Gli incontri tra Maffei e il figlio del boss. La famiglia Capotosto

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Le frequentazioni pericolose e inammissibili per amministratori pubblici sono state segnalate dall’organo di controllo anche rispetto a diversi altri ex eletti. Si è capito, ad esempio, chi si nascondesse dietro gli omissis presenti nei capitoli dedicati agli ex consiglieri Tonino Capotosto e Danilo Maffei.

Del primo, eletto con l’UdC, la commissione ha evidenziato “un contesto familiare rilevante ai fini dell'ipotesi di un pericolo di condizionamento dell'attività amministrativa dallo stesso svolta”.
Capotosto è infatti suocero di Pompeo Brattoli, ritenuto contiguo alla batteria Sinesi-Francavilla, indagato nell'ambito di un procedimento penale della DDA di Bari.

Dalle attività tecniche svolte nell'ambito di tale procedimento penale è emerso che, nel 2011, Capotosto era stato interessato da Emiliano Francavilla, esponente apicale della batteria, al fine di organizzare un incontro tra lo stesso Francavilla e Antonio Nardella. Al contesto familiare dell’ex consigliere comunale appartiene anche il collaboratore di giustizia Alfonso Capotosto, già affiliato alla Società Foggiana e figlio di un cugino dell’eletto. “L'episodio accertato nell'ambito del procedimento penale lascia trasparire una prossimità consapevole ed elettiva tra l'ex consigliere comunale e il pregiudicato Emiliano Francavilla, capo dell'omonima batteria mafiosa, in cui gravita il genero del consigliere”, si legge nella relazione.

Com’è noto, Capotosto – definito “il monaco cercante” dal collega di maggioranza Di Pasqua - è stato destinatario di una duplice ordinanza di arresto: il 30 aprile, con Iaccarino, per il reato di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità (Iaccarino anche per corruzione e peculato); il 21 maggio, con Landella e altri, per tentata concussione, relativa al pagamento di una tangente da parte di un imprenditore locale.

Quanto a Maffei, è citato nella relazione per tre diversi motivi (la cooperativa del bidellaggio Astra del padre Ludovico, l’indagine a suo carico per voto di scambio alle regionali 2020 e le frequentazioni con mafiosi), eppure, incongruamente, non ne è stata chiesta l’incandidabilità. Era finora ignoto chi fossero i soggetti sanseveresi controindicati con cui è stato più volte controllato, un fatto del tutto inappropriato “specie per un esponente dell'amministrazione comunale”.

Si tratta di Antonio Russi, figlio del boss Michele detto “Lillino coccione”, ucciso con colpi d'arma da fuoco il 24.11.2018 in un agguato mafioso, e di Giuseppe Santarelli, destinatario nel 2019 di ordinanza di custodia cautelare in carcere per produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope. “Michele Russi e Antonio sono esponenti di vertice dell'omonimo sodalizio mafioso attivo nella città di San Severo”, scrive la commissione di accesso, che fa riferimento in particolare a un incontro a settembre 2020. Antonio Russi è noto alle cronache anche per le minacce rivolte al sindaco Francesco Miglio.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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