Da “vado al bar” a “non parlo”: tutte le incongruenze della prova regina per l’interdittiva a Tre Fiammelle

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La prova regina alla base dell’interdittiva antimafia: potrebbe essere definita in questi termini la captazione che è stata citata nel provvedimento che ha colpito la cooperativa Tre Fiammelle di Michele D’Alba nei mesi scorsi. Si tratta della registrazione eseguita nella sala d’aspetto della Squadra Mobile presso la Questura di Foggia, l’8 febbraio 2018, della conversazione tra D’Alba, suo figlio Lorenzo e il genero Raffaele De Nittis, convocati in quella sede per essere ascoltati in Sit (Sommarie Informazioni Testimoniali) dagli investigatori, nell’ambito dell’inchiesta, più ampia, relativa ai tentativi di estorsione perpetrati da parte della criminalità foggiana a danno di diversi imprenditori, tra cui D’Alba per l’appunto (che ha tempestivamente denunciato l’episodio) e il suo socio Paolo Telesforo, per il tramite di Luca Vigilante, genero dell’imprenditore e manager del Gruppo e suo fratello Cristian Vigilante, responsabile del personale della Rssa Il Sorriso.

Pezzi della trascrizione di quella conversazione captata sono stati infatti riportati nell’interdittiva, letti così come sono stati posti lascerebbero intendere che i 3 abbiano concordato il silenzio, un “patto di non parlare” e che sarebbero fondati i sospetti di contiguità con ambienti criminali, tali da giustificare il provvedimento della Prefettura. “L'invito dell'imprenditore (ai parenti, ndr) di tacere circa il pagamento di una somma di denaro ‘a quei due’ (Gatta e Tizzano, coloro i quali materialmente hanno tentato l’estorsione, ndr) denota la condivisione di fatto con la mafia di un sistema di illegalità, volto ad ottenere i relativi benefici sia pure sotto la specie della protezione”, si legge nell’interdittiva.

La captazione è stata così determinante nella scelta del Prefetto Maurizio Valiante che proprio sulla analisi approfondita di quella si è fondata la strategia difensiva di D’Alba: martedì si è infatti tenuta l’udienza presso il Tar di Bari per la sospensiva del provvedimento, in questi giorni sono attese le determinazioni dei giudici amministrativi. Ciò su cui i legali di Tre Fiammelle stanno battendo è, come detto, la captazione, o meglio una diversa lettura della captazione. E’ emerso infatti che ciò che la Polizia giudiziaria ha trascritto dall’ascolto della registrazione non è ciò che il perito di parte ha trascritto, dopo l’ascolto dello stesso file audio, che la difesa è riuscita ad ottenere, tramite accesso agli atti. 

La consulenza tecnica di parte (Ctp) al vaglio dei giudici amministrativi è stata eseguita da Gianluca Marzulli, consulente informatico forense iscritto al Ruolo Periti ed Esperti della CCIAA di Roma e Foggia e in più riveste ruoli da Ctu (Consulente tecnico d'ufficio) presso diverse procure e tribunali e con le forze dell’ordine come ausiliario di polizia giudiziaria.
Sono diversi gli elementi relativi alla captazione che destano dubbi e perplessità.

Autorizzazione
Per effettuare una captazione ambientale di qualunque genere, e quindi anche quella che ha riguardato D’Alba e i suoi, è necessaria l’autorizzazione di un magistrato o Giudice per le indagini preliminari, la quale per i casi di estrema urgenza, quando ad esempio occorre intervenire nell’immediatezza, può essere concessa anche attraverso una semplice telefonata tra la stessa autorità giudiziaria e la Pg designata, alla quale però deve necessariamente seguire sempre una delega ufficiale, pena l’inutilizzabilità della prova. Occorre peraltro traccia documentale anche per la società esterna che si occupa della istallazione materiale della microspia. Non è infatti la polizia giudiziaria ad approntare gli strumenti necessari, bensì la società specializzata che di volta in volta viene incaricata dalla Procura, sulla base delle necessità evidenziate.

