C’è il primo licenziamento da parte di Misurlab ai danni di uno dei quattro lavoratori residui “ereditati” da Lachimer. E’ la 56enne foggiana Anna Capaccio la prima “vittima” dei tagli della srl foggiana cui a gennaio 2021 fa la Camera di commercio di Foggia cedette all’asta Lachimer, la storica azienda speciale di via Manfredonia.
Che il destino degli ex dipendenti Lachimer passati a Misurlab sarebbe stato tutt’altro che felice lo si era compreso già nel momento in cui l’ente camerale presieduto dal sipontino Damiano Gelsomino aveva distinto le 10 unità dell’azienda speciale in due gruppi: da un lato i più tutelati, dall’altra i “sacrificabili”. Misurlab è entrata in campo dopo l’aggiudicazione all’asta per 320mila euro del fabbricato che ospitava l’azienda speciale e la cessione del ramo d’azienda – a seguito della necessità dell’ente camerale di fare cassa e ridurre le spese.
Oggi la srl ha dato vita a Lachimer-Misurlab e occupa coi suoi 12 dipendenti l’immobile di via Manfredonia. Dei 10 dipendenti dell’ex azienda speciale la metà (quelli di livello più alto a partire dal direttore Scapicchio) sono stati mantenuti da CCIAA e oggi lavorano per la nuova azienda speciale CamTek (Camera Tecnologie). Scapicchio è andato via nei mesi scorsi, non si sa per quale ragione.
Direttrice generale è la segretaria di CCIAA Lorella Palladino, che sta curando per l’ente il processo di razionalizzazione delle aziende speciali e di riduzione delle spese. Con la cessione del ramo d’azienda i costi per il personale sono passati da 540mila euro annui a 310mila euro. Nel bilancio preventivo 2021, approvato a luglio scorso, i costi registravano un decremento complessivo di 275.000 euro e i ricavi totali ed i costi totali pareggiavano per un totale di 410.000 euro. Palladino comunicò all’epoca ai sindacati che “oggetto della cessione risultano essere, altresì, 5 contratti di lavoro dipendente, afferenti al ramo d’azienda ceduto”. Si tratta di un quadro, una persona di secondo livello, una di terzo livello e infine due persone di quarto livello. “In relazione a quanto indicato all’art 47 co. 1 della L. 428/90, le conseguenze della programmata cessione nei confronti di 5 dipendenti, occupati nel ramo oggetto di cessione, sono quelle regolate dall’art. 2112 del Codice Civile. La cessione comporterà il contestuale trasferimento, in capo alla società acquirente, Misurlab srl, senza soluzione di continuità, della titolarità dei rapporti di lavoro interessati, a decorrere dalla data di efficacia dell’operazione di cessione”, concluse Palladino.
In CamTek – che svolge attività per conto di CCIAA e ha pure sede in via Protano, nella Cittadella dell’economia (sede che l’ente lascerà per tornare in via Dante) - sono rimasti 4 dipendenti laureati: Margherita Ragno, quadro, responsabile amministrativa contabile, assunta nel ’95; Ivano Vitale, quadro, responsabile qualità, assunto nel ’98; Erasmo Di Giorgio, primo livello, addetto sistemi qualità e progetti, assunto nel 2004; Cristiana Zenobio, secondo livello, impiegata amministrativa, in servizio dal 2009. Gli altri cinque dipendenti di Lachimer, più “sfortunati”, sono stati ceduti all’acquirente con mille interrogativi sul loro futuro occupazionale. Il passaggio c’è stato a febbraio scorso, ma quasi subito uno di loro (prossimo alla pensione) si è licenziato. I restanti quattro erano due tecnici e due amministrativi, che per mesi sono stati posti in Cassa integrazione per via della pandemia da Covid-19.
Dapprima sono tornati al lavoro i due tecnici, mentre da ultimo, a ottobre, è toccato alle due amministrative. Ma per la signora Anna Capaccio la permanenza in servizio nella nuova Lachimer-Misurlab, alle dipendenze della ingegnera sanseverese Patrizia Zorzetto, è durata pochissimo.
“Sono stata licenziata dopo appena un mese dal ritorno dalla CIG”, afferma incredula Capaccio a l’Attacco. “Una volta rientrata sul posto di lavoro sono stata messa in serie difficoltà, fino al momento in cui via WhatsApp mi è stato comunicato un procedimento disciplinare: non dovevo presentarmi al lavoro fin quando non fosse stata chiarita la situazione relativa alle inesistenti contestazioni mosse nei miei confronti. C’è stato poi un colloquio con Zorzetto, cui ho partecipato accompagnata dal sindacalista Cisl Angelo Sgobbo. Non è servito a nulla, perché il 3 dicembre scorso via pec mi è stato annunciato il licenziamento”.
La donna è molto scossa dall’accaduto e non si capacita di esser stata buttata fuori dopo 14 anni di onorato e serio lavoro in Lachimer. “E’ chiaro che, essendo personale che Misurlab si è ritrovata con l’acquisizione, non siamo stati scelti. Abbiamo sempre saputo di essere a rischio. Ma è la modalità che mi ferisce, la violenza con cui sono stata allontanata. In 14 anni in Lachimer non ho mai subito un solo procedimento disciplinare. Sono stata accusata da Misurlab anche di aver mandato via dei clienti, quando in realtà ho lavorato per portarne di nuovi. Mi sono impegnata per la nuova impresa. Sono convinta che tutto fosse già scritto da tempo. Sono stata infangata in modo allucinante, avrei voluto andarmene a testa alta”.
Assistita dal proprio avvocato la donna (e madre) chiede il rientro al proprio posto di lavoro. CCIAA non stabilì lo scorso anno alcun vincolo di tempo per l’acquirente in modo da tutelare i dipendenti passati con l’ex azienda speciale.
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