E se la Foggia commissariata avesse perso quasi 4 milioni di euro di Pnrr? Sarebbe assurdo. Eppure è questa la triste sentenza dell’inchiesta (a firma di Francesco Strippoli) lanciata da l’Attacco, che sta seguendo da vicino l’evolversi della Missione 5 “Inclusione e Coesione” del Piano nazionale di ripresa e resilienza, denominata “Superamento degli insediamenti abusivi dei braccianti agricoli”. L’obiettivo, per cui questa volta ci sono fondi imponenti ed intenzioni serie, è quello di smantellare i ghetti e restituire dignità ai lavoratori migranti in agricoltura con un piano di accoglienza diffusa e servizi integrati. La progettazione multidirezionale andrà dal creare o ristrutturare alloggi, fino all’istituzione di una serie di servizi di contrasto al caporalato. Riavvolgendo il nastro di questa vicenda si torna all’1 ottobre 2021, giorno in cui tutti i Comuni d’Italia hanno ricevuto la prima di una lunga serie di pec dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, con all’interno un link per accedere alla piattaforma dove compilare il questionario dell’indagine sulle condizioni abitative dei migranti che lavorano nel settore agro-alimentare. Con essa è arrivata anche una guida dettagliata con tutte le istruzioni utili per la compilazione ed è stato attivato un help desk a supporto dei Comuni. Anche l’Anci, guidata dal sindaco di Bari Antonio Decaro, ha avviato un’interlocuzione con le amministrazioni municipali ed ha messo a disposizione competenze tecniche, informazioni e canali di comunicazione.
Da ottobre 2021 a gennaio 2022 a tutti i Comuni sono stati inviati promemoria con cadenza settimanale nonché solleciti telefonici. In totale sono state realizzate 10.291 telefonate per stimolare la risposta al questionario da parte di sindaci, assessori delegati ai servizi sociali e dirigenti dei servizi sociali. Al termine della rilevazione sono 3.851 i Comuni che hanno partecipato all’indagine (il 49% del totale invitato) di cui 139 sono della Puglia.
Si pensi che al primo posto svetta Manfredonia che ha dichiarato la cifra tonda di 4mila abitanti nel ghetto di Borgo Mezzanone, al secondo San Severo con cifra altrettanto generica di 2mila presenze. Sono numeri indubbiamente variabili e fortemente condizionati dalla stagionalità, nonché arrotondati in eccesso. Il motivo è molto semplice: più presenze si dichiarano, più fondi vengono stanziati al Comune per il progetto del Pnrr.
Alla fine della prima fase nella sola provincia di Foggia sono stati destinati oltre 103milioni di euro, che evidentemente per i Comuni assegnatari significano un’occasione unica e storica di restituzione di dignità e libertà a tanti residenti che vivono le situazioni più drammatiche di marginalità e disagio. Ma non solo, perché, parallelamente, con questi fondi si potranno attivare servizi pubblici, ristrutturare uffici, dare lavoro e supportare tutto l’indotto dell’accoglienza e del Terzo settore. Una manna dal cielo voluta dall’Unione europea.
Ed ora la notizia sconcertante: Foggia città non c’è. Non solo non è tra quelle che hanno dichiarato la presenza di insediamenti informali, ma a ben vedere non è neanche tra quelle che abbiano risposto alla chiamata ministeriale.
Era sufficiente fare un lavoro di censimento e mappatura necessario quanto utile alla risoluzione di tante e drammatiche problematiche sociali e abitative. Si sarebbe potuta documentare, così, la presenza dell’insediamento denominato “La Fabbrica”. Si tratta dell’ex fabbrica della Daunialat, in via Manfredonia, abbandonata ed occupata dal 2009 da cittadini africani in condizione di povertà estrema e vittime di caporalato. Il ghetto “La Fabbrica” è ben conosciuto dalla Polizia locale che più volte ha fatto controlli e sopralluoghi, ed è ampiamente annoverato nelle riviste del Terzo settore come Vita, tesi di laurea (anche internazionali) e nei report di Caritas ed InterSoS. Non censirlo da parte del Comune è ingiustificato quanto masochistico. Reportage di settore documentano presenze estive tra le 100 e le 150 persone, ed anche in questo caso al Ministero sarebbe bastata l’auto-dichiarazione del Comune.
