Interdittive e scioglimenti, chi ne dubita è negazionista. Morra: “Incapaci di bonificare l’amministrazione controllata”

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Che la mafia ci sia a Foggia, così come in provincia, nessuno lo ha mai negato. È un dato di fatto. Ed è proprio per questo che le dichiarazioni rilasciate dal Procuratore Ludovico Vaccaro nei confronti del quotidiano l’Attacco e, più specificatamente, nei confronti del direttore Piero Paciello, risultano fuori luogo. E non solo perché basterebbe ripercorrere le inchieste giornalistiche, gli approfondimenti e le minacce subite da dai giornalisti – alcune rimbalzate anche agli onori della cronaca nazionale – per capire che mai si è paventata un’ipotesi del genere, ma finanche perché il tema affrontato dal quotidiano in questi ultimi mesi è un altro e riguarda sostanzialmente da un lato l’efficacia o meno delle misure giuridiche quali interdittive antimafia e scioglimento dei comuni per mafia e dall’altro lo spessore criminale delle organizzazioni mafiose foggiane capaci o meno di infiltrarsi nell’apparato amministrativo locale influenzandone l’azione. Argomenti su cui, come in molti sanno e ad altri purtroppo sfugge, ci sono diverse posizioni, a volte anche contrastanti.

“Non sono molto informato su ciò che sta avvenendo in città, ho però saputo di essere stato tirato in ballo su alcuni temi – spiega a l’Attacco Nicola Morra già presidente della commissione antimafia – prima di esprimermi però, devo leggere. Una cosa è certa: a Foggia la mafia esiste e credo che nessuno possa negarlo. Le interdittive, esattamente come gli scioglimenti, devono essere sottoposte a revisione normativa perché così come sono disciplinate non impediscono affatto il reiterarsi di comportamenti criminali e mafiosi. Le interdittive – specifica – stavano iniziando dare i primi risultati importanti quando nel 2021 il Governo Draghi decise di riformarne la disciplina e piuttosto che mettere a sistema ciò che di positivo si era appreso, si è deciso di indebolire l’azione preventiva che lo strumento svolgeva andando a indebolire di fatto l’istituto. Qualche giorno fa il Fatto Quotidiano ha dedicato un’analisi sui risultati decisamente più scadenti – quantomeno sul piano quantitativo – ottenuti negli ultimi mesi”.

“Se nell’arco di 30 anni si arriva a sciogliere per quattro volte il Comune di Napoli significa che questa azione non è stata capace di bonificare l’amministrazione controllata. In tutti gli scioglimenti le amministrazioni comunali vengono poi guidate da commissari prefettizi – rimarca Morra – una delle misure più significative per evitare l’infiltrazione è la trasparenza. Bene. Sappiamo tutti che per legge esiste una sezione sui siti istituzionali che deve essere esaurientemente compilata così come la disciplina legislativa impone. Se poi gli stessi commissari prefettizi, come abbiamo verificato, non adempiono ad obblighi di legge, a maggior ragione gli amministratori eletti dal cittadino penseranno di potersi sottrarre a un obbligo che gli stessi rappresentanti dello Stato non onorano. Credo quindi che dovremmo fare molti più scioglimenti, comminare molte più interdittive. Ma se queste non portano frutti e a distanza di 5/9 anni si torna a sciogliere dovremmo ad esempio richiamare i commissari e chiederli quale efficacia abbia avuto la loro azione. Perché un conto è fare il commissario recandosi in Comune dal lunedì mattina al venerdì sera, un altro è invece farlo essendo personale in quiescenza e andando in Comune il martedì per poi andar via il giovedì come spesso accade purtroppo, lasciando in mano alla tecnostruttura, ai dirigenti comunali e agli amministrativi poteri che dovrebbero essere esercitati da loro stessi”.

“La criminalità foggiana – puntualizza infine Morra - è arrivata in più occasioni a creare truffe per ottenere indebitamente finanziamenti europei. Per fare queste cose bisogna avere competenze da colletti bianchi. Tali azioni richiedono l’impiego di dottori commercialisti, consulenti aziendali e avvocati. A differenza di quella garganica, più arcaica e legata a cicli produttivi che orbitano intorno alla pastorizia e all’allevamento, quella foggiana ha fatto il salto di qualità”.

A commentare la diatriba tra il direttore de l’Attacco e il procuratore Vaccaro anche Francesco Arcuri, presidente provinciale di Sos Impresa. “Non conosco molto ciò che è accaduto, non posso però credere che il direttore Paciello abbia potuto negare la mafia dato che vi sono sentenze passate in giudicato che l’affermano. Una cosa è certa: abbiamo diversi tipi di criminalità: mafia, criminalità comune e organizzata, ciascuna delle quali richiede un diverso tipo di contrasto specifico. È importante combatterle tutte”, conclude Arcuri che sull’efficacia delle due misure giuridiche applicate ha poi detto: “I medicinali sono utili? Se un medicinale viene assunto in misura superiore o inferiore al dosaggio prescritto quali effetti potrà mai avere su una persona? Credo che queste diatribe possano produrre solo effetti negativi sulla città. Vorrei anzi che queste persone – che conosco e che so che possono apportare effetti positivi alla comunità – avessero in alcuni casi atteggiamenti diversi. Sono e resto però disponibile al confronto qualora mi fosse richiesto”.

“Non conosco i fatti, credo però che nessuno possa negare l’esistenza della mafia a Foggia – ha commentato Giovanna Belluno Panunzio – la mafia c’è. Purtroppo i fari si sono accesi solo da poco, dal 2017, dalla strage di San Marco in Lamis. La mafia esiste almeno dal ‘94, da quando venne messa nero su bianco dopo il maxi processo Panunzio”.

“Ho letto qualcosa su questo scontro che mi ha lasciato perplesso e ci ha allarmati – dice Dimitri Lioi, presidente dell’Associazione Panunzio – non entrerò nel merito ma potrebbe essere uno scadimento del dibattito. Ciascuno deve fare il proprio compito senza attaccare le persone, ma criticando magari le idee. Non facciamo guerre tra testate giornalistiche per interposte persone e posizioni – è l’appello di Dimitri Lioi – i mass media locali hanno un ruolo decisivo in città, hanno un ruolo fondamentale nell’innalzare il livello del dibattito, nel fare informazione e denuncia. È un appello che faccio ai giornalisti, agli editori, agli imprenditori, ai politici e ai rappresentanti delle istituzioni. I giornalisti devono essere salvaguardati perché devono essere liberi di poter svolgere un compito fondamentale”.  

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testatina dillo al direttore WEB

 

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