Flop all’atteso appuntamento per l’ingresso di Foggia nel circuito: “Non si può fare, manca quota del Comune”

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C’è delusione tra gli attivisti del territorio per il mancato riconoscimento (almeno per il momento) del capoluogo dauno quale luogo ufficiale di sosta e attraversamento di uno dei tracciati storici più importanti al mondo. La discussione sul punto era stata fissata al 26 maggio dall’Associazione europea della Via Francigena (presieduta dall’onorevole Massimo Tedeschi) all’interno dell’assemblea generale Aevf svoltasi a Calais, in Francia. Ma come ha riferito lo stesso Tedeschi a l’Attacco: “Non abbiamo potuto ammettere il Comune di Foggia all’associazione – ha spiegato – perché non è ancora avvenuto il perfezionamento dell’iscrizione con il pagamento della quota associativa, come contempla il nostro regolamento. Nell’ultima assemblea generale abbiamo invece formalizzato l’annessione di 17 nuovi enti. Foggia non è tra essi perché sussiste ancora quest’intoppo burocratico. Se il Comune è davvero intenzionato ad entrare nel tracciato ufficiale Aevf – ha rilanciato Tedeschi - dovrà adempiere al saldo dell’iscrizione così che nella prossima assemblea generale, fissata per il 20 ottobre a Pavia, potremo deliberare in merito”.

l’Attacco ha dovuto registrare, allora, lo sconforto di Michele Pesante per questa nuova impasse. Il presidente dell’associazione Tratturi e Transumanze (ex consigliere comunale dell’assise foggiana nonché già dirigente dell’Ufficio Parco Tratturi della Regione Puglia), che da anni lotta per l’ingresso del capoluogo dauno nel tracciato ufficiale della secolare via sacra, ritiene dunque “grave” la svista probabilmente imputabile alla tecnostruttura di Palazzo di Città.

“Nella delibera in cui i commissari del Comune di Foggia dispongono l’adesione del capoluogo dauno all’Aevf c’è anche l’indirizzo esecutivo impartito al dirigente del Servizio Cultura (all’epoca dei fatti Maria Concetta Valentino, poi rimpiazzata con Giuseppe Marchitelli, ndr) di procedere all’impegno di spesa annuale di 1.950 euro quale quota necessaria per l’iscrizione all’associazione europea. Perché, allora, non vi è stato dato seguito dagli uffici comunali competenti?”, si domanda rammaricato Pesante, che ora teme possa essere vanificato tutto il lavoro propedeutico svolto affinché Foggia assurga a tappa ufficiale della Via Francigena, tracciato che, oltre a rivestire grande importanza storico-naturalistica, porterebbe certamente nuovo impulso turistico ad una città che ne ha tanto bisogno, dal momento che la Via Francigena conta 4 Paesi europei coinvolti (Regno Unito, Francia, Svizzera, Italia), circa 230 soci tra Comuni, Province e Regioni nonché, tra essi, solo in Italia 180 enti istituzionali, di cui circa 160 enti municipali. Un circuito appartenente al cosiddetto “turismo lento” tanto in voga negli ultimi anni e che, dunque, fa gola a sempre più persone in cerca di esperienze autentiche.

E pero, “così si torna al punto di partenza – commenta Pesante -. E’ già accaduto in passato: c’è sempre qualcosa che frena l’esito positivo dell’iter di adesione del Comune di Foggia. Ora, se tutto va bene, bisognerà attendere, ancora, ottobre: tutto ciò è avvilente”.

Ricapitolando, il 7 dicembre 2022 la commissione straordinaria in seno a Palazzo di Città (allora guidata da Marilisa Magno, poi dimessasi e sostituita con Vincenzo Cardellicchio) aveva approvato la delibera con cui si chiede che Foggia sia ammessa nell’Aevf, la quale certifica (su guida e app) i cammini ufficiali della secolare via sacra dei pellegrini. Pesante, con rinnovato entusiasmo, aveva definito quella delibera “un fatto storico”. Ad aprile aveva anche inviato una lettera in corso Garibaldi affinché la prima azione concreta sul tema non fosse vanificata. “Dopo anni di latitanza, di assenze e trascuratezze – aveva scritto Pesante nella missiva - il Comune di Foggia ha finalmente avviato l’iter per il riconoscimento del capoluogo dauno come luogo di sosta e di attraversamento della Via Francigena-Micaelica. Decisione storica, di grande valore simbolico e morale.

