Dai “parcheggi per bambini” dell’epoca a vere e proprie agenzie educative. E’ questo il percorso compiuto negli ultimi 15 anni dalla Regione Puglia sulla regolamentazione di asili nido, sezioni primavera e centri ludici privati al servizio della prima infanzia. Un modello virtuoso normato in via definitiva nel 2007 sotto l’assessorato regionale al Welfare, retto in quegli anni da Elena Gentile e dal Governo Vendola.
Un modello, che, è stato dimostrato scientificamente, aiuta i bambini ad ottenere prestazioni scolastiche future migliori. Un sistema, di più, ispirato al contrasto del lavoro nero, con contratti in regola per operatrici e operatori; al potenziamento dell’occupazione femminile, con effetti positivi sul Pil; al miglioramento delle prestazioni erogate a famiglie e piccini, nel solco degli elevati standard di qualifica professionale che la Regione Puglia richiede agli educatori.
“E cioè lauree in Scienze dell’Educazione e della Formazione, perseguite e ottenute - nella stragrande maggioranza dei casi che riguardano gli educatori dei nidi foggiani - all’UniFg, con grande soddisfazione dell’utenza”, sottolinea, con numeri alla mano, Fabio Daniele, presidente regionale della Fism (Federazione italiana scuole materne) ed egli stesso responsabile dell’asilo nido “Il Sorriso del Sole” in via Amorico, nel rione Candelaro.
“Uno dei primi dati parla di un capoluogo dauno che eccelle nel Tacco d’Italia per numero di strutture di formazione all’infanzia iscritte al catalogo regionale, 32, e 572 bambini beneficiari di questa conseguente ‘democratizzazione’ dell’offerta alla città. Ciò grazie anche alla capacità di mettersi in gioco dei coordinatori e titolari dei nidi foggiani che, col sostegno economico effettuato da via Gentile, possono trasformare l’attitudine alla formazione all’infanzia in uno spirito d’impresa di qualità. Tutto questo ha chiaramente non pochi costi, tra paghe al team di lavoro, servizi offerti, manutenzione e utenze degli edifici scolastici”, continua Daniele.
“I singoli costi per bambino accolto sono stati previsti dalla tabella regionale della legge del 2007, che va in aiuto delle famiglie meno abbienti ed è stata concertata, nel solco di questa rivoluzione di sistema, dall’allora assessorato al Welfare con rappresentanti e operatori territoriali dell’educazione all’infanzia. Una tabella organizzata scientificamente e divisa in fasce e spese che contemplano il numero di posti a disposizione e la forbice d’età dell’utenza. Ciò nel quadro di una normativa rigorosa che ha fatto scuola - ispirando anche l’orientamento nazionale stabilito solo nel 2017 - e che prevede, per esempio, che le strutture debbano possedere almeno 7,5 mq per ogni infante, nonché che sia garantita la presenza di un’educatrice ogni 5 bambini dai 3 ai 12 mesi, di una ogni 8 dai 13 ai 24 mesi, di una ogni 10 dai 25 ai 36 mesi”.
Daniele è voluto intervenire nell’indagine avviata da l’Attacco sui fondi regionali destinati ai Servizi sociali del Comune di Foggia nel triennio 2017/2019, all’interno della quale, su queste colonne, si era fornito il dato di oltre 10 milioni di euro destinati ai servizi educativi privati all’infanzia.
Nello specifico, Daniele rettifica il tiro sulla media di costo della retta (ricalcolata su queste colonne, su base campione, in una forbice che spazia dai 300 ai 400 euro), richiesta dagli asili nido foggiani alle famiglie che non usufruiscono del bonus regionale: agevolazione possibile fino a 40mila euro di reddito Isee per nucleo familiare.
“Non so a quali asili nido abbiate chiesto, forse a privati neppure iscritti al catalogo regionale. Ma si tratta di una cifra nettamente a ribasso rispetto ai costi di gestione delle strutture private. La stessa tabella regionale, infatti, prevede una spesa media di 670 euro mensili a bambino per gli asili nido e 570 euro per la sezione primavera. Costi evidentemente molto alti per un servizio a standard elevati, che ben poche famiglie foggiane potrebbero sostenere e che solo il giusto sostegno regionale può garantire: su questo il settore sta continuando a trovare risposte pronte e adeguate anche dalla nuova assessora Rosa Barone e dalla sua struttura operativa. Tornando alle cifre indicate da l’Attacco probabilmente si riferiscono a rette applicate dalle strutture alle famiglie per dialogare con il costo medio della vita del capoluogo dauno, permettendo, così, anche a chi non ha diritto al bonus di poter usufruire dei servizi privati all’infanzia e di poter dunque compiere scelte più adatte alle proprie esigenze, pur in presenza di una perdita economica cui le agenzie educative, in questo caso, andrebbero incontro”.
Ciò che tiene a sottolineare a Daniele, in conclusione, è la virtuosità operativa del sistema privato della formazione all’infanzia del capoluogo dauno che lambisce gli obiettivi europei e nazionali indicati dal Pnrr al 33 percento per il sud-Italia quanto a standard di capacità ricettiva del sistema asili nido sul totale della popolazione presente sul territorio (0-3 anni).
“Foggia è al 26% rispetto ad una media regionale al 18% e laddove in altre regioni come la Campania il dato langue al 6%. Ecco perché a tutt’oggi”, conclude soddisfatto Daniele, “dalla Regione Puglia i fondi destinati al nostro ambito territoriale continuano ad aumentare di anno in anno”.
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