Mesto 60° compleanno per Cassa Edile tra spese da ridurre, licenziamenti e imprese pronte ad andar via

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E’ un mesto 60° compleanno per la Cassa Edile di Capitanata, dove sia il presidente Eliseo Zanasi che il vice Savino Tango si trincerano con le medesime parole di fronte alla richiesta de l’Attacco di chiarimenti su quanto sta avvenendo e sui 4 licenziamenti del 30 novembre scorso.

“Ogni vicenda relativa all'ente sin dall'inizio della mia vicepresidenza è curata dall'avvocato Michele Fatigato, che ha seguito anche questo caso. Noi siamo stati solo gli attuatori di un deliberato del comitato di gestione, composto da tutte le componenti di Cassa Edile. Per rispetto dei lavoratori e della loro riservatezza, vista la delicatezza della questione e la sua natura di ente bilaterale, preferisco non rilasciare dichiarazioni in merito”, ha affermato ieri Tango a l’Attacco ripetendo quanto già detto su queste colonne da Zanasi e Fatigato.

Nel silenzio delle componenti sindacali così come di quelle datoriali, il 30 novembre è stato comunicato il licenziamento via WhatsApp e telegramma a 4 degli 11 dipendenti dell’ente paritetico.

Una decisione che, per l’avvocata Cinzia Marseglia, che assiste 3 dei 4 licenziati, sarebbe stata arbitraria e priva di trasparenza. Non è nota la relazione di Adecco, risalente ormai al 2019, in cui si individuavano le 4 unità da tagliare. Né è noto il deliberato del comitato di gestione.

Non riuscendo a rispettare il parametro imposto dal CCLN Edili dello 0,75% dei costi di gestione per il costo del personale, anziché valutare l’accorpamento con un’altra Cassa, come avvenuto tra quelle di Padova e Treviso, in viale Ofanto parte datoriale e parte sindacale hanno trovato l’accordo sulla riduzione del personale (visto che non era stato accettato da tutti gli 11 dipendenti il part-time).

Perdere l’autonomia, è chiaro, avrebbe inciso assai negativamente sulle postazioni di potere detenute da ciascuna componente.

Ma la situazione che preoccupa diverse imprese aderenti a Cassa Edile è più ampia e le perplessità sono a tal punto forti che alcune stanno per dire addio all’ente per traslocare altrove, mentre chi ha già rotto gli indugi è la Confartigianato di Vincenzo Simeone e della direttrice Alessia Di Franza.

Al centro di malumori, preoccupazioni e dubbi di numerose imprese è l'operato dell'ultimo periodo di Cassa Edile, guidata dal presidente onorario di Confindustria e dal suo vice Tango, segretario di FILLEA CGIL.

In primo luogo, il contratto collettivo nazionale edile prevede una fattiva premialità da destinare alle imprese del settore edile nella misura di circa un terzo del contributo spettante alla Cassa Edile di Capitanata, ma a quanto trapela da imprese aderenti all’ente “tale circostanza non si è mai concretizzata a partire dalla sottoscrizione del contratto collettivo del 2014 (quindi 7 anni di contributi) nonostante le imprese ne abbiano un reale bisogno per restare competitive in un quadro ad oggi a dir poco drammatico”.

Questa premialità potrebbe vestire le forme più diverse come, ad esempio, corsi gratuiti sulla sicurezza, corsi di formazione specifica attraverso accordi con imprese che erogano formazione (Formedil incluso) oppure accordi con i laboratori di analisi per l'assistenza per i nuovi protocolli sanitari con costi gratuiti per analisi, il tutto attraverso l'erogazione di voucher per le imprese che potrebbero decidere di spendere il valore dei voucher per i servizi suddetti evitando di sobbarcarsi di costi aggiuntivi. Questa è di fatto una forma di premialità.

Ad oggi, lamentano diversi aderenti, non si conosce dove siano state imputate a bilancio o come siano state utilizzate le somme trattenute dall'ente e da destinare alle imprese attraverso il ricordato strumento della premialità.

La seconda questione riguarda le iniziative realmente attuate dell'ente per contenere i costi di gestione interna. Infatti, secondo le linee guida nazionali, le spese destinate al costo del personale e alla gestione dell'ente dovrebbero attestarsi entro e non oltre lo 0,75% della massa salariale complessiva (ad oggi circa 40 milioni di euro).

Purtroppo, si è avuto modo di constatare da una lettura dei bilanci che la somma destinata al personale è pari a quasi il doppio di quella prevista dalle linee guida.

Se si raffronta poi il numero degli addetti dipendenti della Cassa Edile di Capitanata rispetto ad altri enti analoghi, equiparabili in termini di numero di imprese e massa salariale complessiva, si può facilmente constatare che il numero degli addetti dovrebbe esser di circa la metà della consistenza attuale, includendo la figura del direttore dell'ente, peraltro mancante da ormai numerosi anni.

Ci si chiede, in aggiunta a tal proposito, se la figura del direttore possa essere sostituita o svolta dallo stesso presidente dell'ente, che tra l'altro è in carica da un numero indefinito di anni consecutivi molto probabilmente non in linea con i dettami statutari sul rinnovo delle cariche, ovvero essere affidata a soggetti terzi e quindi non facenti parte dell'organico dell'ente.

E ancora, il comitato di presidenza (composto da Zanasi e Tango) non avrebbe recepito quanto stabilito dal comitato di gestione e cioè le modalità e le tempistiche per la riduzione delle spese del personale e dei costi di gestione, mettendo invece il personale in Cassa integrazione ordinaria (poi trasformata in quella per Covid), non procedendo cioè ai licenziamenti previsti e deliberati dal comitato di gestione.

Decisione tra l'altro assunta dopo un oneroso lavoro di ricognizione effettuato dall’agenzia interinale Adecco, volto ad individuare asetticamente le figure non necessarie e dunque in eccesso. E questo contrasta con la normativa che prevede l'impossibilità di ricorrere alla Cassa integrazione se non quando la flessione è momentanea e termina con la reintegrazione dei dipendenti. In tal caso, invece, vi era il conclamato esubero e per tale ragione si sarebbe dovuto procedere ai licenziamenti come deliberato dal comitato di gestione. Questa è la versione fornita da alcune imprese di Cassa Edile, molto critiche e perplesse in questo momento.

Mentre l’avvocato dell’ente Michele Fatigato a l’Attacco si è limitato ad asserire, rispetto ai licenziamenti, che “i provvedimenti sono stati adottati nel rispetto delle norme di legge e del CCNL di settore”.

Un’altra questione riguarda il fondo previdenziale e nello specifico le somme versate dalle imprese per il Prevedi, ovvero il fondo nazionale di previdenza complementare per i lavoratori delle imprese industriali ed artigiane edili ed affini.

Una parte di quelle somme dovrebbe essere automaticamente rimborsata dalla Cassa Edile, cosa che avviene solo su espressa richiesta delle imprese stesse. Alcuni aderenti affermano che le somme vengono trattenute dall'ente senza che si comprenda bene a quale titolo.

Ma anche qualora si procedesse per espressa richiesta delle imprese, Cassa Edile - concludono le fonti interne - non ha mai inviato ad alcuna impresa una nota esplicativa in cui indicavano le modalità del recupero.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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