Nel caso di specie, stando agli atti della Questura, per la registrazione nella sala d’attesa, la delega è stata conferita dal magistrato oralmente. Il Sit è stato programmato per le 16 dell’8 febbraio 2018, l’autorizzazione scritta reca la data del 12 febbraio. Dal file audio si evince come il dispositivo fosse stato messo in funzione e testato già dalle 10 circa del mattino, molte ore prima dell’arrivo dei tre da captare, tempo durante il quale si sarebbe potuta richiedere la delega scritta.

Va detto però che esiste una prassi, basata su una sorta di regola non scritta secondo la quale se la captazione effettuata (autorizzata oralmente) non contiene elementi significativi o di rilievo questa di fatto viene cestinata e la delega scritta non arriva mai.

Attrezzatura
La società incaricata di effettuare materialmente la registrazione era la Innova Spa, la quale ha utilizzato in questo caso un dispositivo modello RE-300, non il più all’avanguardia secondo gli addetti ai lavori; anzi, era considerato un device piuttosto obsoleto già all’epoca dei fatti. A parere del perito, l’audio contenuto nel Dvd agli atti non è di alta qualità. Tuttavia nei punti fondamentali pienamente comprensibile. La trascrizione originaria è stata effettuata da agenti di polizia giudiziaria, i quali hanno prodotto l’atto in tempi di gran lunga inferiori rispetto a quelli impiegati dal perito di parte per effettuare lo stesso lavoro. 

La trascrizione dell’audio della conversazione di D’Alba e gli altri è un servizio incluso tra quelli forniti dalla società esterna incaricata della captazione, in questo caso Innova spa, effettuato dietro un corrispettivo economico. L’azienda è tenuta cioè a fornire un pacchetto di prestazioni che comprende anche la sbobinatura dell’audio, da parte di tecnici del settore. Tutte le decisioni che riguardano le diverse fasi della captazione (chiedere alla società la trascrizione, delegare agenti ordinari a redigerla, chiedere l’intervento di un tecnico esperto, etc), vengono prese dalla Pg designata, in questo caso la Questura, una volta ottenuta la delega dal magistrato o dal Gip.

Contenuto
E’ uno degli elementi su cui il perito ha maggiormente lavorato e su cui ci sono molti punti controversi. Tanto per cominciare, lo stesso si è avvalso della medesima tecnologia ed apparecchiature utilizzate dagli agenti che hanno eseguito la trascrizione; in termini profani, l’audio è stato semplicemente ascoltato con attenzione ripetute volte ma non elaborato con specifici software in grado di cogliere ciò che l’orecchio umano non è in grado di percepire in ascolto. Una scelta ponderata, per giocare “ad armi pari”.

Quello che emerge dalla perizia può essere dirimente nella questione specifica. Normalmente nelle trascrizioni, si annota con precisione l’ora e i secondi in cui ogni singola frase viene detta, questo per dare un senso logico anche alle pause e alle parti in cui il parlato è incomprensibile. Se ad esempio non vengono colte le parole dette in 10 secondi è verosimile pensare che queste non avrebbero potuto determinare uno stravolgimento del senso della frase; se al contrario, le parti incomprensibili o le pause dovessero essere più lunghe si deve mettere in conto che le frasi possano essere staccate e con due significati molto diversi.

Nella trascrizione della captazione su D’Alba effettuata dagli agenti è opinione dell’esperto che si susseguano, in alcune parti, frasi che tra loro non sono collegate direttamente ma che sono state espresse in un unico ragionamento.

“Un mosaico di pezzi di frasi che, a mio avviso, non hanno consequenzialità logica e cronologica”, il commento di Marzulli.

La trascrizione della Pg e quella del perito sono più o meno simili ma ci sono delle parti in cui le parole sono totalmente diverse, i cui significati stravolgono totalmente il senso delle frasi in cui si trovano, anche in quelle che hanno contribuito ad emettere l’interdittiva.

