Comune di Foggia, Conte vuole Furore: i rovelli dell’europarlamentare. Mainiero, è rottura con M5S e Cusmai

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E’ un weekend che ha cambiato radicalmente gli scenari politici foggiani quello appena trascorso. Se nei mesi scorsi il commercialista Giuseppe Mainiero, leader della civica Resto a Foggia, pareva poter rappresentare il candidato Sindaco di una coalizione con M5S e civici emilianisti adesso è evidente la frattura venutasi a creare con entrambe le formazioni. Il leader Giuseppe Conte ha detto chiaramente, incontrando i suoi a Foggia, di volere l’europarlamentare Mario Furore, il quale ha deciso di chiudersi nel riserbo per diversi giorni in attesa che il quadro si chiarisca. Se l’assessora regionale Rosa Barone, stando a persone a lei vicine, coltivava il sogno di diventare sindaca della propria città, tale ambizione non era e non sarebbe invece nei pensieri di Furore, che deve svolgere un altro anno di mandato a Bruxelles.

Le sue perplessità non dovrebbero nemmeno esser legate a eventuali veti da parte del Pd per via della sua indole barricadera che negli anni lo ha portato ad attaccare i dem su molteplici questioni.

“Adesso che governano assieme in Regione è impossibile che dal Pd qualcuno gli dica di no, peraltro i dem dovrebbero opporgli un proprio nome che al momento non pare esserci”, commentano a l’Attacco alcuni emilianisti. 

Quel che appare evidente è come le strade di Mainiero e di 5S/civici di Rosario Cusmai si siano separate, col primo che si sente tradito. Già da una settimana circa l’ex meloniano, grande oppositore di Landella, aveva anticipato ai potenziali alleati che entro il 12 giugno avrebbe annunciato la corsa a primo cittadino, come già fatto nel 2019. E così ha fatto, con un chiarissimo comunicato stampa diffuso domenica scorsa finalizzato a mettere i contiani con le spalle al muro. Una reazione obbligata dopo il tavolo della costituenda coalizione giallorossa, che sabato mattina si è riunita in via Isonzo, sede Pd, alla presenza di coloro che quattro anni fa sostennero Pippo Cavaliere nel ballottaggio contro Franco Landella. Non invitati il candidato Sindaco Nunzio Angiola, renziani e calendiani.

Gli inviti sono stati inviati dal segretario cittadino Pd Davide Emanuele ma a contattare Mainiero è stato il coordinatore provinciale M5S Mario Furore. L’ex consigliere comunale ha mandato al proprio posto l’avvocato Michele Di Carlo. “Giuseppe non è andato al tavolo perché se lo avesse fatto avrebbe poi dovuto restarci. E’ chiaro che quando i pentastellati si sono seduti a quel tavolo Giuseppe già non era più il loro nome”, evidenzia a l’Attacco un addetto ai lavori. 

La riunione è stata fortemente incentrata su Mainiero e sull’ampliamento della coalizione a Resto a Foggia. Totalmente contrari si sono detti Mario Nobile (segretario provinciale di Sinistra Italiana e referente della Comunità politica), l’ex consigliere comunale Antonio de Sabato (Progetto Concittadino) e i Verdi di Fabrizio Cangelli. Da parte dei maggiorenti Pd e M5S, invece, c’è stato un placet. 

L’annuncio fatto domenica da Mainiero ha provocato disappunto tra i contiani, che si sono sentiti messi in difficoltà. Una telefonata di chiarimento c’è, però, stata tra il commercialista e Furore, mentre nessuna interlocuzione è avvenuta col leader dei civici emilianisti Cusmai. 

“Il comunicato di Mainiero serviva a ribadire che lui è alternativo al Pd e che non riconosce il tavolo tenuto sabato”, spiegano a l’Attacco fonti vicine al candidato Sindaco. “Il M5S deve chiarirsi, se bisogna costruire un progetto alternativo al sistema che ha dominato a Foggia negli ultimi tre decenni non ci si può presentare col Pd. A Foggia il sistema è stato espresso dal Pd e dal centrodestra. Tuttora Consorzio ASI, Confindustria, Camera di commercio, le ASP sono in mano al Pd ovvero a Raffaele Piemontese”.

Insomma, per Mainiero si è trattato di un modo per conservare la propria autonomia ed evitare di essere inglobato nella coalizione piemontesiana. 

“Non ha voluto farsi ingabbiare a quel tavolo politico, volevano imbrigliarlo e anestetizzarlo”, proseguono i beninformati. “Se Furore tornerà a voler esprimere un modello alternativo al Pd e al tradizionale schema centrodestra-centrosinistra allora il rapporto con Giuseppe riprenderà. Ma così stando le cose si è di fronte ad una coalizione succube di Piemontese, alla quale non basta Furore come candidato sindaco per scompaginare il sistema di potere finora dominante a Foggia, che ora sta corteggiando Mario e Rosa Barone. Serve, peraltro, un esperto, uno che sappia usare la sciabola e non il fioretto. Il progetto di Giuseppe era partito come un’operazione guidata da M5S e Resto a Foggia. Furore si è fatto infilare in un tavolo dove è stato fatto un referendum su Giuseppe, che si intendeva imbrigliare alla coalizione ma non come candidato sindaco. Il Pd vuole anestetizzare la roccaforte dei 5S in Italia, ovvero Foggia. Per i contiani questo è un abbraccio mortale, se i 5S si legano al Pd muoiono. Se il processo di cambiamento lo lasci guidare al Pd quel processo non è più credibile, è il partito del sistema. Non si può predicare bene e razzolare male. Mainiero e Piemontese non possono stare insieme. Mario Furore rischia di essere un ostaggio del Pd, cosa che Giuseppe non ha voluto essere”. 

Questa settimana sarà sabbatica, in attesa che Furore decida cosa fare. Il prossimo incontro del fronte giallorosso sarà giovedì ma potrebbe rivelarsi meramente interlocutorio. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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