Il 18 ottobre del 2018 circa 80 famiglie foggiane rimasero senza acqua potabile perché l’Acquedotto pugliese, a causa della rilevante morosità di una parte di condomini, ne effettuò l’asportazione del contatore. Risultato? Tante famiglie si ritrovarono dall’oggi al domani con i rubinetti a secco, senza nessun avviso da parte dell’Acquedotto che interruppe il servizio a causa di una morosità quantificata ad una somma di circa 41.500 euro. Una cifra più che consistente, dunque. Una vicenda scoppiata in quegli anni proprio sulle colonne di questo giornale. Ma veniamo al dunque.
A causa dei morosi, spesso l’Acquedotto pugliese dopo aver sollecitato il pagamento al condominio, è costretto ad applicare gli interessi di mora e procedere in ultima analisi con il distacco delle utenze che colpisce tutti, indistintamente: chi ha pagato e chi no. Questo il tragico epilogo che coinvolse i residenti dei tre plessi situati ai civici 8, 10 e 12 dello stabile “Surdi” a Foggia, di fronte al cosiddetto “palazzo di Barbie”. “Circa 14-15 famiglie non pagano, è tutto scritto, ci sono i verbali” dichiarò l’allora amministratore.
Intanto a seguito della querela del luglio 2019, dettagliata e corredata da documentazione prodotta dal legale Saverio di Jorio, la Procura della Repubblica di Foggia (il PM inquirente De Martino), attraverso accurati accertamenti del Nucleo di polizia economico- finanziaria della Guardia di Finanza di Foggia, accertò l’appropriazione indebita di circa 74.763 euro a fronte di 87.386 euro indicati dal condominio (comprendendo anche altre voci come la cassa non restituita al momento del passaggio) sulla base di 161 operazioni di sottrazione e appropriazione di denari dal conto bancario del condominio da gennaio 2016 a dicembre 2018, costituite da assegni bancari emessi dall’amministratore o da bonifici da costui effettuati in favore del suo collaboratore e di fornitori di altri condominii.
“Non veritiera la tesi della morosità di alcune famiglie degli stabili di Viale Candelaro – tiene a precisare a l’Attacco l’avvocato di Jorio che nello stabile ha casa e studio – in realtà i pagamenti c’erano eccome. Eppure il contatore sparì di punto in bianco. Per due giorni - ricorda ancora – andammo avanti con l’autobotte. Poi il nulla. Così, quell’anno, accompagnato da altri condomini mi recai all’Acquedotto dove constatai la somma 41.500 euro di deficit, di debitorie, una situazione che si trascinava da tempo. Successivamente svolgemmo assemblee e l’amministratore venne cacciato – rincara. Col tempo, e nonostante i tanti solleciti, non voleva restituire le carte. Così si accese la lampadina e cominciammo davvero a pensare che qualcosa non andava nel verso giusto. Il condominio dovette spendere circa 1000 euro per ottenere la restituzione delle carte ed avere contezza della situazione. Eppure nonostante la riforma del condominio quante vicende del genere accadono in Italia? Così ci attrezzammo per far verificare ad un nostro contabile quale fosse la reale situazione in cui riversavamo, rifacendo i conteggi”. Essendo l’ex amministratore nulla tenente è stata quindi autorizzata l’azione civile e penale.
Lo stesso di Jorio venne chiamato a difendere i condominii. “Le indagini della Guardia d Finanza accertarono la sottrazione – aggiunge l’avvocato – ci sono tra l’altro prove documentali spiegate in assegni bancari: parliamo di oltre 160 operazioni di sottrazione di denaro dal conto corrente del condominio. Gran parte degli assegni e dei bonifici erano stati emessi a favore del suo collaboratore, ed un’altra parte, invece, a favore di fornitori che però non hanno mai fornito nulla alle nostre strutture. Probabilmente riguardavano operazioni a favore di altri condominii – spiega. Pagava con i nostri soldi servizi che riguardavano altri plessi. Un reato di appropriazione bello e buono e non solo, perché si verificava anche un riciclaggio di assegni dato l’elevato numero che emetteva e che faceva incassare a questo suo collaboratore”.
Il Giudice dell’udienza preliminare, Armando Dello Iacovo, dopo tre udienze, il 23 maggio scorso ha accolto la richiesta della Procura ed ha disposto il rinvio a giudizio per l’udienza preliminare dibattimentale che avverrà domani 25 ottobre. “Ci sarà poco da dibattere – commenta ancora di Jorio – sul caso ci sono prove documentate. Ci siamo costituiti parte civile, non ci resta che attendere l’evolversi di questa tragica faccenda. I tempi sono cambiati – conclude il legale – ma il mondo degli amministratori di condominio resta a volte... complesso”.
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