Ecco un esempio, quella che segue la trascrizione della Pg che si trova nel provvedimento prefettizio:

Michele: ….vedi che io ho detto che non c'eri… tu non hai pagato niente.. O hanno intercettato pure a quelli là…
Omissis (abbassando notevolmente la voce): o sanno che tu hai…
Michele: ah?
Omissis (a voce bassa) … sanno che tu li hai tirati fuori…
Michele: no, non credo… li tengono sotto controllo…
Omissis
Omissis: quelli vogliono prendere a… quei due..
Omissis
Omissis: no non… non parlo (inc.) io non parlo…
Omissis
Omissis: ho fatto segno a omissis… non penso che ha detto qualcosa… ma penso che ha capito.

Ecco invece la trascrizione del Ctp dello stesso stralcio di conversazione, nella sua versione completa:

18:16 - Poliziotto: Lorenzo
18:17 - Lorenzo: si
18:20 - Raffaele: se poi ti vuoi prendere qualcosa
18:25 - Michele: *incomprensibile*
18:36 - Michele: ma tu non c'eri, io gli ho detto che non c'eri
18:43 - Michele: una bottiglietta d'acqua
18:46 - Raffaele: Eccola qua tieni
19:53 – Michele: *incomprensibile*
19:58 - Raffaele: Che ti devo dire
20:05 - Michele: o hanno intercettato a quelli la
20:12 - Raffaele: *incomprensibile* o sanno che tu hai, *incomprensibile* sanno che tu hai
20:16 - Michele: no *incomprensibile* li tengono sotto controllo
20:22 – Raffaele: embé, *incomprensibile*
20:29 – Raffaele: hanno terminato *incomprensibile*, hanno terminato *incomprensibile*
20:32 - Michele: Loro no, devono fare le loro indagini
20:39 – Raffaele: *incomprensibile*
20:42 – Michele: io ho denunciato e non ho fatto niente di male
20:45 – Raffaele: e allora
20:46 – Michele: poi che vuoi, è uscito che quelli hanno detto il fatto della palla, ma quelli possono dire quello che vogliono
20:52 - Raffaele: *incomprensibile* Quelli vogliono prendere anche a quei due
20:55 – Raffaele: io vado a prendere un succo di frutta
20:57 – Michele: che non esce, te
20:58 – Raffaele: no no no, vado al bar
21:01 – Raffaele: *incomprensibile* facciamo due passi
21,05 – Raffaele: andiamo al bar
22:40 – Michele: ho fatto segno a Lorenzo *incomprensibile* ma penso che ha capito
22:44 - Raffaele: No, ho sentito pure io
22:46 – Michele: Ah?
22:47 - Raffaele: Michele vuoi qualche cosa?
22:48 - Michele: Tieni, che vuoi

Le due conversazioni assumono significati completamente diversi, in primis se si scambia il “non parlo” con “vado al bar”: è evidente che la seconda trascrizione, da sola, smonti i primi pezzi di quel fantomatico “patto di famiglia” al silenzio.

Non solo, ha ancora più senso la seconda trascrizione se si considera che nell’audio (che l’Attacco ha avuto la possibilità di ascoltare) a questo punto della registrazione si sente il rumore di quello che può essere identificato come il distributore automatico delle bibite presente nella stanza. Ecco che le frasi assumono tutt’altro senso. In generale, tutta la conversazione appare molto diversa da come è stata valutata, anche nell’interdittiva.

Ancora un altro esempio di difformità si trova in un altro stralcio di conversazione presente nel provvedimento della Prefettura:

Michele: oppure li tengono sotto controllo a te ti hanno letto.. incomp.. dei Carabinieri? Ci dobbiamo trovare con le stesse cose…
Omissis
Omissis: ma perché ci hanno chiamato se non ha fatto la denuncia.. Se hanno detto che non ha fatto la denuncia
Michele: che?
Omissis: non posso dire che sta una denuncia 
Omissis
Michele: scusa io stamattina… incomp… eravamo rimasti d'accordo…

La trascrizione del perito recita: 

