Foggia, il Natale di 22 di Nanni Star? Scordatevelo!

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Non soltanto Vigilia, non soltanto il 24. Anche il 22 è stata una data importante per una piccola parte

della città. Quell’élite amante dell’eleganza e delle splendide feste talmente belle che “non sembra di essere a Foggia”. Il giorno dopo il fantomatico 22, foto di gruppo inondavano i social e mostravano donne e uomini in abiti elegantissimi. Candele e lustrini all’ingresso, accoglienza eccellente, pareti scintillanti su cui ogni foto non poteva essere altro che sfavillante. Mangiafuoco, gospel, band di otto fiati, canzoni dedicate e dal vivo. Erano le feste di Nanni Star (nome d’arte di Nanni Altamura), broker di professione e animatore di notti per passione. Erano costose quanto basta per una selezione dell’utenza che passava inesorabilmente dal suo giudizio.
“Ho sempre fatto gli inviti personalmente “, commenta. “Non soltanto per la qualità delle persone, ma anche per il modo in cui queste persone potevano stare insieme tra loro”.
Nel corso del 2019 pontificò dicendo che quella sarebbe stata l’ultima. E così fu. Il Covid ha bloccato tutto, e così anche il suo “Lascia fare a chi sa fare” e quelle notti magiche a Casa Freda realizzate insieme a Pina Capobianco sono finite. Come sembrerà il Natale 2021 a quel Nanni Star, che delle festività ha fatto un gioco ed un’arena, un teatro ed un sofisticato palcoscenico?
L’Attacco glielo ha domandato.

Nanni, come si sta senza il tuo evento del 22?
Quest’anno non ci ho proprio pensato a farlo. Per creare un evento bisogna essere sereni. La semplice idea del controllo del green pass, della fila che si sarebbe generata, del tampone prima e dopo…no…no. Sarebbe stato complicato. E se avessimo avuto dei positivi? Sarebbe diventato il dramma del giorno dopo. Meglio lasciar stare.

Raccontaci delle tue splendide feste.
Ah, erano bellissime, elegantissime, con un profilo molto alto. Volevo emozionare gli amici già dal loro ingresso. Ho sempre cercato quel “Uau”, di chi vede qualcosa di splendido e inaspettato. Ricordo ancora gli occhi lucidi di chi entrava.

Una volta passato il Covid ricomincerai a farle?
Non so…mi piace fare sempre cose diverse. Però festeggiare la fine di questo incubo, si, mi piacerebbe molto farlo con un evento meraviglioso. Mi hanno definito la pallina della roulette…non si sa mai dove vado a finire.

Cosa ti caratterizza?
La lealtà innanzitutto. Nanni Altamura ha dato vita a Nanni Star, che io definisco anticonformista, diretto, uno che difende i valori civili e sociali. Quando dico una cosa la gente ci fa caso e ne tiene conto. Cerco le emozioni e gli eventi emozionali. Ho sempre bisogno di ispirazione. Se non sono ispirato non faccio nulla.

Il Natale capita di 22, che poi nei primi anni fu il 19, poi il 21. Com’è nato?
In occasione del mio 40esimo compleanno. Feci una bellissima festa a tema anni 70. Nevicava tantissimo. Pensavo non sarebbe venuto nessuno. E invece gli amici arrivarono, alcuni anche facendo 1000 km per essere con me. Ricordo che ballavamo a piedi nudi mentre fuori faceva un freddo cane. Da lì è arrivata la presunzione di cambiare la data del Natale, per scherzo naturalmente. Ad ogni evento avevo una media di 500 persone, tutte selezionate da me. Questa delega non l’ho data mai a nessun altro.

Raccontaci le feste...
Il profilo era molto alto. Ho sempre cercato l’equilibrio tra le persone. E ho sempre cercato quello sprint che conduce a fare le cose in grande, in luoghi blasonati. Senza intaccare la libertà di essere sé stessi.

Come ti sembra la tua città oggi, con questo Natale sottotono?
Io ho cercato di fare qualcosa di bello anche se frivolo. E la leggerezza non va mai confusa con la superficialità. Ho inteso regalare spensieratezza, un luogo per stare insieme anche con chi non si vedeva da tempo. Ne ho fatte 5 o 6 edizioni. L’ultimo era a tema ‘La sera dei miracoli’, e io all’ingresso donavo biscotti asiatici con su scritto un desiderio.

Hai usato moltissimo i social per pubblicizzarle?
Si, creavo molta attesa. La festa era solo la parte finale. Intervistavo gli amici chiedendo quale fosse la data giusta del Natale, dicendo che non era il 25, ma il 22. È stato bello e divertente. Ogni evento aveva il suo nome. ‘Me so’ mbriacato’, era il nome di un'altra festa.

Ora vivi a Barletta. Quale differenza vedi con Foggia?
Nel barese le persone non si calpestano a vicenda. Quando io facevo i miei eventi a Foggia, invece, altri cercavano di farne lo stesso giorno, così da ostacolarmi. A Foggia c’è il gioco a chi fa più male. Non è bello. Poi il Covid, oltre alla crisi economica, ha avuto l’effetto di ricordarci cosa siamo.

E Su Foggia, cosa dici?
Foggia oggi è buia, non soltanto perché manca l’albero. Ovunque c’è degrado, brutte notizie, tristezza. Vorrei tanto rivedere le luci della Foggia di una volta.

Quella delle tue feste?
Si anche quella…

(Intervista realizzata da Modesta Raimondi)

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