Cardellicchio: “Foggia è implosa, è una salita. Il vagone rimasto indietro del treno pugliese, da riagganciare”

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Sono trascorsi esattamente tre mesi dall’insediamento a Foggia del prefetto a riposo Vincenzo Cardellicchio, originario di Campobasso, quale nuovo componente della commissione straordinaria del Comune capoluogo dopo le dimissioni della prefetta Marilisa Magno. Guiderà l’organismo fino al ritorno alle urne dei foggiani, verosimilmente a novembre, dopo una gestione straordinaria che avrà allora raggiunto la durata monstre di 29 mesi essendo iniziata a maggio 2021 con le dimissioni del sindaco Franco Landella e poi proseguita con lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Rispetto a Magno, che amava assai poco parlare alla stampa, il molisano è apparso molto più aperto e collaborativo. Il direttore de l’Attacco lo ha intervistato per un primo bilancio. 

Che idea si è fatto di questa città in questi mesi?
Foggia è una città che è stata ferita, non soltanto dalla seconda guerra mondiale, che ha pagato dei prezzi ingiusti ma che ha anche qualche colpa. L’idea che mi sono fatto è che la città si è chiusa in sé stessa, ha pensato un po’ troppo egoisticamente a sé. E come la stessa criminalità pensa di aggredire l’economia locale non pensando al futuro dei propri figli, così ha fatto anche la città. Non si è aperta. Io penso che Foggia debba aprirsi molto di più, sia verso Napoli che verso Bari. 

Ci sono altre città del Sud che le ricordano Foggia?
Forse Foggia è davvero un unicum perché è così grande e anche ricca. E’ implosa ma ha gli strumenti e le possibilità per tornare a un passato che era molto più glorioso del presente. Può essere un traino per la Puglia, la porta d’ingresso della regione.

Pensa che ci siano limiti in questa classe dirigente e politica?
Il treno della Puglia è veloce, lanciato. E’ oggi una delle regioni più importanti d’Italia, non solo del Sud. Bari è diventata una capitale. Il vagone rimasto indietro è incredibilmente proprio quello di Foggia, perché è quello più grande e ricco. Va riagganciato. Ho incontrato una classe politica mediamente di alto profilo, non è vero che sia scarsa. Tutt’altro. Ci sono individualità molto vivaci che però da sole non sono capaci di raccogliere il consenso che meriterebbero per la loro intelligenza. 

Come se lo spiega?
Per la crisi dei partiti, probabilmente. Il dibattito pubblico non basta ancora, a Foggia ci vorrebbero molte più occasioni di confronto per crescere. 

Dove vede agenti e attori di innovazione a Foggia? Da dove può partire il cambiamento?
L’origine agroalimentare di Foggia non può esser dimenticata. Accanto, però, bisogna tener conto che esiste nella pianificazione di un’attività industriale un primo esame: dove vado a collocare la mia impresa. Vengo sollecitato a guardare la dimensione della zona industriale di Foggia. Tutti mi dicono che è piena. In realtà c’è domanda senza risposta. L’agroalimentare e la zona industriale sono gioielli su cui bisogna lavorare. Lì vedo lo sviluppo economico. Lo sviluppo politico è in un dibattito culturale che va coltivato. Penso alla produzione culturale nel mondo, al successo del Pride senza alcun problema. Questa città ha una capacità culturale che va solo messa a frutto.

Quanto ha inciso la patente di mafiosità?
La procedura per arrivare ad uno scioglimento per mafia è lunghissima. Da un’analisi delle sole forze di polizia si passa ad un’analisi molto più allargata, che coinvolge magistratura e settori economici. Si arriva ad una proposta, esaminata dagli uffici interni del Viminale e poi portata all’attenzione del decisore politico che la condivide coi ministri e con gli uffici del Quirinale. Questo iter per Foggia è stato molto lungo e sofferto, perché per un capoluogo di provincia è un fatto gravissimo che venga sciolto per mafia. Una buona parte della città ha il viso ancora rosso per lo schiaffo ricevuto. Quel rossore dovrebbe imporre una reazione a tale condizione. Di certo ha inciso negativamente, sull’economia l’aggressione era evidente a chi non veniva più volentieri a investire a Foggia. Quell’economia persa è il danno più grave che la mafia arreca alla città. 

