All’Università mancano senso di comunità e appartenenza. Lo dicono risultati di Pro.Be. su benessere percepito

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Preservare il valore della continuità amministrativa e progettuale senza porre freno all’avanzamento della programmazione e delle strategie di crescita. Il professor Agostino Sevi ha tenuto a sottolineare che anche questo è un elemento che concorre al benessere della comunità accademica, introducendo ieri i lavori della giornata dedicata alla presentazione della prima fase del progetto Pro.Be. che l’Ateneo foggiano sta conducendo per testare il livello di benessere della vita di studenti, docenti e ricercatori, personale tecnico-amministrativo. Esplicito il suo riferimento al momento attuale segnato dalla designazione del nuovo rettore: “Siamo in pieno periodo elettorale che si sta svolgendo in un clima frizzante, ma non c’è nulla di male, qualche discussione in più va anche bene”, e poi giocando sulla differenza tra eustress e distress ha aggiunto “ci auguriamo che il nostro sia eustress che generi una risposta positiva e che la nostra Università esca rafforzata nel suo essere comunità”.

“La promozione del benessere per l’istituzione nel suo complesso ha assunto una posizione centrale nel nostro Ateneo - ha continuato il direttore generale Teresa Romei -. Nel 2023 Pro.Be. è entrato nella seconda fase della sua realizzazione, nasce da un’idea che è rientrata nei documenti programmatici più importanti, trova formale riconoscimento nel Piano strategico e negli obiettivi che esso fissa, il benessere è una parte integrante della mission d’Ateneo” ha detto Romei, spiegando come esso sia diventato attività ricompresa nella programmazione triennale “lo strumento tipico di tutte le università statali per la pianificazione e il conferimento delle risorse”.

Gli interventi della sessione mattutina, ospitata presso l’aula magna del Dipartimento di Studi Umanistici, hanno riguardato gli aspetti teorici e metodologici della progettualità partita nel dicembre del 2021, in piena crisi pandemica, secondo le linee indicate dalla professoressa Caterina Arcidiacono, docente di Psicologia di comunità all’Università Federico II di Napoli, ideatrice e curatrice di Pro.Be.: “Con questo progetto abbiamo programmato l’osservazione dell’intera realtà dell’Università di Foggia, son dalla sua nascita come scommessa sulla diffusione del sapere in una piccola dimensione locale, reclamando uno spazio all’interno del sapere e del mercato occupazionale - ha spiegato la studiosa -. E’ uno strumento in itinere, un lavoro di ricerca che mira a capire dove ricostruire il benessere che non c’è, quali strumenti ci sono da poter attivare secondo i principi dell’analisi organizzativa multidimensionale”.

Il lavoro dell’Ateneo foggiano è condotto con la collaborazione di un comitato scientifico costituito dalle università del Salento, di Chieti e la stessa Federico II di Napoli: in occasione del Natale del 2021 si diede corso all’iniziativa dell’Albero del Benessere, per far emergere le prime indicazioni sul piano emotivo-relazionale “un primo passaggio per invitare la comunità ad esprimere le sue esigenze, poi si è passati ad analizzare la letteratura scientifica per capire cosa nel mondo è stato scritto sul benessere delle università - ha continuato Arcidiacono -. La cosa singolare è che in 30mila articoli di Systematic review si prendono in considerazione solo gli studenti e non figurano mai amministrativi e docenti come utenti. Il nostro modello tiene invece conto di tutte le componenti, compreso il contesto di riferimento entro cui l’Università vive e svolge le sue funzioni”.

Un modello di studio pionieristico che altre università in Italia hanno chiesto di replicare, riconoscendo il valore di unicità dell’esperienza foggiana. Dai dati raccolti anche attraverso la somministrazione di questionari emerge un quadro di sintesi da cui ripartire per la fase successiva, con azioni mirate per intervenire sulle criticità.

Obiettivi prioritari sono incrementare il senso di comunità e di appartenenza e riduzione del tasso di abbandono della carriera universitaria per gli studenti; ridurre i livelli di stress e burn-out e le conflittualità tra docenti e personale tecnico amministrativo, aumentare anche in questo caso l’appartenenza organizzativa e gli atteggiamenti collaborativi.

“Un elemento che è stato messo a fuoco da tutti indistintamente è l’importanza della giustizia - rivela a l’Attacco Caterina Arcidiacono -. L’importanza di non doversi imbattere in percorsi privilegiati in termini di appartenenze e di legami, a favore di un esercizio della giustizia nell’organizzazione dell’attività. Le altre due cose venute fuori molto interessanti sono il ruolo che l’Università ha rispetto all’area foggiana, che però è un ruolo implicito, non si riconosce cioè e non si valorizza il fatto che l’università sia importante, quando invece essa è uno strumento di sviluppo e di promozione della realtà locale, si segnala una consapevolezza implicita, senza le attribuzioni e il riconoscimento dovuto. L’altro aspetto molto interessante che è emerso da questo lavoro è quello di una visione rosea, nel senso che sono emersi atteggiamenti speranzosi nelle possibilità di futuro. In un momento nel quale siamo alle prese con una generazione di giovani che si sente senza futuro, in un universo dominato dal post covid, nel quale consideriamo la drammaticità delle prospettive globali, in termini climatici e rispetto alla fine di un sistema organizzativo fondato su certezze, nel pieno di una società liquida, dal personale, dagli studenti, dagli amministrativi di Unifg è venuta fuori l’immagine di un arcobaleno, e questo è molto positivo” ha argomentato la docente.

Tra le novità annunciate per i prossimi step di Pro.Be. l’individuazione di figure con funzione di mediatrici di contesto che possano legare e mettere in connessione le parti del sistema universitario e far emergere la dimensione relazionale e di comunità che ancora manca.

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