“Assumiamo un impegno solenne: la quarta mafia non diverrà la prima”. La presidente della Commissione parlamentare antimafia, la meloniana Chiara Colosimo, ha lasciato una promessa chiara al termine della lunga giornata foggiana di audizioni. “Una mafia militare ma affiancata da una mafia degli affari. Noi sappiamo che la vastità della Capitanata e la sua conformazione geografica, con vie di comunicazione spesso impervie, costituiscono un limite all’attività di prevenzione e repressione dei reati, e di contro un vantaggio competitivo per le organizzazioni criminali. Questo però non è e non sarà mai un buon motivo per non portare avanti, con determinazione e forza, la lotta alla criminalità organizzata”. Colosimo ha poi sottolineato la “straordinaria capacità di fare squadra per svuotare la cassa comune”, ovvero i patrimoni dei clan.
“Sono stati i dati, raccolti oggi, che di più mi hanno colpito rispetto a questo territorio dove vive una mafia che è al contempo feroce e tecnologica perché spara mentre usa il criptofonino, è rurale e globale, primitiva sì ma anche per l’appunto tecnologica, che non teme di attirare su di sé l’attenzione delle forze di polizia. Sembra sfidarci, non hanno cambiato le strategie criminali, eppure c’è una trasformazione della criminalità organizzata in industria del crimine”, ha aggiunto.
“Il primo dato saliente è che già nel lontano 1997, con la sentenza Cartagine, sapevamo che qui si era al livello di Palermo. Il secondo dato, consegnatoci dal questore Rossi, è che egli ha dovuto adottare, in soli 16 mesi, 10 divieti di svolgimenti di funerali. Il terzo dato è che nel 2022 ci sono stati in questa provincia 17 omicidi, di cui 3 ad opera di minorenni. Il commissario Cardellicchio”, ha proseguito la presidente Colosimo, “ci ha raccontato che nello svolgimento di una gara comunale capitava di trovare una sola impresa partecipante, poi raggiunta da interdittiva antimafia”.
Per Colosimo da Foggia emerge “una sensazione di abbandono ma qualcosa si sta muovendo negli ultimi anni, tra le denunce di alcuni imprenditori e i primi collaboratori di giustizia”.
Rispetto alle elezioni comunali ormai imminenti, previsti il 22-23 ottobre prossimi dopo un commissariamento record di 29 mesi, Colosimo ha rimarcato “l’invito al controllo preventivo dei candidati”, spiegando che sarà relazionato al riguardo, dopo il vaglio degli uffici della Commissione, a tutela dei cittadini.
“Gli anticorpi sono finalmente in circolo, da quanto ho sentito in audizione, e credo lo vedremo”, ha concluso Colosimo. “Se siamo qui è perché abbiamo raccolto un grido d’allarme, fatto proprio dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e dal procuratore della DDA di Bari Roberto Rossi. Crediamo che Foggia sia una priorità”.
Eppure Foggia non pare una priorità nel momento in cui, con la Commissione parlamentare presente, non si permette alla stampa di fare domande. Ieri in Prefettura è stato deciso di effettuare un astruso sorteggio, col risultato che solo quattro giornalisti hanno potuto interrogare la presidente Colosimo. Il direttore de l’Attacco Piero Paciello avrebbe voluto finalmente replicare all’audizione in cui il procuratore DDA Rossi ha preso di mira il giornale ma non gli è stato consentito. Presidente e Commissione non hanno concesso nemmeno un minuto di ascolto e attenzione.
Chi si è concesso, al termine della stringatissima conferenza stampa è stato il vicepresidente Mauro D’Attis.
“L’esito del vaglio sulle candidature si saprà presto. Molte forze politiche hanno presentato le candidature in via preventiva. Da vicepresidente della Commissione antimafia e dirigente di partito auspico che le scelte saranno giuste, senza lasciarci andare a polemiche e strumentalizzazioni”.
Dopo una fase commissariale così lunga che bonifica c’è stata per il Comune di Foggia dal rischio di infiltrazioni riscontrato nel 2021? Che efficacia ha avuto lo strumento dello scioglimento del consiglio comunale nel secondo Comune capoluogo di provincia ad aver meritato tale verdetto nella storia italiana? “A livello personale posso dire che credo che la bonifica si realizzi in tanti anni, considerato che le incrostazioni – da quanto abbiamo compreso – non dipendono solo dagli ultimi anni ma riguardano ad un decennio”, la risposta del forzista. “Così come si sono formate ci vuole un po’ di tempo per rimuoverle”.
“Quello che ci hanno rappresentato è anche la situazione dei cittadini onesti i quali hanno fondamentalmente timore della criminalità organizzata foggiana e quindi sono costretti al silenzio da parte delle associazioni”, aveva detto in mattinata Federico Cafiero de Raho, vicepresidente della Commissione. “C’è stato anche sottolineato che esiste una zona grigia che diciamo crea un fronte di confusione nell’ambito dei rapporti con la criminalità organizzata e che probabilmente rappresenta un ulteriore impulso al silenzio di quella parte della cittadinanza che invece sarebbe propensa a sostenere le indagini. Nella provincia di Foggia la microcriminalità è una criminalità al passo con i progetti più ampi della criminalità organizzata foggiana che peraltro è autrice e protagonista delle grandi rapine. Di quelle rapine che vengono commesse non solo in questo territorio ma anche al nord”, ha aggiunto Cafiero de Raho. “Negli ultimi anni c’è stato sicuramente un grande impegno delle forze dell’ordine e della magistratura. Ma è necessario recuperare appieno la fiducia dei cittadini e questo ciò che oggi manca. Ma soprattutto è necessario garantire la sicurezza dei cittadini”.
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