Rettore UniFg, il dado è tratto. Oggi sfida decisiva tra due candidati, Lorenzo Lo Muzio e Donatella Curtotti

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E’ il giorno del voto decisivo nell’Università di Foggia, che oggi eleggerà il nuovo rettore incaricato di guidarla per i prossimi sei anni, fino al 2029. La comunità accademica si trova a scegliere tra i due candidati rimasti in campo rispetto agli otto iniziali. Ha dalla propria parte il sostegno di ben 5 dipartimenti il professore foggiano Lorenzo Lo Muzio, ordinario di Malattie odontostomatologiche ed ex direttore di Medicina clinica e sperimentale, supportato non solo dall’intera Area medica - unita per la prima volta e finalmente nelle condizioni di esprimere il Magnifico di Unifg - ma anche da Economia, Studi umanistici e Agraria. I favori dei pronostici sono tutti per lui. Le larghe intese auspicate a lungo in Ateneo si sono realizzate infine su di lui, che siede nel comitato scientifico del Consiglio superiore di sanità ed è amico del ministro Orazio Schillaci. Dall’altra parte c’è la direttrice di Giurisprudenza Donatella Curtotti, sanseverese e fedelissima dell’ex rettore Maurizio Ricci, la quale nei giorni scorsi ha tuonato contro gli accordi in favore di Lo Muzio di ampia parte dei dipartimenti di Unifg e lanciato l’accusa di “gioco sporco”. Da ultimo Curtotti ha ribadito di non darsi per vinta e ha lanciato la proposta di “un manifesto etico”, ergendosi a presidio morale dell’Ateneo daunio.

Da un lato il noi di Lo Muzio, che grazie al passo indietro dell’ottimo Gaetano Serviddio, direttore di Scienze mediche e chirurgiche, ha saputo dopo la prima votazione intessere l’accordo che ha accolto il volere diffuso di riunirsi intorno a un candidato unico di Medicina e costruire responsabilmente un'alleanza ampia.

Dall’altro l’io dell’irata Curtotti che, dopo aver impersonificato l’era del proprio mentore Ricci e del suo cerchio magico (le cui vicende sono state dettagliatamente raccontate su queste colonne negli anni), stavolta ha cercato di porsi come la candidata della discontinuità rispetto all’ex rettore Pierpaolo Limone, che nei tre anni di mandato ha saputo restituire armonia e serenità, sia nella comunità accademica che nei rapporti esterni.

 

Cangelli: “Spingersi fino a ergersi a simbolo di virtù etica è semplicemente grottesco”. Serviddio: “Occasione storica”

Fa specie sentir parlare di “manifesto etico” e di “accordi di sistema che rischiano di soffocare questo Ateneo” colei che ha definito l’ex rettore Maurizio Ricci “un servitore dello Stato” e lodato i sei anni di quel mandato. Anni in cui l’Attacco ha raccontato i numerosi casi di concorsi vinti dagli appartenenti al “cerchio magico” tra mille opacità, gli episodi in cui chi ha osato protestare o dare battaglia è stato letteralmente ostracizzato e trattato da reietto. Un periodo di cui davvero non si sente la mancanza in Unifg.

“Lealmente non sono riusciti a battermi: per provare a farlo hanno dovuto rompere un accordo già siglato, improvvisando intese fondate su proclami che non contengono alcuna idea di Ateneo”, ha tuonato in maniera smodata Curtotti giorni fa.

“Nonostante tutto credo ancora in questa Università e nella sua comunità accademica. Anzi, proprio la palese mancanza di stile, lealtà e serietà mi spingono a proporre un “manifesto etico” a cui può liberamente aderire ogni avente diritto al voto, chiunque non si riconosca in tutto quanto imbastito scorrettamente da e in favore di Lo Muzio. Ci avevo visto giusto, purtroppo, quando ho fatto dell’etica il punto centrale della mia campagna elettorale. Mi batto perché questa Università si dimostri più pulita ed eticamente più corretta. Solo così potrà sentirsi degna della città che la ospita e che, a parole (solo a parole), dice di voler cambiare”.

“È nella natura umana perdonarsi, trovare giustificazioni e persino dimenticare il male che si è fatto, ma spingersi sino ad ergersi a simbolo di virtù etica è semplicemente grottesco”, è stata la laconica riflessione - pur priva di riferimenti, ma chiarissima nel contesto universitario – fatta dalla professoressa Francesca Cangelli, che è dovuta arrivare al Consiglio di Stato per ottenere quella giustizia che le veniva negata da Ricci&Co. e alla quale è stato necessario cambiare persino dipartimento – approdando al Demet – pur di allontanarsi da Ricci&Curtotti.

