Asl Foggia, “licenziato dopo il periodo di prova per il mio carattere brusco”: ipotesi più unica che rara

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“Posso anche concordare sul fatto di risultare antipatico ma trovo spropositato che il mio carattere abbia determinato il mio licenziamento”, esordisce così Giovanni Gambino che a l’Attacco ha deciso di raccontare la sua storia. Gambino era già comparso su queste colonne, allorquando fece un appello alle pubbliche amministrazioni provinciali e regionali affinché si usasse la graduatoria (che includeva anche lui) costituita, dopo regolare concorso, dall’istituto zooprofilattico di Foggia per reclutare dirigenti amministrativi. Con decine di idonei non vincitori quella graduatoria sarebbe stata, a detta di Gambino e dei suoi colleghi, una preziosa fonte da cui attingere in tempi rapidi il personale di cui sono in molti casi carenti le tecnostrutture. Ed in effetti fu la strada imboccata dalla Asl Foggia, la quale ha reclutato una decina di amministrativi da quella stessa graduatoria, compreso lo stesso Gambino. I lavoratori hanno preso servizio ad inizio aprile e proprio in questi giorni sono scaduti i sei mesi di prova. Tutti, tranne due, sono stati confermati. Dei due non più in servizio, uno ha lasciato volontariamente il posto, l’altro è Gambino, licenziato. O meglio non confermato per non aver superato il periodo di prova.

Il periodo di prova è quel lasso di tempo, sancito nel contratto di lavoro, che serve ad appurare la convenienza del rapporto per entrambe le parti che l'hanno firmato. Durante il periodo di prova valgono esattamente gli stessi diritti e doveri del contratto di assunzione firmato, con l'unica differenza che tale rapporto di lavoro può essere terminato in tronco, ovvero senza preavviso e senza necessariamente una giusta causa o tantomeno rilasciare una motivazione. Tuttavia ci sono dei casi in cui è illegittimo rescindere il rapporto di lavoro, ad esempio quando il dipendente non è messo nelle condizioni di espletare le proprie mansioni o quando la decisione del datore di lavoro è basata su motivi illeciti, siano essi discriminatori o semplicemente non inerenti ad aspetti meramente professionali. “Nel mio caso ritengo che la Asl abbia agito non violando le leggi, infatti non credo impugnerò l’atto ma, come detto, ho la sensazione che la decisione sia eccessiva”, ha aggiunto l’uomo.

Alla base dell’allontanamento del dipendente ci sarebbero alcuni episodi che lo hanno portato di recente anche davanti al consiglio di disciplina dell’Azienda. “Si tratta di circostanze che si sono verificate da luglio in poi, in tre distinti casi sono stato redarguito per aver avuto dei modi bruschi con alcuni colleghi. Avrei assunto un tono di voce adirato nei confronti di una collega da cui è partito il primo addebito disciplinare; il secondo addebito consisterebbe nel non aver risposto a un’altra collega che mi aveva chiesto delle informazioni. In realtà io le avevo fatto sapere che avrei evaso la sua richiesta in tempi brevi ma non nell’immediatezza e nel frattempo le ho anche indicato dove avrebbe potuto trovare le informazioni che le servivano, anche con lei, forse, ho assunto un tono un po’ seccato ma era un momento in cui ero oberato di lavoro e non ho badato a questo dettaglio, sono comunque stato accusato di essere poco collaborativo. Infine, la terza contestazione ha a che fare con una mail inviata ad un altro dirigente amministrativo per intimargli di effettuare quanto prima delle operazioni propedeutiche al pagamento delle retribuzioni di alcuni medici che inviavano in quei giorni le loro sollecitazioni. Anche in questo caso non è piaciuto il tenore della mia comunicazione ed è scattata la segnalazione”.

Il procedimento disciplinare si è chiuso a fine settembre con una sanzione pecuniaria per Gambino di 200 euro. L’addebito ha inoltre comportato, alla fine dei sei mesi di prova, il licenziamento. Va peraltro detto che il mancato superamento della prova è un fatto estremamente raro, come hanno confermato a l’Attacco addetti ai lavori in ambito sindacale.

“Nella lettera si parla di un mio atteggiamento inquisitorio, quasi fossi una sorta di Robespierre che si mette a cercare chissà cosa nell’operato dei colleghi ma francamente dissento da questa ricostruzione, ammetto che possa essere antipatico, che possa essere brusco in qualche caso, a volte impulsivo ma questo non significa che non abbia svolto le mie mansioni con diligenza. Non si è messo in discussione il mio operato ma il mio carattere e sulla base di una valutazione, non so fino a che punto oggettiva, su questo aspetto della mia personalità, si è disposto il mio licenziamento. Licenziato dopo sei mesi, dopo aver rinunciato ad altre occupazioni per restare in Asl, in cui mi avevano chiesto di non lasciare quando avevo manifestato alcune perplessità. Licenziato in una situazione di carenza di personale, come è noto a tutti. Quindi da un lato si parla di emergenza per la mancanza di un numero sufficiente di lavoratori, anche in ambito amministrativo, dall’altro ci si libera di uno di loro per ragioni, a mio avviso, non proporzionate alla criticità che la pubblica amministrazione deve affrontare”, ha concluso Gambino.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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