Via gli omissis, nella relazione anche Di Fonso e Morese

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La notizia del ricorso al TAR Lazio da parte dell’ex sindaco di Foggia Franco Landella - contro il DPR di commissariamento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose e tramite il prestigioso studio di amministrativisti Sticchi Damiani - notizia data in esclusiva il 2 novembre da l’Attacco, è arrivata solo ieri sulle testate web.

Sarà invece il giudice ordinario del Tribunale di Foggia la sede in cui proveranno a difendersi i 10 per cui è stata chiesta dal Viminale e dalla Prefettura l’incandidabilità.

L’Attacco sta ospitando da lungo tempo il dibattito – oggetto anche dell’incontro pubblico “La cosa che chiamano Mafia” svoltosi nell’auditorium di Santa Chiara – tra quanti ritengono che il quadro emerso nella relazione della commissione di accesso giustifichi la misura di prevenzione del commissariamento per (rischio di) condizionamento mafioso e coloro che, invece, ritengono che non siano stati provati a sufficienza i legami tra eletti e funzionari di Palazzo di città e batterie della Società foggiana (specie dopo il proscioglimento del dipendente comunale Giuseppe De Stefano, l’archiviazione di dicembre 2020 per l’ex assessora ai Servizi sociali Erminia Roberto e il fatto che la ex consigliera comunale Liliana Iadarola non risulti nemmeno indagata).

Questi ultimi, che sono soprattutto avvocati penalisti, affermano che la relazione sia incentrata quasi esclusivamente sulle ipotesi di accordi corruttivi e tangenti, ancora al vaglio, peraltro, visto che le due indagini (che determinarono la scorsa primavera gli arresti di Landella e numerosi altri eletti), unificate in un unico procedimento, attendono il processo.

Ma nella relazione più e più volte la commissione di accesso ricorda che per legislatore e ANAC (l’Autorità nazionale anticorruzione) “la corruzione dei pubblici amministratori è l’anticamera della permeabilità al condizionamento mafioso”. Insomma, un indice notevolissimo che il pericolo di infiltrazioni c’è. Quel che di certo c’è è l’elevatissimo grado di discrezionalità che caratterizza il procedimento amministrativo che può condurre allo scioglimento e il dato inspiegabile dell’esclusione di alcuni dalle richieste di incandidabilità, Maffei in primis.

Decifrando gli omissis è possibile confrontare le diverse posizioni per le quali numerosi amministratori comunali sono finiti nella relazione.
In primis, cosa che finora non era nota, va sottolineato come ci siano anche gli ex consiglieri di maggioranza Massimiliano Di Fonso e Francesco Morese tra i citati.

Era stato facile individuare – nella selva di omissis, Landella, sua moglie Daniela Di Donna (dipendente comunale), Bruno Longo, Leo Iaccarino (ex presidente del consiglio), Antonio Capotosto, Danilo Maffei, Liliana Iadarola, Erminia Roberto, Dario Iacovangelo, Consalvo Di Pasqua, Pasquale Rignanese e Lucio Ventura, come pure non c’erano stati dubbi nell’identificare l’eletto di minoranza e vicepresidente del consiglio Giulio Scapato.

Adesso si ha contezza anche di altri due esponenti del centrodestra. Nè per Morese nè per Di Fonso è stata chiesta l’incandidabilità.
Ecco cosa hanno scoperto i componenti della commissione di accesso voluta dal prefetto di Foggia per verificare la sussistenza di infiltrazioni mafiose negli organi di governo di Palazzo di città.

Di Fonso
Di Di Fonso (eletto in quota Lega), il più votato a Foggia, la relazione ricorda che “è segretario provinciale dell'organizzazione sindacale USPPI e prestava la sua attività lavorativa presso l'hub ospedaliero Opera Don Uva, di proprietà del Gruppo Telesforo, i cui rappresentanti sono sottoposti a misure di tutela, in ragione della collaborazione offerta alla magistratura antimafia nelle indagini confluite nell'operazione di polizia Decima Azione del 2018”.

Presso l'hub Opera Don Uva, si spiega, prestava servizio, in qualità di dipendente dell’impresa Pastore srl, Pasquale Nardella, genero del boss Pasquale Moretti, esponente di spicco dell'omonima batteria mafiosa.

Della srl di Casamassima l’Attacco si occupò nel 2020, quando circolarono rumors su ambienti della Società foggiana. Ebbene, la relazione afferma che Nardella, il 20 gennaio 2020, in esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, fu tratto in arresto per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e condannato successivamente a 2 anni due e 8 mesi di reclusione.

