Cultura, Gianna Fratta: “No gente senza titoli e esperienza, sì a profili nazionali. Assessorato? Ci penserei”

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“Ecco Tony Hadley che immortala Foggia e il suo teatro! Grazie a Musica Civica, Foggia viene conosciuta e portata in tutto il mondo. Grazie agli artisti di caratura internazionale, grazie ai rapporti e alla professionalità dell’associazione e di chi la gestisce. Perché organizzatori musicali non ci si improvvisa. Si studia, servono competenze, rapporti, essere conosciuti e stimati dalle grandi agenzie, serve essere artisti, persone autorevoli e con una storia. Che la politica lo sappia! E che nessuno si prenda il merito. Il merito è di Musica Civica, Dino De Palma, Gianna Fratta e dello staff di Musica Civica”. E’ il post pubblicato nelle scorse ore sui propri canali social dalla realtà associativa della prestigiosa rassegna locale che, tra le altre cose, ha portato, domenica scorsa, l’ex frontman degli Spandau Ballet ad esibirsi al Giordano di Foggia e a fotografarsi davanti al tempio della musica di Capitanata. Un’immagine che ha fatto il giro del mondo. Partendo dal post di Musica Civica, alla cui direzione artistica c’è la stessa Fratta, direttrice d’orchestra che non ha bisogno di presentazioni, essendo tra le più illustri e apprezzate al mondo, l’Attacco la ha intervistata per una chiacchierata più generale sulle politiche culturali del territorio.   

Perché quella puntualizzazione per così dire polemica nel passaggio sulla politica?  
Avevamo visto un post del candidato sindaco Angiola che scriveva, senza citare Musica Civica, di Hadley che immortalava il Teatro Giordano di Foggia. Così abbiamo scritto al neo consigliere comunale e lui ha rettificato il suo post. Quando in città ci sono iniziative belle e importanti è bene anche dar merito a chi le rende possibili. Tony Hadley non viene a Foggia per caso o perché qualcun altro vi poteva portarlo. Viene qui perché io e il maestro De Palma abbiamo girato il mondo e, grazie alla nostra esperienza professionale, consolidato rapporti con prestigiose agenzie attraverso cui riusciamo a portare nel capoluogo dauno spettacoli di artisti di caratura internazionale. Ci era sembrato un po’ scortese quel post nei confronti di Musica Civica, una realtà musicale importante, costituita da professionisti, musicisti e direttori artistici, che fanno concerti e hanno docenze in tutto il mondo, così come il nostro staff organizzativo, con tanti dipendenti che provengono dalla formazione musicale o universitaria. 

Musica Civica ha mai avuto, nel tempo, il sostegno del Comune di Foggia? 
Negli ultimi tempi assolutamente no. Anzi, quest'anno per le nostre iniziative al Giordano paghiamo il fitto. Qualche anno fa, invece, l’unica forma di sostegno risiedeva nella concessione gratuita del teatro: era il periodo di Anna Paola Giuliani assessora alla Cultura. Abbiamo avuto la stessa gratuità dello spazio teatrale anche in anni in cui Musica Civica ha sviluppato progetti e vinto bandi in sinergia con Palazzo di Città. Però, a parte questo, non c’è mai stata erogazione di fondi comunali per le iniziative della nostra associazione. 

Quale il suo giudizio sulle politiche culturali guidate da Giuliani nella passata amministrazione?
Ho un bel ricordo di quel periodo: allora si faceva tantissimo a Foggia in tema di politiche culturali. Trovo che la rassegna Giordano in Jazz, della cui organizzazione non mi occupavo minimamente non essendo esperta in quel genere musicale, contemplasse cartelloni straordinari: assistetti a concerti di solisti che di solito in Italia calcano soltanto palcoscenici come quelli di Roma o Milano. Ricordo inoltre che durante l’amministrazione culturale targata Giuliani facemmo le Celebrazioni giordaniane, allestendo un’opera all’anno di Umberto Giordano. Ricordo poi quando ci recammo dall’allora ministro della Cultura Franceschini, che sovvenzionò il nostro allestimento di Giove a Pompei nella storica città campana. E poi tutte le iniziative del Foggia Estate. Insomma, la città, su impulso comunale, pullulava di grandi eventi. Con il connubio amministrativo tra l’ex assessora Giuliani e l’ex dirigente di settore Carlo Dicesare, ai quali ho dato una mano artistico-organizzativa nel campo della musica classica e lirica, la città ha potuto attingere a tanti fondi per la cultura. 

