Nella precedente puntata su questo giornale avevamo giurato di non scrivere ancora sulle “lezioni di legalità” nelle scuole in modo da non reiterare a aggravare la nostra invasione di campo nella didattica, poiché in quel settore la Sindaca Episcopo non gradirebbe intrusioni. Naturalmente la tentazione era troppo forte, sicché siamo stati costretti allo spergiuro, anche perché dopo aver parlato degli studenti nel precedente intervento sarebbe stato abbastanza ingiusto non parlare anche dei docenti. A tale riguardo non si può non partire dalla premessa che per il docente-tipo dell’attuale fase generazionale le assemblee, i “dibbbatttiti”, e gli “aprireuntevolodidiscussione” sono vitali come l’aria che respirano, una sorta di pausa-lezioni indispensabili per non affogare in un mare di verbi greci, di Alessandrimanzoni ammuffiti, di formule algebriche abbastanza astruse, cioè tutte le minchiate che da sempre hanno rappresentato non solo l’incubo notturno per gli studenti in imminenza di interrogazioni ma anche il tormento didattico per gli stessi docenti alle prese con quei testoni dei loro studenti. Insomma, per intervallare quel pattume che circola nelle aule scolastiche ogni tanto è necessario inventarsi qualche boccata di aria fresca: ad esempio una bella manifestazione antimafia, che fa tanto bene alla salute e oltretutto è perfettamente in linea con il mainstream corrente (pensiero dominante) del “politicamente corretto”.
Naturalmente il primo passo è individuare all’interno di ogni istituto un docente responsabile in via permanente della organizzazione di quel genere di “eventi”, un entusiasta per autentica vocazione mafiologica o per calcolo di carriera, il quale dovrebbe assicurare un certo numero di quelle manifestazioni nel corso dell’anno scolastico. La persona giusta non può essere se non qualcuno che avesse maturato sufficienti titoli combattentistici guerreggiando in cento battaglie rappresentate da altrettanti convegni in materia di antimafia: da ogni battaglia al fronte altrettante medagliette da appuntare al petto che manco gli Avanguardisti della Marcia su Roma quando sfilavano lungo la via dei Fori Imperiali per esibirle in ricordo delle loro gesta eroiche. Così, si industrierà a organizzare incontri e manifestazioni nel proprio istituto un topino/a da biblioteca che non ha mai visto un autentico delinquente in vita sua (mammamia, che impressione!) ma è forte delle referenze mafiologiche ottenute a forza di convegni.
Il secondo passo ovviamente consiste nel contattare e coinvolgere un esperto e anche qualcuno che dovrà “portare la propria testimonianza”.
Qui a Foggia abbiamo un numero notevole dell’una e dell’altra tipologia umana, sicché quello non è un problema; anzi, se mai potrebbe esserci il problema inverso che sarebbe difficile tenerne fuori qualcuno fra quelli particolarmente insistenti nel loro narcisismo presenzialista senza generare malumori. Per la verità il sogno più o meno inconfessato di quegli organizzatori-Avanguardisti sarebbe quello di avere la partecipazione di un fuoriclasse - che so, un esperto di diritto e procedura antimafia del calibro di Saviano, un fustigatore savonaroliano come il prete itinerante che gira più per convegni che non per recite di Avemarie nelle novene, un superparlamentare antimafia del momento - ma di regola questi personaggi nazionali sono abbastanza fuori dalla loro portata, sicché si dovrà alla fine ripiegare sul convegnista togato seriale del posto, su qualche foggianissima rappresentante delle Beate Ancelle dell’Ordine dell’Antimafia sempre disponibile, su qualche funzionario delle forze dell’ordine di seconda o terza fila in libera uscita, per cui bisognerà comunque accontentarsi.
Pazienza.