Crede che queste misure di prevenzione antimafia siano congrue con uno stato di diritto ed efficaci?
La mia idea è molto simile a quella dell’attuale ministro Piantedosi. La necessità che gli strumenti siano attualizzati agli eventi è fondamentale. Il Paese ha reagito con un sistema di norme che si è affinato via via. Ricordo le prime certificazioni antimafia, che bloccavano il Paese. Le norme, dopo un esercizio muscolare, vanno adeguate. Oggi le white list hanno dato un’ulteriore accelerazione.  Lo stesso ministro ha anticipato una valutazione, che io ritengo opportuna. Credo che i termini così lunghi di gestione siano eccessivi e che i poteri siano troppo poco muscolari rispetto a determinate esigenze. Lo scossone deve servire alla società civile per reagire, poi serve tale reazione. Non ci si può adagiare sui commissari, queste cose non possono andare per le lunghe. Non ho mai chiesto i sei mesi di proroga per un commissariamento. La norma lo prevede come fatto eccezionale, io lo ascriverei alla eccezionalità. La proroga tout court, a parte l’indigeribilità di una indennità mensile, porta a un periodo lungo che fa assuefare la democrazia a un modello che non è quello giusto. Il rossore si intiepidisce, invece deve rimanere. La vergogna per quanto successo deve essere reazione. Qui si sono alternati prefetti di grande qualità e sono testimone di quanta sofferenza e attenzione ci siano state per arrivare alla proposta finale dello scioglimento. Queste decisioni non si assumono con leggerezza, assolutamente no. Era evidentemente proprio necessario ma coi parametri che ci siamo detti. 

Quindi non è stato un blitz politico? Ci sarebbe da chiedere al ministro Salvini che idea si sia fatto di quanto avvenuto a Foggia.
Assolutamente no. La necessità di un intervento non è legata all’ultima stagione elettorale. Gli esami che gli organismi hanno fatto non erano legati all’ultimo miglio.

E Salvini?
Lui è un entusiasta.

Cosa ha fatto in questi primi mesi? Cosa avrebbe voluto fare in più?
Consapevoli di tutto quello che c’è in cantiere a Foggia c’è da esser sereni per il futuro. Pensavo inizialmente che questa città fosse una pianura, invece è una salita. E’ tutto un po’ complicato ma l’orizzonte è buono. Rispetto alle cose fatte alcune sono una realtà. Penso al caso emblematico di Lioce (l’80enne accumulatore seriale trovato morto in casa, fatto dopo il quale è stata istituita una cabina di regia per monitorare degrado abitativo e isolamento sociale, ndr). Abbiamo avuto una capacità di reazione pur con un apparato malconcio come il nostro. Dopo quel fatto noi abbiamo costruito un modello unico nel Paese, apprezzato da tante altre realtà, e l’abbiamo messo in opera su altri due casi almeno che ci avrebbero portato di nuovo sulle cronache nazionali. Io da cittadino di Foggia mi sono non vergognato, di più. Avrei voluto far qualcosa che non ho potuto fare. Siamo intervenuti su due situazioni anche peggiori, con appartamenti di famiglie disastrate pieni di blatte e topi. Abbiamo ripulito quelle case e fatto tornare quelle persone. 

Quante strade sono state rifatte?
Poche ma è l’avvio del processo. I km di strada da rifare sono veramente tanti, la città per un po’ soffrirà anche di questo. Ho l’ansia per il Ferragosto, i lavori nella piazza spero finiscano prima. Stiamo cercando di stringere i tempi. Stiamo rimettendo mano a un sistema di controllo modificando le telecamere e le capacità di lettura con analisi delle certificazioni assicurative e delle revisioni dei veicoli. Non più solo lettura delle targhe. Stiamo modificando il sistema dei flussi veicolari e pedonali per capire le aree geografiche commerciali. Si intende portare gli uffici comunali ad una banda larghissima, vogliamo offrire alle famiglie uno strumento più veloce. Ho in mente Bari e Napoli, serve un modello di crescita 5.0. 