La richiesta è stata inviata dal Comune all’Associazione europea delle Vie Francigene, il cui Comitato direttivo presieduto dall’onorevole Massimo Tedeschi ha rinviato a maggio la decisione di accoglierla. Ora – aveva chiesto Pesante a Cardellicchio - è indispensabile che il Comune di Foggia promuova un incontro con la Regione Puglia, in particolare con il referente Aldo Patruno (direttore del Dipartimento regionale Turismo, economia della cultura e valorizzazione del territorio, ndr) per ben definire il percorso e il tracciato che interessa la città di Foggia. Se ciò non avviene – il monito dell’ex consigliere comunale - il direttivo dell’Aevf non può decidere e si rischia di vanificare tutto il lavoro finora prodotto. Per tali motivi, il sottoscritto Michele Pesante chiede alla signoria vostra (Cardellicchio, ndr) un incontro per concorrere a completare l’iter di questa importante decisione legata a favorire l’ingresso della città di Foggia nel percorso della Via Francigena-Micaelica, dal momento che il capoluogo dauno è stato in passato ingiustamente escluso da tale tracciato”.

Incontro effettivamente avvenuto una ventina di giorni fa, in cui Pesante aveva consegnato a Cardellicchio l’ipotesi cartografica provvisoria - da vagliare ed eventualmente approvare in stretta sinergia con la Regione Puglia – in cui, sulla base degli studi di autorevoli storiografi, il capoluogo dauno risulterebbe pienamente parte del tracciato francigeno battuto nei secoli dai pellegrini. Ma, oltre alla necessaria interlocuzione tra Comune e Regione tanto caldeggiata da Pesante per una definitiva pianificazione progettuale, il problema, al momento, è più semplicemente di natura pecuniaria.

Peccato perché per il presidente Tedeschi Foggia ha tutte le carte in regola affinché la cosa vada in porto. “Primo criterio per l’ammissione è la fedeltà storica rispetto ai percorsi tradizionalmente battuti dai pellegrini nel corso dei secoli: la città di Foggia, allora, rientra ampiamente in questo discorso. Ciò – aveva già evidenziato il presidente Aevf a l’Attacco - è testimoniato da autorevoli fonti storiografiche (da Infante a Calò Mariani, passando per Jean-Marie Martin, ndr) che indicano nell’asse Troia-Monte Sant’Angelo, passando per il capoluogo dauno (e la sua via Arpi, ndr) nonché per Siponto (e la sua Basilica, ndr), uno dei tradizionali itinerari storici. Viene spiegato – aveva raccontato Tedeschi - pure nella relazione che il Comune di Foggia ha inviato all’Aefv per supportare la bontà della sua richiesta. Ma, a monte di un’ammissione, c’è anche una motivazione pratico-logistica: annoverare nell’itinerario una grande città come Foggia consente al camminatore di usufruire di servizi che in altre realtà non troverebbe”.

La relazione comunale, in sostanza, racconta ciò che Pesante definisce: “Un tracciato bellissimo, in cui c’è il Foggia-Campolato che si dipana per via Manfredonia, lungo un tratto alberato e servito da punti di ristoro, fino ad Amendola. Da cui, poi, si va nei campi, in area di transumanza coincidente con il sistema viario francigeno: così da Località Signoritto, tra l’altro luogo da cui parte pure un sentiero che giunge a San Giovanni Rotondo solcando la Valle dell’Inferno, inizia il percorso che porta a San Salvatore, Masseria Tomaiolo, Pulsano, Monte Sant’Angelo”. Quanto Pesante racconta è testimoniato anche nelle cartografie di rara bellezza disegnate da Antonio Nunzio Michele nel 1686.

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