Giunge il giorno dell’“evento” e nasce il problema di formare l’uditorio, nel senso che si pone la questione se gli studenti vi parteciperanno in via spontanea o in via obbligatoria: in pratica, il dilemma, che il preside dovrà pur sciogliere, è se gli studenti possano scansarsi la interrogazione fulminante di algebra, concomitante proprio in quella giornata, attraverso una loro scelta insindacabile da parte del professore di matematica furioso nel vedersi sfuggire la preda, o se essi invece debbano essere trascinati per la collottola a sorbirsi il tormentone antimafia per obbligo imposto sebbene essi non avessero nessuna interrogazione da scansare, ma se mai nutrissero l’opposta aspirazione a godersi proprio quel giorno l’appuntamento settimanale con la lezione di farfallologia comparata tenuta dalla professoressa Bellecosce, quella sì davvero imperdibile.
A ogni modo, inizia il tormentone in forma di lezione frontale (oggi si chiama così: cioè uno parla e gli altri ascoltano) sebbene la cosa fosse stata presentata come un “dibbatttito” da dibattere in modo democraticamente dibattuto. Ma naturalmente non è in concreto possibile dibattere una beata mazza: non solo perché i fanciullini non hanno la più pallida idea di cosa si parli, ma anche perché, se anche un ragazzo avesse una folgorazione di una idea critica sul momento e ponesse una domanda scomoda riguardante la realtà a lui più evidente (ad esempio: quale è la ragione precisa per cui una persona che subisce un reato dovrebbe denunciarlo, e cioè fidarsi della reazione repressiva dello Stato, se poi nella massima parte dei casi le condanne non vengono eseguite materialmente per le più varie motivazioni? Una domandina diretta, facile facile), l’Avanguardista-organizzatore-conduttore quasi certamente trarrebbe dall’imbarazzo il convegnista-fustigatore intervenendo per buttare la palla in tribuna con il pretesto che “la questione è troppo complessa per affrontarla in questo momento”, o magari ricordando improvvisamente che ormai è troppo tardi e bisogna chiudere perché sta per suonare la campanella e i bidelli debbono andarsene.
Stropiccio di piedi imbarazzati, baci e abbracci, e arrivederci alla prossima puntata di tormentone.
Una considerazione anche sul carattere di quelle “lezioni di legalità”. Quei discorsi cominciano come predicozzi moraleggianti da oratorio anni ’50 e poi, per seguire l’andazzo del momento, virano verso il carattere combattentistico della mobilitazione bellica, assumono fatalmente lo stile degli slogan propagandistici dell’Istituto Luce del Ventennio fascista nelle parate e dei Giochi della Gioventù in occasione del Genetliaco di Roma (vedere i filmati, prego).
E’ come se in un certo numero di presidi e professori fossero trasmigrate, attraverso tre generazioni, le fregole combattentistiche dei loro bisnonni al tempo del beneamato Cavalier Mussolini di cent’anni fa, fino ad (auto)convincersi che sia possibile indottrinare i nostri attuali Balilla e Giovani Italiane alla battaglia “contro tutte le mafie” ed a poterli arruolarli d’ufficio nella brigata d’assalto di Peter Pan (“Libro e moschetto, studente perfetto”): o almeno, così essi danno mostra di credere in modo da acquistare benemerenze e medagliette da appuntarsi al petto per ogni futura esigenza di carriera.
Insomma è trascorso un secolo ma la trombonaggine della retorica parolaia bellicistica resta sempre viva e vegeta nel nostro DNA nazionale come un imprinting genetico che si trasmette da una generazione all’altra come una tara, in primo luogo in chi opera negli istituti scolastici; e quindi i ragazzotti dovrebbero passare dalle invettive quali “Dio stramaledica l’Inghilterra” con sottofondo del rataplan “eia eia, alalà” riciclato dalla guerra in Etiopia, alla invettiva contemporanea “Dio stramaledica i mafiosi” ed “eia eia, eccociqua” a ritmo di musichette rap con tanti palloncini colorati.
Sipario.
Salvatore Russetti, ex giudice di Corte d’appello
Risultati: Comunali Foggia 2023
Affluenza totale: 60,40% - Sezioni scrutinate: 147 / 147 - Aggiornato al: 24/10/2023 - 05:59
How to resolve AdBlock issue?

























(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).