Ha scelto, invece, di non replicare a Curtotti in alcun modo il professor Lo Muzio, che ha rivolto parole improntate a condivisione e apertura nell’appello finale alla comunità accademica ma ha anche confermato pacatezza e spessore istituzionale, come tre anni fa quando perse contro Limone. “Sicuramente confortato dal sostegno dei colleghi che hanno rinunciato in mio favore e di tutti coloro che si sono progressivamente riconosciuti nel mio programma, ho vissuto quest’ultima settimana come una delle più importanti della mia carriera. Con stima e fiducia voglio riconoscere a ognuno di voi il merito di avermi reso ancora più consapevole e responsabile del ruolo che, se lo vorrete, andrò a ricoprire”, ha affermato Lo Muzio.

“Il mio stile, plasticamente rappresentato dalla mia attività accademica e dagli impegni scientifici che ho sinora assolto, tratteggia il mio profilo e, soprattutto, connota il mio modo di essere all’insegna della più ampia disponibilità e apertura. Uno stile pacato che vorrei caratterizzasse la gestione amministrativa dell’Ateneo e i rapporti tra le diverse componenti al fine di aumentare la partecipazione, accrescere il senso di appartenenza all’istituzione, incrementare le sinergie con gli attori sociali e istituzionali esterni. Se eletto, sarò il rettore di tutti, lasciando la porta sempre aperta al dialogo. Vorrei essere il rettore di una Università che cresce perché grande è lo spazio delle proposte e ambiziosi sono gli obiettivi da portare a termine, una Università pluralista dove nessuno resta indietro. Questa mia impostazione di vita mi ha sempre portato a non esasperare mai i contrasti ma a saperli valorizzare ed a farli evolvere in costruttivi confronti di idee e di modi differenti di reagire a tutte le situazioni cui la vita accademica, spesso, ci mette davanti”, ha aggiunto Lo Muzio, che nel 2019 dimostrò come si può perdere con dignità e compostezza, pur dopo esser stato vittima di una ingiusta campagna elettorale improntata alla narrazione di uno scontro tra bianchi e neri.

“Già nelle avverse passate circostanze elettorali ho avuto modo di testimoniare, nei fatti, la mia capacità di affrontare con stile i momenti difficili. Lavorare con e mai contro in modo costruttivo ed inclusivo sarà, quindi, sempre ed in ogni occasione il mio modus operandi. E questa ritengo possa essere, soprattutto in questo momento storico, una buona base di partenza per concorrere a costruire, tutti insieme, la nostra Università del futuro”.

Mentre Serviddio parla, nel proprio appello conclusivo al voto in favore di Lo Muzio, di “un’occasione unica, tanto attesa, che certamente non possiamo mancare”.

“Nelle altre università pugliesi sono quasi 50 anni che non si elegge un rettore di Medicina: l’ultimo fu, a Bari, il professor Luigi Ambrosi, che annovera, tra i propri tanti meriti, il contributo fondamentale alla nascita della Facoltà di Medicina di Foggia”, ha aggiunto il docente barese.

“L’Area medica ha raccolto un grandissimo consenso, quasi la metà di tutte le preferenze. Giovedì vi chiedo di cambiare il corso della storia e permettere all’Area medica di esprimere il nuovo rettore dimostrando che le nostre divisioni non sono contrapposizioni, e soprattutto che siamo padroni e custodi della nostra dialettica interna. Giovedì abbiamo l’occasione per dimostrare che siamo capaci di guardare oltre le presunte contrapposizioni e di lavorare all’interno delle nostre differenze per costruire, insieme, una visione, una proposta, una governance. Occorre scegliere, giovedì, la miglior alleanza di governo e la più estesa area di aggregazione perché quanto più vasta essa si presenta tanto meglio riuscirà a garantire equità, giustizia, parità di opportunità e occasioni. Così come io ho saputo cogliere l’occasione, e non ho dubitato nemmeno un secondo tra la scelta di un ruolo e la mia comunità, chiedo a tutti voi di fare lo stesso e di esprimere un voto che, ve lo assicuro, non è limitato o circoscritto alla persona”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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