Molti tra commercianti e residenti non erano ancora informati: cadono letteralmente dal pero quando l’Attacco - nel sondaggio d’opinione intrapreso nella mattinata di ieri attraverso gli esercizi commerciali che insistono su Parco San Felice – fa presente che nella scuola “Moscati”, lì a pochi passi da loro, entro un anno verrà trasferita parte delle 78 persone che attualmente abitano l’ex distretto militare “Oddone” di via Fuiani (in stato strutturale pessimo) e la palazzina altrettanto fatiscente di via San Severo.
Lo ha stabilito l’accordo di programma ratificato pochi giorni fa da Palazzo di Città e concepito durante il tavolo tecnico intercorso un mese fa tra Comune di Foggia, Arca Capitanata e Regione Puglia (all’indomani dell’evidente peggioramento delle condizioni degli stabili – per cui ci fu un’ordinanza di sgombero lo scorso marzo - che accoglievano 24 nuclei familiari e dell’avvio del Centro operativo comunale). Tempo massimo 12 mesi e saranno l’ex scuola “Lepore” in via Ordona-Lavello nonché la “Moscati” in via Ugo la Malfa ad essere le nuove mura domestiche delle famiglie in emergenza abitativa, sulla scorta di un accordo che prevede la realizzazione di unità abitative all’interno delle strutture scolastiche, a canone di locazione per gli alloggi di edilizia popolare. L’accordo di programma contempla anche la trasformazione di Parco San Felice in presidio di legalità con azioni che dovrebbero essere finaziate e co-adiuvate dalla Regione Puglia ma progettate e attuate dal Comune di Foggia.
La risoluzione istituzionale parla di “alloggi temporanei per l’emergenza abitativa”, ma alcuni tra commercianti e residenti Parco San Felice e Rione Biccari temono che potrebbe essere “per sempre”.
“Andrà a finire come nell’ex distretto militare, dove la famiglie vennero collocate con un provvedimento che, ufficialmente, doveva durare pochi mesi e invece è durato trent’anni”, dice il titolare di un bar in zona.
La moglie, non appena appresa la notizia, sgrana gli occhi ed esclama: “L’anno prossimo avrei dovuto iscrivere mia figlia alla ‘Moscati’ ma se le cose stanno così non ci penso proprio. La iscriverò alla ‘Foscolo’. Non vorrei si dovesse trovare ad assistere alle grigliate che queste persone potrebbero fare a primavera e in estate nel cortile della scuola, mentre i ragazzi passeranno di lì per entrare nell’istituto e frequentare le lezioni. Non lo trovo giusto – continua la mamma – Così si affossa ancora di più il sistema scuola. I nostri figli sono già penalizzati da scuole fatiscenti in cui, tanto per dirne una, i riscaldamenti non funzionano: quest’anno hanno dovuto indossare i cappotti in aula ed è pure successo che nelle classi ci si attrezzasse con stufette elettriche portate da casa. I nostri figli a scuola al freddo e a queste famiglie alloggi nuovi...Mi meraviglio che docenti e dirigenti scolastici non si siano ancora espressi pubblicamente sulla questione”, afferma la co-titolare del bar.
“Poi si lamentano che le scuole a Foggia non hanno abbastanza iscritti – le fa eco il marito -. Se le scuole vengono trattate così dalle istituzioni è normale. E comunque, al più, dovrebbero servire per accogliere qualcuno dei servizi amministrativi che attualmente risiede in stabili privati e per cui il Comune paga fior’ fior’ di soldi che ricadono sulle nostre tasche”.
Per la cronaca, un plesso della scuola “Moscati” è effettivamente impegnato dall’Ufficio toponomastica e dal Servizio amministrativo e contabile delle Risorse umane.
Sarà lì che prenderanno casa le famiglie dell’ex distretto e di via San Severo?
Dalle informazioni finora trapelate non è ancora dato saperlo.
Sia ben chiaro, alcuni dei residenti e commercianti, compreso quest’ultimo, capiscono appieno l’emergenza abitativa e approvano la necessità per persone davvero povere e disperate di trovare un tetto sicuro, che possa finalmente liberarli dalla morsa di condizioni di vita sotto gli standard di civiltà, dalla paura di soccombere, un giorno o l’altro, sotto un possibile e imminente crollo delle strutture che attualmente abitano.
“Il problema – aggiungono, però, in più d’uno, tra cui i titolari di un altro bar e di una tabaccheria lì in zona – è che alcune di queste famiglie vivono da sempre situazioni ‘borderline’. E anche il reddito di cittadinanza ha fatto i suoi danni. Si dichiarano nullatenenti e poi girano con i ‘macchinoni’. Come fanno?”, dice ammiccando.
“Passando davanti all’ex distretto militare – continua uno di loro - ho visto spesso, parcheggiate nel cortile interno, auto di grossa cilindrata: Audi, Mercedes. Una volta notai persino una Porsche. Hanno vissuto per anni a spese della comunità, utilizzando forniture per utenze domestiche che, per molto tempo, non hanno pagato. Ci sono tante famiglie di onesti lavoratori che per pagare affitti e bollette a stento arrivano e fine mese, compiendo molti sacrifici e sostenendo non poche privazioni...E poi sinceramente c’erano molte altre alternative utili per risolvere quest’emergenza, senza dover necessariamente optare per una convivenza forzata tra le attività scolastiche e la vita domestica di queste famiglie. Perché non i container? Oppure…ci saranno in città altri immobili che Comune e Regione potevano riqualificare per fronteggiare l’emergenza?”, chiosa il commerciante.
A cui fa il paio la preoccupazione di un collega dirimpetto: “Il nostro quartiere è molto particolare e vive situazioni di grosso disagio e illegalità. Spero solo che l’arrivo di queste persone non vada a complicare una situazione già molto difficile”.
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