13:25 - Michele: Che ti hanno fatto la foto non li hanno presi i documenti?
13:28 - Lorenzo: E stavolta li hanno presi i documenti
13:38 - Michele: Li tengono sotto controllo *incomprensibile*
13:44 – Lorenzo: No
13:47 – Michele: Va bene non hanno detto che li devono cercare
14:14 - Michele: Quelli li tengono sotto controllo, te lo dico io
14:21 - Michele: A te ti hanno detto però quello che ho dichiarato io?
14:23 – Lorenzo: No
14:25 – Michele: Ci siamo trovati con le stesse cose
14:28 – Lorenzo: Si, perché ho detto la verità
14:36 – Michele: *incomprensibile* ma che veramente *incomprensibile* ho detto scusa chiama a quello
15:00 – Michele: se vuoi andare al bagno c’è l’acqua qua, no, si è arrabbiato il poliziotto
15:07 – Lorenzo: Perché?
15:09 – Michele: Facevo stai calmo
15:09 – Lorenzo: Chi Sanza?
15:11 – Michele: No, l’altro
15:12 – Lorenzo: Chi il pelato?
15:13 – Michele: Se l’è presa, che ti devo dire, che tu non ti ricordi? (riferito al poliziotto), cioè non è che mi ricordo tutti i fatti
15:20 – Lorenzo: Gli ho detto che non mi ricordo
15:22 – Michele: Che hanno detto?
15:23 – Lorenzo: Niente
15:26 – Lorenzo: Hanno detto più dettagliato, eh sì ho capito ma se io non mi ricordo non è che me li posso inventare i fatti, è passato pure del tempo insomma
15:35 – Michele: Ma la verità io non gli ho dato nemmeno peso
15:40 – Michele: Hai visto sto più dentro (riferito al tempo nel Sit)
15:42 – Lorenzo: Eh
16:03 – Michele: Chissà se ho detto che non mi ricordo, una volta di quelle
16:07 – Lorenzo: *incomprensibile* adesso, io non penso *incomprensibile*
16:20 – Michele: Non ho fatto niente di male, loro hanno detto che non c’erano e io, scusa, chiedi a quello, mi chiamate a me?
16:33 – Lorenzo: Ma perché, che c’entra se uno ha fatto la denuncia?
16:37 – Michele: Dalle loro indagini è risultato questo
16:40 – Lorenzo: Sto fatto qua
16:41 – Michele: Sì
16:47 – Lorenzo: Va be, secondo me non possono dire che c’è la denuncia
16:50 – Michele: Che?
16:51 – Lorenzo: Non possono dire che c’è la denuncia
16:55 – Michele: Dice no, le nostre indagini
16:57 – Lorenzo: Ma se
17:04 – Michele: Ha detto, non è che stiamo qui seduti, ha detto ma stiamo facendo nostro lavoro, e io sono contento ho detto che fate, magari, io sono stato sparato nel ‘92, ci hanno acceso le macchine e altro
17:49 – Michele: O stanno le microspie al Don Uva
17:55 – Lorenzo: No non credo, secondo me
17:58 – Michele: Non lo so
18:08 – Lorenzo: Ma quindi tu, tu hai chiesto se hanno fatto la denuncia
18:10 – Michele: Chiedo scusa ma io stamattina mi sono sentito, eravamo rimasti d’accordo che ci faceva sapere, sono io il presidente se dobbiamo denunciare, dice no non ce lo ha detto, va bene
18:27 – Lorenzo: E che ti hanno detto che lo devi dire tu? cioè…
18:28 – Michele: No ho detto scusate chiamate a quello
18:37 – Michele: Cioè, io credo, subisco, io denuncio

In questo caso appaiono diverse significative differenze fra le due trascrizioni: “Ci dobbiamo trovare con le stesse cose” e “ci siamo trovati con le stesse cose”, “sì perché ho detto la verità” sembrano frasi simili ma hanno sensi totalmente difformi come è evidente. Anche quell’ “eravamo rimasti d'accordo” detto da Michele D'Alba, fanno sapere fonti vicine alla sua difesa, riguardava il confronto che c'era stato in mattinata tra lui e il suo socio Paolo Telesforo che in quell'occasione gli aveva parlato dei tentativi di estorsione subiti tramite Luca e Cristian Vigilante. Proprio allora D'Alba aveva fatto sapere a Telesforo di aver denunciato, era quello che stava dicendo ai suoi familiari mentre erano in Questura e che essendo il presidente della società “io subisco, io denuncio”.

