“Finalmente è la volta giusta”. Con queste parole entusiastiche Ugo Patroni Griffi, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale, parla a l’Attacco dell’intesa che consentirà a Manfredonia di smantellare gli inutili ed obsoleti nastri trasportatori del Bacino alti fondali, quello che i sipontini chiamano comunemente porto industriale. “Un accordo storico per Manfredonia, finalizzato alla demolizione. Il porto a breve sarà liberato da un monumento allo spreco”, l’annuncio social di Patroni Griffi nel selfie assieme a Raffaele Piemontese, vicepresidente della Regione Puglia. “L’intesa è col Consorzio ASI di Foggia e con la Regione Puglia”, spiega a l’Attacco. Quanto ai tempi dell’intervento, il numero uno dell’ente portuale barese non ha dubbi: “Avverrà a strettissimo giro”. “Non abbiamo ancora firmato niente. Stiamo lavorando ad un protocollo”, precisa dal canto proprio, a l’Attacco, Agostino De Paolis, presidente del Consorzio ASI.
Si tratta, ad ogni modo, di un altro tassello per la rinascita del porto del Golfo, che arriva a sei mesi di distanza dalla conclusione della procedura di gara di appalto integrato per l’affidamento dei lavori per la rifunzionalizzazione del Bacino alti fondali (BAF) del porto isola di Manfredonia, per un importo complessivo di 121 milioni di euro, di cui 80 milioni coperto dal PNRR e 41 milioni dal fondo ZES Recovery Fund. A novembre scorso l’ente portuale, in una nota a l’Attacco, evidenziò che l’intervento sui “nastri d’oro”, mai utilizzati, sarebbe avvenuto al di fuori dell’appalto.
“La demolizione dei nastri trasportatori - che ad oggi non hanno un idoneo titolo demaniale - non solo non rientra in tale appalto, ma non è nemmeno di competenza dell’ente”, spiegò l’AdSP ricordando la situazione inerente ai nastri. “L’AdSP MAM aveva ingiunto al Consorzio ASI di provvedere alla rimozione dei nastri trasportatori e al ripristino dello stato dei luoghi, previo deposito di apposito progetto presso l’AdSP MAM. Allo stato, pertanto, così come dall’esito di recentissime riunioni, è stato confermato, anche dalla Regione Puglia, che il Consorzio ASI sta provvedendo ad appaltare i lavori, esperendo tutte le procedure previste per l’individuazione dell’impresa che avrà il compito di rimuovere l’imponente struttura, da tempo inutilizzata, che costituisce, peraltro, un ostacolo alle operazioni portuali e allo sviluppo dello scalo marittimo sipontino”, concluse l’ente presieduto da Patroni Griffi.
Lo scorso anno emerse l’inconsistenza del progetto della multinazionale Seasif del milanese Franco Favilla, che si era detto interessato a mettere in funzione i nastri trasportatori. Il colosso, leader mondiale nella lavorazione di bentonite, era apparso interessato al Bacino Alti Fondali e ai suoi nastri trasportatori per l’insediamento di un’attività industriale di trasformazione del minerale nell’area retroportuale già inserita nella Zona economica speciale (ZES) interregionale adriatica.
Ma già prima che Favilla si facesse avanti, Patroni Griffi sottolineava la totale inutilità dei nastri, ormai diventati archeologia industriale, e, anzi, come fossero di ostacolo alle attività portuali, sollecitandone la rimozione.
Il braccio di ferro tra AdSP e ASI sui nastri è andato avanti per anni su tale vicenda. Ancor più lungo il contenzioso giudiziario tra ASI e le imprese TME e Fallimento Forni ed Impianti Industriali Ing. De Bartolomeis spa, nato sulla realizzazione dell’opera dopo che nel 1989, con convenzione tra l’Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno e il Consorzio per l’Area di sviluppo industriale di Foggia, era stato regolato il finanziamento. Nel 2019 il Consorzio insediò una commissione.
“Restiamo tuttora in attesa della relazione stilata dalla commissione sulla titolarità dei nastri e sulle procedure per rimuoverli. Abbiamo rappresentato all’ASI l’urgenza della loro eliminazione, visto che compromettono la funzionalità del porto e pongono anche problemi di sicurezza”, spiegò Patroni Griffi a l’Attacco.
“Da parte nostra c’è tutta la disponibilità. Ci siamo anche offerti di farlo d’imperio, ma ci è stato chiesto dall’ASI di attendere. La questione della titolarità è essenziale, perché capendo a chi appartiene si comprende come agire e se agire in danno di qualcuno”.
Da allora sono trascorsi altri cinque anni, ma stavolta pare che – come dice Patroni Griffi – sia l’anno giusto.
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