Una finestra sul mondo dell'architettura, un modo per aprire un dialogo con le comunità del territorio. Anche Foggia ha partecipato alla giornata nazionale Open. Venticinque studi di architetti di Capitanata si sono ritrovati, dalle 17 alle 23 di venerdì sera, a Palazzo Dogana, per animare uno dei luoghi simbolo della città. “Dal 2017, Il consiglio nazionale degli architetti organizza Open Studi Aperti in tutta Italia”, ha spiegato il presidente provinciale Francesco Faccilongo.
“Open Studi Aperti è una manifestazione che accomuna idealmente tutti gli studi italiani in un unico grande evento diffuso su tutto il territorio nazionale nell’ambito del quale gli studi di architettura aprono contemporaneamente le loro porte al pubblico. Un grande evento che ha portato l’architettura nelle piazze e le piazze nei nostri studi, coinvolgendo migliaia di persone, la stampa, radio, e tv locali. È un’occasione per far conoscere il mondo dell’architettura al grande pubblico e ai non addetti ai lavori. L’Ordine della provincia di Foggia, da sempre, si è reso partecipe nella diffusione di questo evento, aprendo anche la propria sede per i giovani architetti e molti sono stati gli studi che hanno aderito in diverse città della provincia. Il 2018 e il 2019 hanno segnato l’inizio degli eventi collettivi nelle città di Foggia, Lucera e Apricena e la condivisione dei progetti di architettura è stata raccontata attraverso musica, arte, e performance”, ha concluso Faccilongo.
“La nostra missione è quella di costruire un’identità comune fondata su principi che siano un comune denominatore attraverso i quali si amplifichi il nostro ruolo sociale. Ecco perché proprio in questo anno va costruito un manifesto dei principi fondativi della nostra professione, nel quadro dei valori etici che devono esserne la guida”, ha dichiarato, invece, il presidente nazionale, Fracesco Miceli.
“Un manifesto che deve essere aperto a quei soggetti che, insieme a noi, contribuiscono, ciascuno con le proprie capacità, a realizzare quelle trasformazioni di città e territori, di cui noi siamo gli artefici, attraverso l’ideazione e la realizzazione del progetto, ma che necessitano anche di altre competenze. La fase eccezionale che stiamo vivendo, in cui hanno avuto un ruolo determinante le crisi che si sono succedute negli ultimi anni, si presenta come una grande sfida che, come professionisti, non possiamo disconoscere, a cominciare da quella del PNRR, che assume un grande valore strategico in grado di proiettare il nostro Paese nel futuro”.
Sono oltre 500 gli eventi, le rassegne, i festival, le mostre, le lectio magistralis, tra quelli inseriti nell’ambito di Open Studi Aperti e quelli organizzati autonomamente dagli ordini territoriali, che caratterizzato quella che può definirsi come la più grande manifestazione di architettura diffusa su tutto il territorio nazionale. Filo conduttore di tutte le manifestazioni culturali è la valorizzazione della funzione civile dell’architettura e di una professione, quella di architetto, pianificatore, paesaggista e conservatore, sempre più essenziale nel fornire risposte ai bisogni delle comunità, poiché realizza interventi che hanno sempre di più una valenza sociale.
“Il centenario non è solo una ricorrenza. Appartenere da 100 anni ad un ordine professionale è azione durevole ed essenziale. È condivisione di un patrimonio valoriale fondato sul sapere specifico dell’attività professionale, condotta sull’aderenza ad un quadro etico-comportamentale e ciò a garanzia non del professionista, ma del destinatario: tutta la collettività”, ha detto la responsabile del dipartimento cultura, Alessandra Ferrari.
“Il futuro delle nostre generazioni, infatti, è legato a come si progettano le città e al giusto equilibrio sociale, economico, energetico e soprattutto ambientale. La delicata strategicità del nostro lavoro che ha conoscenze tecniche e umanistiche riconosciute a livello europeo è quindi evidente. L’architetto costruisce per l’uomo e per la storia e il suo lavoro ha un profondo valore etico e sociale. L’ordine è il garante della difesa degli interessi collettivi, a tutela del rischio che l’attività professionale venga spinta, sulla scia di talune tendenze economico finanziarie europee prive di visione, verso un attività meramente economica. Sarà ponte tra le esigenze espresse dai cittadini e gli architetti che guidano le trasformazioni dei territori”.
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