Continua la rassegna sulla forte precarietà da cui è interessato il welfare foggiano del capoluogo dauno diretto da Silvana Salvemini (nominata nel novembre 2020 dall’ex sindaco Franco Landella, poi riconfermata dai Commissari prefettizi attualmente in seno a Palazzo di Città) la cui gestione sarebbe a monte dei grandi malumori manifestati da operatori, utenti e associazioni di categoria del settore da ormai molte settimane.
Ieri l’Attacco ha raccontato di non pochi presìdi soppressi, interrotti o sospesi sul territorio comunale (Servizi di Prossimità Territoriale; Centro per anziani “Palmisano”; Telesoccorso; Pasti caldi a domicilio; Scuolabus per stranieri; Servizi di monitoraggio delle migliaia di istanze per il Reddito di Cittadinanza; Autorizzazione all’apertura o all’ampliamento di centri medico-sanitari come studi odontoiatrici e farmacie); così pure quelle iniziative che in presenza di recenti e circostanziati fondi governativi avrebbero potuto essere attivate e che invece, a causa dell’inerzia della macchina amministrativa di via Fuiani, non hanno mai avuto luogo a Foggia, dovendo, così, questi finanziamenti tornare al mittente: come lo stanziamento per il 2021 di oltre 366 mila euro destinati a Foggia dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia e atti alla realizzazione dei campi estivi giovanili, o il milione e 400mila euro ripartiti su Foggia dal Fondo Sostegni Bis del Governo Draghi per l’erogazione di alimenti e aiuti al pagamento del canone di locazione.
Ma non è tutto. Perché, andando a scavare, si scopre di un’altra occasione mancata dai Servizi sociali foggiani: quella di sostenere con 250mila euro attribuiti al capoluogo dauno (con decreto 503/2020 del Ministero delle Infrastrutture, di concerto con il Mef) il diritto alla mobilità delle persone più fragili attraverso la misura che concede “buoni viaggio per gli spostamenti (a valere dal 15 luglio 2020 al 30 giugno 2021) in taxi o altri servizi di noleggio con conducente a favore delle persone fisicamente impedite o a mobilità ridotta, con patologie accertate, anche se accompagnate; appartenenti a nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dal Covid-19 o in stato di bisogno”, recita il decreto.
Opportunità anch’essa negata al capoluogo dauno, al contrario di quanto avvenuto a Lecce, per esempio, dove il comune ha pubblicato l’avviso ad aprile del 2021 potendo così usufruire di quasi 169mila euro per i “buoni mobilità”.
La situazione si fa ancora più critica se si pensa che il Centro diurno per disabili al Rione Candelaro, per cui era stato firmato tra il Consorzio Aranea e Palazzo di Città il contratto di gestione del servizio (nel mese di febbraio del 2020), resta chiuso da quel dì. Mistero della fede.
Stessa cosa dicasi per il Centro diurno per minori affidato addirittura nel febbraio del 2018 al Consorzio Opus e mai entrato in funzione.
A confermarlo è il presidente Carlo Rubino che, con la cooperativa “Ferrante-Aporti” (all’interno della galassia di Opus), gestirà fino al 31 dicembre di quest’anno (grazie ad una proroga firmata in extremis da via Fuiani) il Centro comunale antiviolenza “Carmela Morlino”. Il servizio verrà portato avanti nelle more di un nuovo bando che è stato recentemente pubblicato ma che, come diversi atri emessi nelle ultime settimane dai Servizi sociali di Foggia, è stato contestato da operatori e associazioni di categoria a causa di princìpi di illegittimità e criteri di selezione ritenuti troppo elevati.
Un bando infruttuoso, che, infatti, non ha sortito gli effetti sperati, avendovi partecipato solo il Consorzio napoletano “Matrix” che, alla fine, è stato scartato per assenza dei requisiti richiesti.
“La Opus – conferma Rubino – non ha partecipato alla gara. Riteniamo il bando illegittimo. L’avviso pubblico prevedeva solo il riconoscimento del costo del personale, ma i consorzi non sono agenzie interinali. Inoltre, i criteri richiesti per la selezione degli operatori sono quasi introvabili su tutto il territorio regionale, se non altro perché i Cav sono realtà giovani e gli operatori che vi hanno lavorato difficilmente possiedono 5 anni di esperienza. In più, i riferimenti normativi della Regione Puglia in materia prevedono un’esperienza professionale quinquennale da attribuirsi alle cooperative, non agli operatori. Certo, la stazione appaltante, in questo caso il Comune di Foggia, ‘può fare legittimamente ciò che vuole’, come mi è stato riferito dalla dirigente Salvemini, decidendo i criteri da adottare, ma, a mio modo di vedere, si tratta di un bando singolare, mai incontrato prima d’ora. A dirla tutta, però, abbiamo da poco vinto il bando per gestire il Cav di Manfredonia. Sto portando lì le mie operatrici, le stesse che fino ad oggi hanno lavorato al Centro antiviolenza ‘Morlino’. A Manfredonia sono ritenute molto valide, a Foggia, ahimè, evidentemente non vanno più bene”, sottolinea Rubino, che, secondo quanto racconta a l’Attacco, attende ancora il pagamento degli ultimi due anni del lavoro svolto presso il Cav del capoluogo dauno, come pure la liquidazione dell’ultimo anno di gestione del Centro “Palmisano”.
“Basta chiedere - chiosa Rubino - ad altri consorzi: i servizi sociali a Foggia, nell’ultimo anno e mezzo, hanno vissuto grazie al carico economico sopportato dalle cooperative”.
Infine, la singolarità e la scarsa tempistica degli avvisi pubblici comunali, sempre più a tentoni sul margine d’errore, banditi nelle scorse settimane nel settore dei servizi sociali, non riguarderebbe soltanto il Cav, ma altri presìdi del welfare foggiano: una situazione che sta tenendo con il fiato sospeso la legittima continuità di un’offerta assistenziale di cui, oggi più che mai, il capoluogo dauno necessita come il pane.
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