In campagna elettorale la neo Sindaca ha stigmatizzato le politiche culturali di carattere ‘eventistico’. 
Penso che la cultura sia fatta di eventi, perché ha un pubblico. Quando costituimmo il Comitato per le celebrazioni giordaniane, dove c'era uno dei più grandi musicologici italiani, il milanese Guido Salvetti, sviluppavamo incontri sulla figura di Umberto Giordano per capire come potevamo riportare in vita Giove a Pompei, opera che non era mai stata allestita, così come altre opere secondarie del grande compositore foggiano. Per comprendere, cioè, come poterle valorizzare, ad esempio rifacendone le partiture. Si tratta di operazioni dietro le quinte che hanno poi portato agli eventi finale: l'evento, in sostanza, fa parte della strategia culturale di una città. Voglio dire ben venga quando veicola positivamente all’esterno il nome di Foggia. Non dimenticando mai che dietro alla cosiddetta ‘eventistica’ c'è la costruzione dello spettacolo, frutto di un immenso lavoro di ricerca preliminare alla messa in scena. Un lavoro, questo, che deve coinvolgere quei pezzi di comunità che hanno vera competenza. Non basta autoproclamarsi operatori culturali del territorio: spero dunque che la politica non permetta che persone che non hanno nè esperienza professionale nè autorevolezza nazionale possano metter le mani sulla cultura. E su tale versante le politiche culturali dell’ex assessora Giuliani sono state giuste perché valorizzavano il merito: sapeva bene quanto la mia posizione politica fosse per molti versi distante dalla sua ma non le interessava. 

Par di capire che da un lato non bisognerebbe disperdere quel capitale amministrativo in termini di approccio, dall’altro il nuovo assessore alla Cultura di Foggia dovrebbe essere competente e titolato in materia. 
Assolutamente sì. Ma non legherei il mio pensiero a un ‘modello Giuliani’, fermo restando che penso sia stata un’ottima assessora. Il mio discorso è generale: bisogna affidare la gestione della Cultura non a chi si autoproclama operatore culturale ma a chi, al contrario, ha una consolidata e riconosciuta esperienza in campo artistico e culturale non solo in questo territorio ma oltre confine. Per portare a Foggia grandi artisti come Arcadi Volodos, Tony Hadley, Richard Galliano, Enrico Ruggeri, Janoska Ensemble (alcune delle star musicali presenti nel cartellone di Musica Civica ‘23 al Teatro Giordano, ndr) occorrono figure accreditate di caratura nazionale. Foggia annovera grandi eccellenze in campo culturale: bisogna coinvolgerle nella costruzione delle politiche se l’obiettivo è coinvolgere il territorio. Un discorso che non vale solo per la Cultura ma, ovviamente, per tutti i settori amministrativi.  

E che pensa della cultura nelle periferie per risollevarne il tessuto sociale?
In tal caso entra in campo la formazione culturale: di per sé l’evento, magari di nicchia, servirebbe a ben poco. Le strategie socio-culturali devono essere sviluppate dai didatti della cultura e delle arti. De gente che sa come lavorare per le periferie. Quando, all’epoca della gestione Giuliani, ma anche prima, durante il mandato Ciliberti con assessore alla Cultura Potito Salatto, altro grande amministratore davvero illuminato, sviluppammo progetti per le scuole, portammo a teatro anche le scolaresche delle periferie, ma prima, in quelle scuole, svolgemmo percorsi di formazione ad hoc in sinergia con i docenti. Inventavamo format culturali studiati apposta per il target di riferimento. L’evento culturale non può essere compreso appieno in simili contesti se non c’è un percorso di preparazione propedeutica. Portare la cultura in periferia non può ridursi a preoccupanti slogan, perché è cento volte più difficile, servono competenze molto più approfondite e articolate. 

Se le arrivasse una proposta per l’assessorato ci penserebbe?
Penso che la Sindaca potrebbe tenere per sé la delega alla Cultura. E sarebbe cosa buona, perché Episcopo proviene dal mondo culturale, della scuola e della formazione, in cui da anni è protagonista. Salvo che, da prima cittadina, sarà chiamata ad un’agenda amministrativa molto impegnativa in tutti i settori. Ma se tenesse la delega alla Cultura immagino potrebbe avvalersi di uno staff operativo dedicato. Per ciò che riguarda me, se arrivasse la proposta per quel posto in giunta ci penserei. Anche se non so se potrei accettare, più che altro per i miei impegni professionali: chi mi conosce sa che sono una super perfezionista e se dovessi accettare un simile incarico, per svolgerlo al meglio, dovrei rivedere di molto la mia agenda di lavoro, e francamente, almeno per il prossimo anno l’ho già pienissima. In tutti i modi, se dovesse arrivare sarebbe una proposta che prenderei in considerazione. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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