“Il lavoro alimentava il sogno di riavere mia figlia, l’interdizione punisce per colpe che non ho”

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Scoraggiati e affranti non vogliono pagare le colpe di altri. Sono i sette lavoratori della Foggia Service, la cooperativa che per anni ha gestito la guardianìa e la sanificazione dei bagni pubblici comunali e che il 9 dicembre è stata raggiunta da interdittiva antimafia emessa dal prefetto Carmine Esposito. La società era stata citata nelle pagine della relazione di scioglimento del Comune di Foggia.

Al centro della lente d’ingrandimento istituzionale Monica Lombardi, vicepresidente della cooperativa dal 2014 e convivente di Ciro Imperio (elemento di spicco del clan “Moretti-Pellegrino-Lanza”).

“Di questo, noi lavoratori, non siamo responsabili”, dichiara a l’Attacco Maria Mammolino (ormai ex dipendente della cooperativa) con una storia molto particolare alle spalle.

“Il 21 dicembre siamo stati contattati dal nostro presidente che ci ha chiesto di riconsegnargli le chiavi dei bagni perché deve depositarle in Comune. Non ci ha dato nessuna altra informazione: dice di non aver avuto comunicazioni ufficiali su cosa potrà essere del nostro futuro. Ha aggiunto soltanto di avere pronta la lista di nomi dei lavoratori della cooperativa nel caso in cui dal Comune la chiederanno per un eventuale riassorbimento dei dipendenti in un’altra ditta. Non sappiamo se siano previste clausole di salvaguardia nei nostri confronti Siamo senza pane. Non riusciremo ad andare avanti. Abbiamo famiglie, figli e affitti da pagare”, racconta la signora Mammolino, con una voce visibilmente rotta dalla preoccupazione.

Una donna di mezz’età a cui il lavoro nella cooperativa aveva restituito la speranza di poter riabbracciare per sempre l’amore più grande.

“Tempo fa il tribunale mi tolse la tutela di mia figlia perché non lavoravo e non potevo garantirle sostentamento. Fu affidata al padre. Il lavoro con la Foggia Service mi ha permesso di prendere in fitto una piccola casa a pianterreno. Sognavo di poter riprendere la bambina a casa con me. Ma ora questa speranza sta morendo al cospetto di un provvedimento che ci lascia tutti in mezzo ad una strada. Vorremmo poter essere ricevuti dal prefetto e dai commissari del Comune di Foggia per rappresentare la nostra situazione”.

Maria Mammolino è anche invalida al 75 percento. Dopo l’assunzione nella cooperativa aveva dovuto rinunciare all’indennità. Ora è senza lavoro, senza stipendio e senza assegno d’invalidità.

“Dovrò riavviare tutte le pratiche per tornare a percepire il contributo statale. Che comunque – sottolinea - non superava i 280 euro, una somma che non mi permetterebbe di provvedere a mia figlia. In queste condizioni il Tribunale non la riporterà sotto la mia tutela. Non ci spero più. Tornare a stare con la bambina era l’unica cosa che volevo. L’unico obiettivo che mi ero prefissata di raggiungere grazie al lavoro con la Foggia Service”.   

Dal mercato del Venerdì di via Miranda a quello di viale Pinto, di competenza della signora Mammolino; passando per i bagni pubblici dei mercati del Quartiere Cep e di via Manzoni; dei parchi giochi della Villa comunale, di San pio X e di via Vittorio Alfieri; fino a Borgo Incoronata: sono molti i servizi igienici che il team di lavoratori della Foggia Service curava, “con non pochi sacrifici”, racconta.

“Il ragazzo che mi sostituiva il venerdì mattina in viale Pinto, quando dovevo essere di turno al mercato di via Miranda, svolgeva doppio lavoro consecutivo, dopo aver lavorato tutta la notte ai mercati generali. Il collega che gestiva i bagni dei parchi giochi, invece, li presidiava facendo quotidianamente la spola, sia la mattina che il pomeriggio, tra i quartieri della città in cui sono ubicati: spendeva molti soldi per la benzina in confronto ad uno stipendio risicatissimo”.

Sono sconfortati gli ex lavoratori della Foggia Service (qualcuno dei quali lavora al servizio dei bagni pubblici da oltre vent’anni) di cui Mammolino si fa portavoce anche per gli epifenomeni poco gradevoli che, in aggiunta, stanno vivendo in conseguenza del loro licenziamento.

“Stiamo subendo minacce da parte dei mercatali che ci chiamano chiedendoci e voce grossa del perché non andiamo più ad aprire, come se dipendesse da noi”.

I bagni della città non sono tutti chiusi, però. “Stranamente - sottolinea la donna – in questi giorni abbiamo notato che quelli della Villa comunale sono aperti e utilizzati, ma sporchissimi. Come è possibile? Forse i titolari hanno cambiato la serratura e riavviato autonomamente il servizio?”, chiude con quest’interrogativo l’ex lavoratrice della Foggia Service, che, poi, tornando sul provvedimento prefettizio aggiunge: “Non ho mai avuto problemi con la legge, non riesco a capire perché devo pagare anch’io”, si rammarica Mammolino, la quale, stimolata da l’Attacco se i suoi colleghi abbiano precedenti penali, risponde: “Qualcuno li ha, ma sono questioni del passato, chiuse e scontate con la giustizia: questo lavoro in cooperativa ci stava aiutando. Serviva anche a tutelare categorie protette o in difficoltà e a motivarle al reinserimento in società”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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