Se dovesse indicare tre risultati del suo lavoro qui quali direbbe?
Parlerei delle tre gambe del tavolino di un commissario. La prima è cercare di non far sentire solo il cittadino che ha dovuto misurare la propria vita con una prepotenza non contenuta. Il cittadino deve sentire il commissario al proprio fianco. La seconda gamba è lasciare i conti in ordine, che non significa solo il bilancio ma anche regole, principi, modalità. Comprende anche riattivare entrate che erano state abbandonate, come quelle legate agli immobili comunali da cui non si riscuoteva un adeguato canone, come avveniva anche per qualche ente importante. La terza gamba è culturale: aiutare specie i più giovani a ricevere anticorpi sufficienti perché quanto avvenuto in passato non si ripeta in futuro. Questo è l’obiettivo più complicato. 

Su Amiu Puglia avrebbe fatto la scelta dell’affidamento diretto?
Quella scelta presuppone un’analisi che io non ho compiuto. E’ una partecipata e come tale se c’è la devo far funzionare. Ad oggi il fine primario è raggiungere, nei tempi dati, gli obiettivi del contratto. Penso che questo sia ciò a cui bisogna tendere oggi. Non ho il prosciutto sugli occhi. La sostituzione di un cassonetto costa 2mila euro. Foggia è grande, pensare di scoccare le dita e averli sostituiti non è realistico. I bidoni più grandi, quando sono posizionati nei mercati, spariscono e diventano contenitori di acqua fresca in giro per l’Italia. Lo sappiamo. Ci possiamo arrendere a questo? No. La forza di avere un contratto è poterne pretendere l’osservanza. La campagna informativa è pronta a partire entro l’estate. La differenziata ha avuto i primi strumenti, si stanno acquistando i bidoni. Il tempo che sto dando ad Amiu è sempre ieri. Non lascio molto margine di colloquio, ho preteso un cronoprogramma delle attività per poter controllare dove e quando. Tre vigili urbani a costituire la squadra ambiente possono mai essere sufficienti? Fa ridere solo dirlo. Ce ne vorrebbero, come minimo, tre volte tanto. Credo di aver chiamato almeno quattro volte Amiu da quando sono qui, sono sempre venuti in forze. Credo che l’impresa abbia capito che quello con Foggia è un contratto importante, su cui non riceverà sconti.

Ci furono molte polemiche prima del suo arrivo sull’assenza di concorsi per le assunzioni nella tecnostruttura comunale e sulla mancata rotazione dei dirigenti. Che risposte può fornire?
Sono un sostenitore dei concorsi. Ritengo che una città capoluogo debba farli affinchè i Comuni più piccolini possano giovarsene, e non il contrario. Nell’immediatezza lo strumento per sopravvivere è ovviamente attingere alle graduatorie di altri enti ma non è quella la strada. Il Comune di Foggia ha la necessità di fare molti concorsi. L’apparato burocratico si deve sostenere con una robusta immissione di personale, giovane e preparato. 

Non ha la sensazione che il dibattito pubblico ora sia tutto schiacciato sul tema della legalità, da destra a sinistra? Quando si inizierà ad immaginare il futuro di Foggia?
In questi mesi ho conosciuto tanti foggiani socialmente e culturalmente evoluti, anche alcune eccellenze. Non ho alcun dubbio sulla capacità di Foggia di esprimere una classe politica adeguata all’amministrazione. Ho però anch’io la sensazione che il dibattito sia ancora acerbo. 

Ha conosciuto il nuovo rettore di Unifg? Che ne pensa?
E’ diverso dal precedente. Conoscevo Limone per i frequenti contatti tra Unifg e l’Università del Molise, di cui continuo a occuparmi. Fare il rettore è molto complicato, peraltro di un Ateneo molto lanciato che necessità di spazi in questa città. Lo Muzio mi sembra muscolarmente molto pronto ad affrontare questa sfida, che necessita di tempi lunghi.

