l’Attacco lo aveva annunciato qualche tempo fa in un’editoriale della serie “Detti e Contraddetti” del direttore Piero Paciello: e cioè la volontà di indagare meglio sui fondi
erogati dalla Regione Puglia nel triennio 2017/2019 per le Politiche sociali a favore del Comune di Foggia.
Da un incontro tenutosi un po’ di tempo fa tra alcune associazioni del territorio e l’assessora regionale al Welfare Rosa Barone (un appuntamento sviluppatosi presso la Sala Farina di Foggia e promosso dai Fratelli della Stazione) era emerso il totale complessivo dei soldi stanziati da via Gentile nei tre anni di riferimento: circa 33 milioni di euro.
Ecco allora la necessità di approfondire a quali settori specifici dei Servizi sociali comunali siano effettivamente arrivati questi fondi e in che maniera siano stati poi effettivamente reinvestiti da Palazzo di Città. Su quali presidi, attraverso quali progetti e soprattutto quanto abbiano inciso, in termini assistenza e monitoraggio, rispetto alle molteplici istanze che quotidianamente arrivano dalle fasce più deboli della comunità del capoluogo dauno.
Dalle prime ricerche effettuate da l’Attacco su documentazione istituzionale soggetta a trasparenza emergono i primi tre settori destinatari di aiuti regionali con le relative cifre assegnate a ciascuno degli ambiti.
La prima somma che salta agli occhi, per cospicuità dell’ammontante, è quella relativa ad “Asili nido e ad altri servizi socio-educativi per la prima infanzia” con un credito di oltre 10 milioni di euro.
l’Attacco ha provato ad effettuare, attraverso il riscontro chiesto a diversi presidi di settore del capoluogo dauno, il calcolo della media della retta richiesta alle famiglie dagli asili nido privati di Foggia per espletare il servizio scolastico compreso di mensa: una cifra che va dai 200 ai 300 euro mensili a bambino.
Per ogni bambino figlio di genitori con Isee molto basso, e dunque idonei al sostegno regionale, però, secondo le linee guida e i parametri stabiliti dalla normativa nazionale in materia, vengono erogati agli asili nido bonus regionali che vanno dai 500 agli 800 euro.
Emerge subito, dunque, una forbice di scarto che oscilla tra i 300 e i 500 euro in più erogati dalla Regione Puglia, per ogni singola quota, al fine i garantire agli asili nido l’espletamento di un servizio scolastico che, in realtà, costerebbe un po’ meno.
Come vengono utilizzati allora quei soldi residui dai presidi scolastici all’infanzia appartenenti al privato?
E’ una domanda a cui l’Attacco, attraverso ulteriori approfondimenti nei prossimi giorni, proverà a dare risposta.
Nel frattempo, l’assessora Barone, interpellata sulla questione (e non ancora in carica nel triennio indagato), ha dichiarato quanto segue: “Fermo restando che si sta parlando di servizi essenziali per il territorio, i quali garantiscono anche alle famiglie meno abbienti e più bisognose di poter affidare i figli agli asili nido più idonei alle proprie esigenze quotidiane, la questione sul monitoraggio di come effettivamente vengano investiti da ciascun asilo queste cospicue risorse regionali resta. Ecco perché è mia intenzione, per il prossimo futuro, avviare un’azione più incisiva sull’intero settore privato dei presidi scolastici per l’infanzia regionali, circa la verifica di spesa dei fondi assegnati dall’assessorato al Welfare per tali servizi”.
La questione, come si suol dire, ci sta tutta: in primis perché una redistribuzione più ampia delle concessioni economiche per singolo bambino o nucleo familiare permetterebbe, riducendo gli importi dei bonus, probabilmente, a un maggior numero di famiglie pugliesi non proprio abbienti di poter usufruire degli aiuti regionali atti a sostenere i costi delle rette proposte dalle scuole private per l’infanzia.
In secondo luogo perché non varrebbe più il sacrosanto principio del rischio di impresa, che da sempre orienta le regole del libero mercato, se gli asili nido potessero contare - oltre che sulle rette private delle famiglie non aventi diritto al contributo – anche sull’ampia e forse eccessiva disponibilità dei fondi regionali.
Questioni dirimenti, in futuro, per una più giusta razionalizzazione delle risorse pubbliche e, dunque, per una più equa redistribuzione delle opportunità offerte dal Welfare regionale e nazionale.
Infine, tornando ai diversi settori dei Servizi sociali interessati dal piano di investimento triennale attivato dalla Regione Puglia su Foggia, e conclusosi nel 2019, su cui l’Attacco, come detto, sta puntando i radar, emergono, per il momento, altri due stanziamenti, di cui uno ingente: oltre 4 milioni di euro destinati all’Ufficio di Piano.
L’altro, di oltre 263mila euro, per i Centri di ascolto per le famiglie.
Su questi due settori di investimento regionale e sugli altri di cui si reperiranno dati e materiale documentale l’Attacco continuerà a ricercare quali siano stati stati, a due anni di distanza, gli effettivi risultati e le opere concrete realizzate dal Comune di Foggia in città.
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