati e aspettare l’esito del TAR, dando a quel punto stabilità giuridica a quanto successo”.
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