Gli ultimi giorni dell’anno sembrano chiudere il film di una città buia, che più in basso forse non potrebbe neanche andare.
Mentre l’intero Paese fa i conti con una pandemia, con nuove ondate di contagi e varianti del virus, qui, nella città capoluogo, senza sindaco né amministratori, i commissari mandano indietro alberi di Natale donati e fanno ordinanze che irritano la città. E così, quasi in una logica di ripicca, il motto diventa: se tu non ascolti e non ti confronti con me – dicono le associazioni di categoria e i commercianti – noi aggiriamo l’ostacolo e troviamo lo stesso il modo di fare festa.
(Vigilia in centro) E così il 24 dicembre per le strade del centro è andato in scena il film muto della vigilia. La stessa baldoria di sempre, ma senza musica. Processione per le strade, dalle 13 fino a sera inoltrata, di ragazzi, adulti e bambini. Tavoli riservati ma comunque affollati di gente, in cui chi ha potuto si è inventato lo stesso la formula seduta del più classico aperitivo natalizio che dura l’intero giorno. E così mascherine abbassate sotto il mento, o in tasca, cannucce e bicchieri passati di bocca in bocca, baci e abbracci. Controlli? No. Perché sarebbe stato umanamente impossibile multare tutti. Chiudere tutti i locali e leggere parola per parola l’ordinanza per contrastarla o spuntarne la ragione. Questo in centro. Perché nelle vie escluse da quell’elenco, la vigilia è andata in scena quasi regolarmente.
Vigilia in periferia
I locali delle zone della nuova movida della città hanno lavorato tantissimo, accogliendo quanti se la sono sentita di brindare senza temere contagi. L’invito gira sui social. L’elenco di bottiglie e di proposte menù, la selezione musicale e via. I tavoli prenotati, anche qui si sono man mano riempiti di amici che di ora in ora si aggiungevano, spinti dalle foto pubblicate e condivise o da quell’invito insistente a cui non riesce a dire di no, dopo i primi due giri di bollicine. Si è stappato, bevuto e mangiato finger food, quindi panini e pizzette, o pettole, tutto con le mani, per ore. E così asintomatici ma positivi hanno contagiato altri, che sono diventati a loro volta asintomatici positivi e che ora se ne vanno inconsapevolmente in giro a contagiare il resto della città.
Tamponi
Chi è poco sintomatico o con più senso di responsabilità si fa un tampone dopo la fila chilometrica ormai davanti ad ogni farmacia di Foggia. “Al posto del caffè al bar, ormai qualcuno qui viene ogni mattina, perché ha avuto contatti con un positivo e si viene a fare un tampone al giorno”, dice una delle farmaciste della città. D'altronde con quindici euro al giorno, ci si sente meno scrupolo, se negativi, a continuare una vita sociale normale. Se invece l’esito è positivo – e quasi sempre lo è, raramente il positivo avverte chi è stato in contatto con lui o avverte nei posti che ha frequentato. Si chiude in casa e aspetta di negativizzarsi o va in giro lo stesso con la mascherina. Qualcuno è anche andato a lavorare nel suo locale. Se invece è negativo, perché magari ha avuto un contatto il giorno prima con un positivo ed è troppo presto perché il test lo rilevi, con poca probabilità assume un comportamento precauzionale e si limita nelle sue uscite. E questo è il motivo perché i contagi sono in aumento esponenziale, fuori dal controllo del bollettino ufficiale. Il passaparola è al telefono ed è timido. “Lì c’era un positivo, ieri…”. “Anche lì è uscito un positivo…”. “Io non te lo volevo dire, ma visto che lo hai detto tu, sì, è vero…”.
Palestre
Le palestre rispettano le norme, ma allenandosi senza mascherina o avendo un numero ben alto di iscritti, sembra difficile immaginare che nessuno sia risultato positivo. A differenza di asili e scuole, qui quasi nessuno dice “occhio, c’è un positivo”, altrimenti la palestra dovrebbe chiudere. Ieri alcune lo hanno fatto, informando i clienti dei casi di positività e sanificando gli ambienti. Tutti hanno le loro ragioni, ma diventa difficile così arginare questa ondata. Con i non vaccinati senza green pass che vanno avanti nei locali solo con i tamponi. Così, scoperti e vulnerabili, si torna al cinema, nei teatri, si affollano i centri commerciali e si tocca di tutto.
Capodanno
E intanto, al momento, nessun locale sembra abbia chiuso per questo. In tutto ciò, la preoccupazione più grande è non poter fare il capodanno perché hanno chiuso all’improvviso le discoteche. Ma se fossero state aperte, con che coraggio qualcuno sano di mente ci andrebbe? Eppure, tutto è possibile. I locali continuano a organizzare cenoni e serate di musica in cui, dicono, non si ballerà. Peccato che le storie postate dai partecipanti già in queste sere mettano tutt’altro in mostra. Trenini danzanti, foto con abbracci di gruppo, balli scatenati in pista. Nessuno le guarda? Comprese quelle delle feste e delle serate private. “Ma noi ci tamponiamo…”. Ma davvero? Davvero oggi le persone ancora pensano che si fanno il tampone, sono negativi e possono avere atteggiamenti liberti in questo momento? Beati loro. Tutto, pur di non limitarsi nei contatti e nelle uscite, di non restare a casa e di fare la cena, la festa, la serata fuori.
Laboratori
E qualcuno, per il 31 si conserva il tampone al laboratorio. La fila in viale Giovanni Gentile, davanti al Laboratorio di Analisi Gamma è lunga, perché non si accettano prenotazioni telefoniche. “Al telefono non rispondono nemmeno più”, racconta una ragazza, che dopo i quotidiani tamponi in farmacia, ha deciso, all’ennesima serata piena di amici positivi al Covid, di prenotare un tampone presso un laboratorio di analisi. “In farmacia costa meno, ma è meno attendibile. Solo che bisogna venire la mattina presto, prendere il numero e attendere. Le persone che ci sono ora sono di meno, perché molti prendono il numero e vanno magari al bar…”. Alle dieci e mezza del mattino il numero della ragazza intervistata è il 70. E continua ad arrivare gente.
Via Dante
E mentre va in scena questo spettacolo, in via Dante si è affermata la nuova moda del petardo. Ragazzini senza pietà lanciano petardi che esplodono ai piedi di passanti o di clienti dei locali che si trovano su quella via. Il risultato è facilmente immaginabile. Bambini che piangono, gente che si alza e se ne va, ristoratori sempre più incazzati. Chiamano le forze dell’ordine ma difficilmente arrivano. O in qualche caso, si beccano un bel petardo d’accoglienza pure loro. A volte incendi. “Non ne possiamo più”, spiega Tullio Ritrovato, del bistrot I due, che lancia questo appello alle forze di controllo ad essere più presenti e più incisive. “Tutti noi che abbiamo i locali in questa strada siamo ormai ogni sera ad assistere a questo spettacolo. Una signora con il bambino in braccio stava cadendo per lo spavento. Così come altri clienti che stanno facendo un aperitivo fuori al loro tavolo, hanno deciso di alzarsi e andarsene perché erano intimoriti da questi continui lanci di petardi”. L’anno si chiude davvero male. La città è senza guida, senza valori né linee morali. Ogni giorno abbiamo raccontato la decadenza di una classe politica e di una società che ha perso il senso del pudore e che pensa che tutto sia concesso.
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