Indagine su criptovalute anche a Foggia, si fanno nomi di 2 imprenditori locali vicini all’antimafia sociale

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Una delle più importanti operazioni di polizia di livello mondiale è stata resa nota nei giorni scorsi, il 2 maggio infatti il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, l'Europol e le forze dell'ordine di almeno nove Paesi, dal Brasile alla Polonia, hanno rivelato l'esistenza dell'operazione SpecTor, una serie di indagini sul dark web che ha portato all'arresto di 288 persone in tutto il mondo – di cui 53 solo negli Stati Uniti – oltre che al sequestro di quasi una tonnellata di droga, 53 milioni di dollari tra contanti e criptovalute e 117 armi da fuoco. Contemporaneamente, l'Europol ha riferito che il blocco di Monopoly Market, un sito del dark web che era andato offline alla fine del 2021 in circostanze misteriose, è stato portato a termine dalla polizia tedesca, contrariamente a quanto ipotizzato all'epoca da molti dei suoi utenti, che sospettavano che gli amministratori del portale avessero messo in atto una truffa appropriandosi dei loro fondi. Questo a dimostrazione del fatto che vi è una crescente attenzione nei confronti dei mercati che si sviluppano in quella parte di internet più sommersa ed oscura. Non solo però per intercettare traffici illeciti di varia natura ma anche per monitorare gli investimenti (e i guadagni) realizzati grazie alle criptovalute.

Le nuove tecnologie, favorite dai progressi della crittografia - ovvero dell'applicazione di metodi che servono per rendere un messaggio comprensibile/intelligibile solo a persone autorizzate a leggerlo - e dalle evoluzioni della rete internet, stanno determinando un cambiamento radicale nell'economia globale, con particolare riferimento al settore finanziario, sotto il profilo delle modalità di scambio di beni, servizi e ogni attività finanziaria.

Tra le più significative applicazioni della tecnologia digitale al settore finanziario spicca la nascita e la diffusione, appunto, delle criptovalute (o valute virtuali), la più nota delle quali è il Bitcoin. 

La criptovaluta non esiste in forma fisica (anche per questo viene definita virtuale) ma si genera e si scambia esclusivamente per via telematica. Non è pertanto possibile trovare in circolazione dei Bitcoin in formato cartaceo o metallico.

Alcuni concetti tradizionalmente utilizzati per le monete a corso legale, come ad esempio quello di ‘portafoglio', sono stati adattati anche al contesto delle monete virtuali, per cui si parla di ‘portafoglio digitale/elettronico' (o wallet digitale/elettronico o semplicemente e-wallet).

La criptovaluta, ove ci sia consenso tra i partecipanti alla relativa transazione, è del tutto legale e può essere scambiata in modalità peer-to-peer (ovvero tra due dispositivi direttamente, senza necessità di intermediari) per acquistare beni e servizi (come fosse moneta a corso legale a tutti gli effetti). Oggi le criptovalute e i movimenti finanziari da essi generati sono normalmente tracciabili, tanto che è prevista anche una specifica tassazione delle plusvalenze, al 26%, con tanto di accertamenti e controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate che può risalire ai dati di coloro i quali investono in moneta virtuale.

Ma c’è anche un mondo sommerso in cui la criptovaluta è assolutamente anonima e non tracciabile e per questo suscettibile di utilizzi meno leciti, anche solo per occultare ricchezze e ricavi che così diventano, ipso facto, “esentasse”. 

E’ ciò che accade nel dark web, una parte del deep web: i due concetti sono molto diversi tra loro, nel deep web ci sono tutti i siti e le sessioni di un sito non raggiungibili tramite motore di ricerca e in cui sono presenti anche molti siti legittimi. Il dark web rappresenta solo una parte del deep web, quella più sommersa e profonda. 

Il dark web, però, può essere utilizzato anche per obiettivi nobili: proprio a causa della sua difficoltà d’accesso, questa parte della rete viene spesso utilizzata anche da attivisti dei diritti civili e della controinformazione, soprattutto nei Paesi dove vige una forte censura. Così facendo diventa possibile bypassare le severe leggi sul controllo delle informazioni (presenti in Paesi nei quali, per esercitare il diritto di parola e di pensiero libero, si rischia il carcere o la condanna a morte).

Ma poiché per accedere a questa parte oscura del web bisogna utilizzare delle tecniche particolari, essa si rivela perfetta per nascondere attività illecite, difficili da intercettare e da bloccare. E’ possibile ad esempio effettuare operazioni come bonifici in conti stranieri off shore o per l’appunto scambio di criptovaluta non rintracciabile.

Quando si inviano criptovalute Xmr nessuno può vedere l’indirizzo da cui è stata effettuata la transazione. Anche fornendo l’indirizzo del proprio wallet crittografico la nuova criptovaluta (che adesso sta spopolando: Monero) per ricevere denaro, nessuno può consultare i dati relativi alla transazione. Diversamente Bitcoin, Ethereum e simili hanno un registro delle transazioni pubblico dove la transazione in una determinata criptovaluta, compreso a quanto ammonta e da quale indirizzo è stata fatta, è visibile a chiunque sul web.

Non stupisce che Monero sia quindi diventata la criptovaluta preferita da hacker e frequentatori del dark web, proprio per l’altissimo livello di anonimato che garantisce.

Non è un caso, quindi, che la finanza, il settore bancario, i governi e le stesse forze dell’ordine stiano studiano il fenomeno con attenzione da ormai un decennio e oltre (l’esordio del Bitcoin risale al 2009) e anche le investigazioni si stanno intensificando. Lo confermano anche fonti della Procura di Foggia: sarebbero infatti in corso indagini su operazioni effettuate, dal 2019 a oggi, da due imprenditori locali peraltro, trapela, considerati vicini ad ambienti dell’antimafia sociale.

Al momento non sono noti altri dettagli ma non è escluso che la vicenda possa portare ad ulteriori sviluppi.

(Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 13 maggio 2023)

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testatina dillo al direttore WEB

 

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