Le indagini coordinate dalla DDA riguardavano un tentativo di estorsione ai danni di un commerciante foggiano - già vittima di tentata estorsione da parte di Rocco Moretti (classe 1997) - che Nardella ha compiuto in concorso con il sorvegliato speciale Leonardo Ciavarella. L’impresa Pastore srl, il 10 febbraio 2020, avuta notizia dell'arresto, contestò gli addebiti al proprio dipendente Nardella, sospendendolo cautelativamente dal servizio sino alla conclusione del procedimento disciplinare. In pratica gli notificò il preavviso di licenziamento per motivi disciplinari.

Il giorno seguente, cioè l’11 febbraio 2020, alla sede INPS di Foggia fu inviata un’istanza con cui Nardella chiedeva di beneficiare del congedo parentale per il mese di marzo, per assistere il figlio nato pochi mesi prima. Tale richiesta fu inviata, mentre il diretto interessato era in carcere, da un indirizzo mail.

Dall'esame dei dati contenuti nella domanda di Nardella, fu indicata un'utenza telefonica come recapito dell’uomo.
Ebbene, “gli accertamenti svolti hanno permesso di stabilire che l'utenza fornita è in realtà intestata a Di Fonso ed è ragionevole ritenere che l'indirizzo mail sia del Sindacato USPPI, di cui il consigliere comunale è segretario provinciale”, scrivono i commissari.

“L'obiettivo di Di Fonso è evidentemente quello di evitare il licenziamento di Nardella, in quanto il congedo parentale esclude la possibilità per il datore di lavoro di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro. La caratura criminale di Nardella, il risalto mediatico generato dalla vicenda estorsiva, in cui lo stesso era stato coinvolto, la prossimità anche lavorativa di Nardella a Di Fonso, che esclude ogni possibilità che quest'ultimo ne ignorasse lo stato detentivo, lasciano ragionevolmente dedurre l'esistenza di una colleganza tra il consigliere e il pregiudicato, che va al di là del mandato sindacale. Ed anzi, il ruolo di amministratore pubblico, rivestito da Di Fonso esigeva che lo stesso prendesse le distanze dalla vicenda "sindacale" di un soggetto appartenente ad un gruppo mafioso operante in Foggia, a meno che non potesse affrancarsi da rapporti che, in certi contesti, non è facile recidere”.

Morese
Quanto a Francesco Morese, la relazione osserva che fu assessore di Landella nella giunta 2014-2019 per poi rivelare che nel dicembre 2015 fu controllato in compagnia, tra gli altri, di Marco Damiano e Sergio Giannini.
I due sono coimputati, in concorso con il suocero di Landella (lo scomparso Massimino Di Donna), l’ex presidente Ataf Massimo Di Cecca, l’allora presidente del cda della spa Ferrantino ed altri nell'ambito del procedimento penale, iscritto presso la Procura di Foggia, riguardante una serie di illeciti commessi per la gestione di appalti relativi alla partecipata del TPL, Ataf spa.

Damiano è titolare della Parking srl e consorte della titolare dell’impresa GOSS, cui era affidata sistematicamente la manutenzione del sistema di videosorveglianza cittadina.
La consorte è Stefania Ricci, titolare col pregiudicato Alessandro Carniola del ristorante Poseidon (nel 2019 fu colpito da un attentato dinamitardo, fatto per cui è stato condannato l’albanese Rameta, che fu poi accompagnato da Delli Carri, compagno di Iadarola).

Alla commissione è apparso “significativo” il controllo di fine 2015, quando Damiano e Giannini erano con Morese, fino al 2019 assessore con deleghe all'Ambiente -Politiche energetiche - Politiche agricole - Verde urbano - Igiene pubblica - Discarica – Parco regionale Bosco Incoronata - Servizi Informatici - Innovazione tecnologica e URP, “occupandosi quindi proprio di quei settori gestiti dalla tecnostruttura del Comune di Foggia, che aveva effettuato una serie di affidamenti diretti nel settore della videosorveglianza proprio alla GOSS srl”.

La commissione ha evidenziato anche le cointeressenze imprenditoriali di Damiano con soggetti vicini ad esponenti di rilievo della criminalità mafiosa foggiana. Damiano, infatti, è amministratore unico anche della Parking srl, che vede come socio Giovanni Luca Giannieri.

Quest'ultimo era già stato socio di imprese riconducibili al pregiudicato Ernesto Gatta (esponente di spicco della batteria mafiosa Moretti-Pellegrino-Lanza), che avevano gestito per conto del Comune di Foggia i servizi di parcheggio e che erano state coinvolte nel 2010, come l'impresa cooperativa Centesimus annus, nell'operazione di polizia Piazza Pulita. Gli atti dell'operazione avevano evidenziato come Ernesto Gatta e Ciro Imperio, altro esponente di rilievo della batteria mafiosa, si fossero impossessati della cooperativa che gestiva i parcheggi a Foggia. Proprio con Gatta era stato controllato Damiano.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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