“Nelle trascrizioni riportate nell’informazione interdittiva vi sono delle parole e delle frasi inesistenti nella traccia audio – evidenzia Marzulli della sua perizia agli atti presso il Tar -, vero è che se analizziamo il tempo che intercorre tra una frase e l’altra, ciò che viene riportato nella trascrizione della Questura, non avrebbe mai potuto essere presente, in quanto avrebbe richiesto tempi di gran lunga superiori, esempio pratico: (fine frase A) - 1 sec - (inizio frase B) (il tempo di attesa è di 1 secondo) Abbiamo quindi 1 solo secondo di attesa, pertanto una frase non avrebbe mai potuto essere presente, al massimo una parola, motivo per il quale nella presente vengono riportati tutti i marker temporali (riferimento temporale prima di ogni frase). In definitiva, a parere del sottoscritto, nella trascrizione non vi è alcun riferimento a quanto riportato nell’interdittiva rispetto al cosiddetto ‘patto di non parlare’”.

Le stranezze
Restano da fare alcune considerazioni, innanzitutto l’illogicità di tramare un accordo, non solo postumo rispetto alle dichiarazioni appena rese dagli interessati, che avrebbero avuto tutto il tempo in mattinata di organizzarsi, essendo stato il Sit fissato nel pomeriggio, in più nella comodità e discrezione di ambienti più familiari e non certo in Questura alla portata di orecchie indiscrete e in situazioni potenzialmente compromettenti.

Va peraltro precisato che questa captazione, pur all’attenzione dei magistrati, non è stata ritenuta rilevante nelle inchieste DecimaAzione e Decima Bis, secondo le quali D’Alba è un’autentica vittima del racket delle estorsioni, non un soggetto legato alla criminalità. In altre parole: colpevole e innocente allo stesso tempo ma in sedi diverse. Il che potrebbe indurre ad ipotizzare uno scenario, del tutto indimostrato al momento, per il quale potrebbero esistere le due diverse trascrizioni (che a rigor di logica dovrebbero essere state redatte), una della Pg, l’altra della Innova Spa, finite all’attenzione delle diverse autorità.

Infine, si pone (doverosa) la domanda: se davvero quel giorno nella sala d’attesa in Questura si è consumato un crimine, accordarsi per proteggere “i mafiosi”, perché non è mai scattata un’indagine per i tre che avrebbero agito in concorso? Cosa che sarebbe dovuta in effetti accadere se quella captazione avesse avuto valore probatorio per i magistrati.

Irrilevante per un verso, eppure considerata la prova regina per marchiare con l’interdittiva antimafia Tre Fiammelle e D’Alba. Sarebbe interessante capire se si sia presa in considerazione l’ipotesi di sottoporre una prova, non solo prodotta 5 anni prima ma neppure considerata nelle indagini di DecimaAzione e Decima Bis, vista la gravità e la forza del procedimento attuato, all’analisi di una Ctu che non lasciasse ombra di dubbio sulla concretezza e valenza della trascrizione. Alla luce dei nuovi elementi, sarebbe interessante che le istituzioni locali si facessero promotrici di un confronto tra l’organo che ha trascritto la captazione nel 2018 e il perito di parte, per far piena luce sulla prova regina che ha portato all’interdittiva. 

Fonti vicine alla sua difesa fanno peraltro sapere che Michele D’Alba avrebbe seguito anche in questa fase una linea comunicativa più di basso profilo, così come accaduto sin dall’inizio, avendo piena fiducia nell’operato delle istituzioni e dei rappresentanti dello Stato. Ma alla luce di quanto di volta in volta sta emergendo, i  vertici di Tre Fiammelle hanno deciso per una diversa gestione degli sviluppi che la vicenda sta attraversando.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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