“Le immagini in stile ‘Gomorra’ andate in scena a Foggia non hanno prodotto nessuna forma di indignazione? Il ‘mondo dell'antimafia’ silente? Il Prefetto dov'era? Dov'è? A ‘Chi l'ha visto’? Siamo proprio sicuri che il problema era prorogare i Commissari al Comune di Foggia? Io ho finito le parole”. E’ l’incipit (in un post al vetriolo pubblicato nella mattinata di ieri suo profilo Facebook) dell’ex consigliere comunale ed ex candidato sindaco Giuseppe Mainiero, rispetto a quanto accaduto in Piazza XX Settembre durante i funerali, andati in scena sabato scorso, del 21enne Nicola Di Rienzo, freddato - pare per la gestione di alcuni traffici illeciti - poco più di una settimana fa da un minore di 17 anni poi costituitosi.
“Ho ricevuto – continua Mainiero – tanti messaggi di indignazione dei foggiani. Troppo facile indignarsi solo con i ‘politicucci corrotti’, serve avere il coraggio di indignarsi per i veri mali della nostra città, quel diffuso consenso di cui la criminalità gode. L'ho detto! Basta ipocrisie, chi ha coraggio in questa città abbia la schiena dritta. Aspettiamo che il Prefetto dica qualcosa!”.
Una certa mitologia criminale apparsa fuori controllo (da parte di istituzioni “sfilacciate” sul punto) è stata al centro del dibattito pubblico, nelle ultime ore, anche per ciò che riguarda la controversa decisione da parte del Ufficio cultura del Comune di Foggia di ammettere al cartellone natalizio degli eventi di spettacolo gratuiti (che prenderanno il via, in varie zone della città, a partire dall’8 dicembre) le proposte musicali di due cantanti “neomelodici” del capoluogo dauno, che in passato hanno pubblicato lavori che narrano della criminalità organizzata locale, e che si esibiranno nei prossimi giorni in due eventi distinti, rispettivamente a Rione Martucci e a Parco di Fiori. Una decisione che, tra chi è pro e chi è contro, ha suscitato un acceso dibattito anche sul web.
A sventolare nell’aria un rosario di palloncini bianchi e blu, altri palloncini in fila a formare la scritta “Niko”, altri ancora a forma di cuore. E poi il rombo dei motori di macchine e motorini, in sosta vietata, all’uscita della bara bianca corredata di fiori dello stesso colore. Bara davanti alla quale, in prossimità della Chiesa di San Francesco Saverio (meglio nota come la Chiesa delle Colonne), sono stati liberati e fatti librare in volo, da una gabbia di ferro, diversi colombi bianchi.
La presenza di centinaia di persone, sabato scorso in Piazza XX Settembre, ha mandato in tilt il traffico del centro cittadino di Foggia - secondo quanto raccontato da chi ha assistito alla massiccia adunata popolare - per i funerali di Nicola Di Rienzo, il 21enne del capoluogo dauno freddato con 5 colpi di pistola da un 17enne, lo scorso 27 novembre, nel Parco “Rosa Rosa” di Camporeale, dove i due si erano dati appuntamento “per discutere in merito ad alcuni problemi inerenti la gestione dei loro traffici illeciti”, secondo quanto riportato dalla Questura di Foggia in base alla confessione in cui il minore ha ricostruito la dinamica e le motivazioni che risiederebbero a monte dell’omicidio.
L’indagato - attualmente ristretto nel carcere “Fornelli” di Bari e definito dagli inquirenti “già ben inserito in un contesto dedito alla commissione di reati” - ha raccontato che da giorni Nicola Di Rienzo lo minacciava per farsi corrispondere la cifra di 500 euro mensili per poter continuare a svolgere i suoi reati predatori. In sostanza furti e rapine che prima, pare, i due commettessero insieme in città, fino a quando il 17enne avrebbe manifestato la volontà di cambiare rotta. A quel punto Di Rienzo, minacciando il minore e la sua famiglia anche nei giorni precedenti all’omicidio, avrebbe chiesto al 17enne una sorta di pizzo mensile per poter continuare ad operare i reati predatori in autonomia. Agli investigatori, coordinati dalla Procura presso il Tribunale dei Minorenni di Bari, spetterà il compito di acclarare la veridicità della versione fornita dal reo confesso.
Il punto, ora, però, è che cittadini ed ex rappresentanti della cosa pubblica locale hanno aspramente criticato il folklore popolare allestito per le esequie di Nicola Di Rienzo. Il quale fu arrestato con la “banda del buco” per tentato furto (13 i mesi da lui trascorsi tra carcere e domiciliari per questi fatti), ma annoverava a suo carico anche precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti.
Sui social sono stati pubblicati da parenti e amici del defunto alcuni passaggi di piazza andati in scena alla fine del rito in chiesa. Gli stessi video (accompagnati da chi li ha postati su TikTok con sottofondi musicali che spaziano dal neomelodico all’“Ave Maria” di Schubert) sono stati ripresi da utenti indignati del web, che li hanno fatti girare su WhatsApp e pervenire a l’Attacco con messaggi del tenore che segue. “Purtroppo i foggiani si entusiasmano e si riuniscono in massa solo per il Foggia Calcio e ai funerali di certa gente! A volte vedendo queste scene mi scoraggio a pensare che potrebbe esserci una Foggia diversa! Ieri fino alle ore 14 hanno scorazzato sui motorini orde di giovani indossando una maglietta bianca con su stampato il viso del giovane ammazzato. Inoltre durante i funerali – continua la fonte de l’Attacco - è stato bloccato il traffico di Piazza XX settembre, creando un caos indicibile nella circolazione delle auto, senza che nessuna forza dell’ordine prendesse iniziativa. Non sai mai il marcio da dove ha inizio”.
l’Attacco, allora, provando a dare seguito alle osservazioni critiche di chi si è domandato pure se non andassero vietate le esequie in forma pubblica di Di Rienzo, ha chiesto una replica ad Angelo Caccavone, capo di Gabinetto del massimo organo territoriale del Ministero degli Interni. “La Prefettura – ha risposto Caccavone - non ha competenza sul divieto di pubblici funerali. Ai sensi del Testo unico della legge sulla Pubblica sicurezza tali competenze sono in capo alla Questura. Non conosco, tuttavia, neppure le segnalazioni di cui mi state riferendo”.
Non è stato possibile, a quel punto, raggiungere per un commento l’ufficio stampa della Questura di Foggia, che l’Attacco ha provato a contattare più volte telefonicamente, ma senza successo
“Si tratta di scene poco edificanti – ha dichiarato invece su queste colonne Rosa Barone, assessora al Welfare, in quota 5 Stelle, della Regione Puglia –. Una certa sobrietà nella celebrazione del rito funebre avrebbe attribuito certamente molto più valore al cordoglio per il defunto”.
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