Sul piano urbanistico dove vede gli assi di sviluppo a Foggia?
Il PUG dovrà essere luogo di scontro del prossimo consiglio comunale. Sul PUG si litiga, bisogna far prevalere la propria idea di città. Per come la vedo io, gli assi su cui si dovrebbe lavorare sono gli ingressi di Foggia che vanno curati e tolti all’abbandono. Anche la mia logica di prefetto-poliziotto mi porta a dire che serve mettere intorno alla città una cinta telematica. Poi deve esserci la cura del cuore di Foggia. L’idea del bello deve partire dal centro per arrivare alle periferie. Fare il contrario non funziona.

Il progettista del PUG, il professor Karrer, parla per Foggia di urbanistica sartoriale, immaginando un lavoro di riammagliamento e riconnessione. Il suo predecessore, il padre del PRG Benevolo, pensava di connettere gli odierni Campi Diomedei con la villa comunale. 
Sono provocazioni utili. Gli architetti sono maestri, Foggia si presta a queste operazioni. Non c’è dubbio. Ci sono tante città, qui, che paiono vivere in autonomia. Sembra la logica delle borgate del dopoguerra. Oggi ci sono strumenti per creare un modello a stella, che considero quello ideale: un centro che rimanga attrattivo, che sia il salotto buono della città, e una periferia dove valga la pena vivere la propria esistenza. Questo modello è ancora possibile per Foggia. Certo ora ci troviamo con diversi problemi da risolvere, come la stazione ferroviaria oggi al centro di una vicenda amministrativo. Insieme alla Regione vorrei confrontarmi al tavolo con Ferrovie. Abbiamo una bella lista di cose da avere da Ferrovie, serve un coinvolgimento progettuale. Devono essere rispettosi delle città, è un obiettivo primario per Foggia. L’obiettivo di riunire le varie parti cittadine passa anche da questo. C’è da ragionare.

Il centinaio di famiglie foggiane che da decenni vivono a Borgo Mezzanone, territorio di Manfredonia, ma hanno sempre continuato a votare a Foggia. Come si interviene per risolvere questo atavico problema, come li si fa tornare a Foggia?
Era una situazione di anomalia unica, un disastro burocratico-amministrativo in cui il Comune di Foggia nella disperazione si era prestato ad una soluzione dalla fantasia amministrativa inaccettabile. Oggi bisogna rimettere ordine, tornare ai principi del diritto amministrativo. E’ un problema anagrafico, il Comune ha risolto la propria vicenda amministrativa. Oggi sono famiglie che vivono in un paese diverso. Mi interessa molto di più la bomba sociale di Borgo Mezzanone, che mi toglie il sonno. C’è un modello di accordo sottoscritto dal Comune di Foggia, assente nella prima fase. Borgo Mezzanone è più vicino a Foggia, su cui gravita. Ci sarà condivisione col Comune di Manfredonia. L’obiettivo primario deve essere distruggere il caporalato. 

Che interlocuzione ha aperto col Comune di Manfredonia?
Abbiamo costituito con ogni borgo un gruppo di lavoro. L’interlocuzione è diretta col Politecnico di Bari, mediata dal prefetto col Comune di Manfredonia. Ci incontriamo in Prefettura.

Rispetto al PNRR?
Sulla mia scrivania ogni mattina ci sono le cartelline relative al PNRR e ai lavori pubblici. Il PNRR è una questione monitorata quotidianamente, non registro ritardi. Con la Regione mi sono già proposto come catalizzatore di risorse che dovessero avanzare ma già gli attuali 54 milioni di euro sono una cifra colossale. Non abbiamo risorse umane sufficienti ma la partita la stiamo giocando. Sono stati aggiudicati altri appalti. I sistemi di controllo ci sono, saranno tutti attivati. Se avessimo più ingegneri per seguire tutto sarei più sereno ma il risultato lo raggiungeremo comunque.

(Piero Paciello e Lucia Piemontese - l’Attacco)

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