“La cooperativa di produzione e lavoro Tre Fiammelle è pienamente operativa nel mercato e garantisce la regolare fornitura di beni e servizi”. Lo ha reso noto il legale rappresentante della società foggiana, Gerardo Vincenzo Restaino, qualche giorno fa, a seguito di quanto disposto dal Tribunale di Bari che ha attivato la misura del controllo giudiziario per l’impresa. Il giudice delegato è Marco Gelsi mentre l’avvocato Luca D’Amore è l’amministratore giudiziario, chiamato a espletare un presidio di vigilanza prescrittiva, supervisionando l’attività d’impresa e il corretto adempimento, riferendone poi l’esito alla stessa autorità giudiziaria.
“La presenza dell’amministrazione giudiziaria in affiancamento al management aziendale già presente – ha spiegato Restaino nella nota - tutela la continuità aziendale, garantendo la legalità e la trasparenza, attraverso la gestione corrente dell’azienda e il contemporaneo accertamento di eventuali operatività a rischio, con l’obbligo di relazionare all’autorità giudiziaria”. L’amministrazione giudiziaria segue, come è ormai noto, l’interdittiva antimafia comminata dalla Prefettura di Foggia ad inizio anno, strumento di natura amministrativa di carattere preventivo, avente l’effetto di limitare la capacità giuridica delle società destinatarie, relativamente ai rapporti con la pubblica amministrazione ed in particolare ai rapporti contrattuali nonché quelli inerenti al rilascio di concessioni ed erogazioni.
Su queste colonne ci si è a lungo soffermati sulle perplessità che il provvedimento ha suscitato, non solo dal punto di vista della generica questione sulla più ampia normativa contenuta nel cosiddetto Codice antimafia, sulla discrezionalità (per alcuni esperti e giuristi considerata eccessiva) che la legge attribuisce al Prefetto e su come venga marchiata e compromessa la credibilità di una impresa sulla base di meri sospetti di infiltrazioni mafiose. Va ricordato che l’intero impianto del sistema preventivo antimafia trova espressione nella formula del “più probabile che non”, come pure quali soano stati gli elementi specifici che hanno riguardato Tre Fiammelle.
A Michele D’Alba è stata contestata la “timidezza” nel denunciare i tentativi di estorsione anche se si è recato in questura due giorni dopo le minacce ricevute dalla sua famiglia. Ma soprattutto quello che è emerso dalla captazione di D’Alba e dei suoi familiari in sala d’aspetto in Questura. Per la Pg il famoso “non parlo” sarebbe la prova regina del patto di famiglia al silenzio, a difesa dei criminali. Il “vado al bar” che risulta invece nella perizia di parte e dall’ascolto dell’audio originale, disponibile su www.lattacco.it, smonta il teorema dell’accordo omertoso.
Un altro elemento presente nell’interdittiva è quello del tentativo di self cleaning che D’Alba avrebbe messo in piedi per provare a salvarsi e a salvare la cooperativa dall’interdittiva. Tentativo fallito secondo la ricostruzione della Prefettura, essendo poi arrivato il provvedimento.
Self cleaning letteralmente significa pulizia di sé stessi, dall’interno, il concetto nella legislazione antimafia si traduce in operazioni da parte degli imprenditori in odor di interdittiva di sostituire i vertici dell’azienda a rischio con soggetti meno attaccabili su questo fronte.
In effetti Michele D’Alba ha fatto un passo indietro e rappresentante legale di Tre Fiammelle al momento, come detto, è Gerardo Vincenzo Restaino.
Restaino, 67 anni, nato a Los Dos Caminos in Venezuela e residente a Roma, è generale dell’Esercito italiano, insignito con onorificenze di altissimo pregio, come ad esempio la Croce d’oro al merito dell’Esercito nel 2011 (conferita a sole 182 persone o corpi dal 1793 ad oggi) e ancora prima nel 2008, da colonnello, la Croce di bronzo. Numerose le medaglie Nato, è Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica, Cavaliere in diversi Ordini, al suo attivo ha una sfilza di riconoscimenti ed encomi, a corredo di un curriculum chilometrico sia in termini di formazione (civile e militare) che di partecipazione sul campo in operazioni di altissimo livello in tutto il mondo: dal Libano all’Afghanistan, dall’ex Jugoslavia al Venezuela passando per innumerevoli missioni di pace. Un patrimonio prezioso per la Repubblica italiana, si direbbe. Certamente un uomo che ha dedicato la vita al servizio dello Stato e delle istituzioni.
Nel 2021, dopo 45 anni, lasciò il servizio attivo dell’Esercito e accettò di diventare rappresentante legale di Tre Fiammelle a partire da novembre 2022.
In effetti nelle motivazioni del Tribunale di Bari, che ha poi deciso dell’amministrazione giudiziaria, è stata messo in rilievo proprio la ineccepibile figura del generale, che non si sarebbe prestato a fare da mera comparsa ai vertici di Tre Fiammelle nel tentativo di ripulire l’immagine di una società nei guai. Piuttosto, la sua presenza testimonierebbe al contrario la serietà dell’operazione di self cleaning.
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