In base ai parametri fissati nel gioco della ripartizione delle risorse, stando ai numeri di presenze straniere appena citati, Foggia, a conti fatti, avrebbe potuto ricevere dalla Missione 5 del Pnrr circa 3 milioni 937mila euro. Progetti sfumati, fondi persi e vite condannate.
l’Attacco ha provato, allora, a comprendere dinamiche e responsabilità amministrative alla base di questa grossa falla. Per un ex amministratore del Comune di Foggia interpellato: “E’ chiaro che chi doveva rispondere all’appello del Ministero era colei che all’epoca rivestiva la carica di dirigente dei Servizi sociali (Silvana Salvemini, ndr). Oppure, al massimo, poteva essere compito del segretario generale (Maria Giuseppina D’Ambrosio, ndr), che, per profilo istituzionale ricoperto, rappresenta il dirigente dei dirigenti comunali”.
Concorde, nell’attribuire all’ex dirigente delle Politiche sociali una (mancata) funzione chiave in questa storia, anche un operatore del territorio che segue da vicino i progetti di inclusione per migranti e che, con la sua realtà associativa, intrattiene rapporti con via Fuiani attraverso l’attuazione del programma Sai Immigrazione. “I Servizi sociali municipali – dice – contemplano anche uffici che si occupano di progetti per l’integrazione dei migranti. Ed è proprio chi ricopre il ruolo di dirigente delle Politiche sociali ad accentrare responsabilità pure su tale versante”.
l’Attacco, allora, ha contattato Silvana Salvemini. L’ex dirigente dei Servizi sociali del Comune di Foggia dapprima ha dato disponibilità ad interloquire al telefono. Poi, una volta edotta sulla questione che si intende approfondire, Salvemini (ora alla guida di un altro settore amministrativo) ha affermato: “La invito a raggiungermi nei prossimi giorni presso il mio ufficio per discuterne più approfonditamente. Ora sono in fase di chiusura di un bando importante – ha continuato Salvemini - per cui, in questo momento, ho un po’ difficoltà a seguirla al telefono”.
Sollecitata, in tutti i modi, da l’Attacco a fornire un’argomentazione, pur sintetica, sulla mancata risposta delle Politiche sociali municipali alla chiamata ministeriale atta ad acquisire la geografia territoriale degli insediamenti informali di braccianti agricoli stranieri, Salvemini ha proseguito così: “Chi si occupa – ha domandato l’ex titolare dei Servizi sociali comunali - di questa Fabbrica (ex Daunialat, ndr) di cui mi sta parlando? Forse dovrebbe parlarne con la Polizia locale, che ha contezza di questo tipo di realtà”.
Fonti interne ai Servizi sociali, provando ad interpretare le poche parole al momento proferite da Salvemini sull’argomento, fanno sapere a l’Attacco che all’epoca dei fatti (e probabilmente tuttora) vi fosse la totale assenza - tanto negli uffici dei Servizi sociali, quanto in quelli di Polizia locale e Prefettura di Foggia - di una mappatura dei ghetti cittadini di cui poter disporre per rispondere alla chiamata ministeriale sui fondi ad hoc stanziati dalla Missione 5 del Pnrr.
Una storica (e grave) mancanza di cui la dirigente non avrebbe responsabilità e che dunque avrebbe messo la stessa Salvemini in seria difficoltà anche nel solo tentativo (arrivato, da parte di quest’ultima, tardivamente, cioè a maggio 2022, per quanto riferiscono le fonti) di avviare una concertazione operativa tra quei tre organi amministrativi territoriali che avrebbero potuto avere titolarità a svolgere un ruolo chiave per un eventuale esito positivo sulla vicenda.
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