Ignorante. Pagliaccio. E buffone. Il riferimento non si capisce a chi è indirizzato, se all’ex primo cittadino o al nuovo commissario. In ogni caso è a Palazzo di Città che sono andati i maggiori insulti del lunedì peggiore della peggiore settimana dell’anno per i foggiani. Quella del caldo da record e quella dell’entrata in funzione del nuovo gestore della sosta a pagamento. E’ GPS, acronimo che sta, o dovrebbe stare, per Global Parking Solution, ma che di global e di solution ha veramente poco se lo specchio è la gestione di questo passaggio. E a dire il vero, non ha neanche il parking in questa prima giornata, in cui le macchinette sono ancora spente, i parcheggiatori ancora sprovvisti dei mezzi per i controlli e i cittadini, almeno la maggior parte, senza i permessi in regola. Corso Garibaldi alle prime ore del mattino era già rumorosa è affollata al civico 65, dove si deve per forza andare personalmente a regolare la propria posizione, perché l’app e il sito ancora non lo consentono. Pochi minuti dopo le ore 09.00 i due referenti messi alla porta a gestire la folla già hanno smesso di dare i numeri.
Quelli per la verità li hanno dati tutta la mattina. L’ironia è leggera, perché hanno davvero continuato a distribuire numeri per prenotarsi, nonostante sapessero e dicessero che non avrebbero potuto evadere le richieste entro le ore 12.30, orario di chiusura dello sportello, e hanno dato pure i numeri, quegli altri numeri, quelle cose che devi dire quando non sai che dire, quando provi a gestire una situazione che gestibile non è. “Tornate domani, o la prossima settimana – ha provato gentilmente a suggerire la dottoressa incaricata – fa troppo caldo, tanto i parcheggiatori sono tolleranti questa settimana”.
E intanto i vigili, blocchetto in mano, s’affrettavano a fischiare e multare le auto messe sulla strada, con quattro frecce o accese, di chi aspettava il turno o doveva fare le fotocopie o solo prendere i moduli. “E questi da dove li hanno sfossati stamattina?”, ha detto qualcuno. “Non si sono mai visti, stanno sempre chiusi negli uffici”. Il caldo irritava e le domande erano tante.
Ciascuno col proprio problema. Le auto ibride, che non hanno più diritto all’esenzione e passano a tariffa commerciale. I residenti che la sera trovano i posti per cui pagano sempre occupati, la fascia rossa, in cui si paga di più. Insomma, un gran pasticcio da mettere a posto, con un vecchio gestore che non c’è più e un nuovo gestore che non si è ritrovato né uno storico e né un anagrafico di tutti i permessi.
E così, fra prima e seconda macchina, abbonamento residenti o abbonamento commerciale, ci sono moduli da compilare, residenze da controllare, ticket da riconvertire, con la differenza da pagare e amarezze da ingoiare. “Dovevamo ribellarci prima, ma siamo tutti pecoroni”, lo sfogo del fomentatore della folla, “perché questa è la delibera numero 8 di febbraio. E là che dovevamo dire no. Impugnare. Questo il Comune l’ha fatto… E noi paghiamo”.
A pagare si deve pagare. “Avete almeno il pos”, si è indignata la signora che ha dato inconsapevolmente sollievo a quanti a turno le si sono messi accanto a favore di ventaglio. “Domani mattina torno qui e li noleggio. Un euro e venti all’ora”, ha scherzato. Nel frattempo ha imparato a rispondere pure lei a tutte le domande fatte dai nuovi arrivati: il modulo, il numero da prendere, gli orari dello sportello. “Ma non potevano stare aperti anche oggi pomeriggio? Si sapeva che questa sarebbe stata come le partenze intelligenti, che poi tutti vengono il primo giorno alla stessa ora”.
Con un solo mercoledì di orario continuato alla settimana sarà difficile smaltire tutte le richieste in tempi rapidi. Poi ci sarà l’app, che tutti vogliono, ma nessuno è andato sul sito a leggere le informazioni. I due addetti dalle ore 08,30 alle 12,30 hanno risposto sempre alle stesse domande. “Numeri non ne diamo più. La fila è troppo lunga, tornate domani”. Ma nessuno se ne voleva andare via. Neanche il più anziano di tutti, che ha provato a resistere con il numero in mano, in attesa che arrivasse il proprio turno. “Abito lontano e non posso tornare domani”, ha detto dignitosamente, senza chiedere né accettare di scavalcare la fila. Ma pure i pazienti alla fine hanno vacillato. “Quello il fatto è che, noi, ci vorrebbe, che da domani, ma tutti, quelle macchinette le prendiamo a martellate”, ha detto l’uomo sulla sessantina con cappello e sigaro. “Ci vediamo in tribunale”, ha tuonato un altro. “Ma come, io faccio un contratto, pago, e questi cambiano le regole così, a bello e buono”. E se n’è andato.
La mattinata è stata solo la prima di quella che sarà la settimana peggiore per Foggia. Che sarebbe stato opportuno gestire diversamente l’intera vicenda è abbastanza ovvio. Nei prossimi giorni non mancheranno, forse, quelle azioni annunciate dalle associazioni dei consumatori. Nel frattempo, non resta che allinearsi. Liquefarsi e subire. Subire scelte. O subire multe.
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