Scioglimenti e interdittive antimafia, dalla Capitanata un laboratorio di idee per migliorare questi strumenti

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Guardare al futuro ricordando il passato, evitando cioè, di inciampare negli errori già fatti. È questa l’idea di fondo da cui ha preso vita sabato scorso un interessante incontro promosso dal Rotary Club Foggia Capitanata timonato dall’infaticabile Gianni Cerisano e dal titolo “Scioglimenti & Interdittive: il laboratorio antimafia Foggia”. Una serata, quella trascorsa nella sala conferenze dell’hotel Cicolella sul viale della Stazione, che non ha voluto però tirare il freno a mano riproponendo situazioni passate e ormai conosciute, quanto piuttosto spingere l’acceleratore sul cosa si potrà fare per il bene della comunità foggiana. Anche perché, come più volte ribadito dallo stesso Cerisano, “parlare oggi di uno scioglimento avvenuto oltre due anni e mezzo fa è fuori luogo temporale e privo di qualsivoglia contesto. Bisogna pensare al futuro”.

“Passata la tempesta, con una città finalmente tornata al voto, ho creduto fosse opportuno ricominciare a pensare con serenità all’efficacia di questi strumenti di prevenzione antimafia, concepiti inizialmente per realtà molto piccole ma poi applicati anche a realtà ben più grandi con tutte le relative criticità operative- spiega a l’Attacco l’avvocato  – non è più il momento per discutere se Foggia abbia meritato o meno lo scioglimento, ma bisogna verificare se sia necessaria o meno una correzione di questi strumenti, cercando di capire se abbiano davvero l’efficacia prevista alla loro nascita. È bene ricordare che ci sono operatori del diritto che da tempo hanno messo in discussione l’efficacia e la legittimità sostanziale di questi strumenti. Oggi, a mio avviso, servirebbe un cambio del modo di pensare della gente che non può più assistere in maniera passiva a questo tipo di iniziative, soprattutto perché la loro narrazione è controproducente. Il che non significa negare il fenomeno mafioso; a Foggia esiste la mafia, sia chiaro, ma ciò non vuole dire che Foggia sia una comunità mafiosa.   Fortunatamente la criminalità organizzata non ha ancora permeato completamente il mondo delle imprese, del commercio, delle professioni e delle istituzioni. Qui lo Stato c’è, dunque i cittadini devono smettere di raccontarsi come mafiosi o questo diventerà un alibi affinché si dica che non si può intervenire in alcun modo. Purtroppo chi prova a raccontare il contrario viene tacciato di negazionismo o addirittura di contiguità al fenomeno mafioso”.

Come già detto all’inizio, però, l’incontro ha voluto guardare al futuro. “Credo che per quanto accaduto, Foggia e la sua provincia possano davvero diventare un laboratorio capace di formulare proposte di modifica a queste normative – rincara Cerisano – il che non significa escluderle quanto piuttosto apportare correttivi necessari affinché queste situazioni possano essere gestite in modo diverso. La nuova amministrazione comunale ha ricevuto un dono di valore inestimabile: la legittimazione, il risultato dell’esercizio del potere democratico che Foggia si è vista inibire per due anni e mezzo. Sono certo che ne sapranno fare buon uso”. Ospiti di Cerisano due giornalisti di lungo corso che hanno seguito anche da vicino il susseguirsi delle vicende che hanno investito le amministrazioni foggiane: Piero Paciello, direttore del quotidiano l’Attacco e Micky de Finis, vice segretario nazionale Federazione Direl. Il primo molto critico nei confronti dei provvedimenti giuridici e, in particolar modo, dello scioglimento del Comune di Foggia; il secondo, invece, favorevole purché “verificate le condizioni previste”. Già in tante altre occasioni i due giornalisti hanno espresso con forza le loro posizioni al riguardo.

La serata proposta dal Rotary, però, non è voluta essere una retrospettiva sulla buona riuscita o meno dello scioglimento, capace o meno di bonificare la città, quanto piuttosto un modo per capire se ci siano oggi proposte per migliorare la normativa e se, viste le condizioni anche di altre città, si possa replicare in futuro un tale provvedimento per il capoluogo dauno. “In futuro potrà ripetersi, almeno in teoria. Seppur oggi ci siano al governo i cosiddetti “buoni” di questa tornata elettorale - dichiara Paciello. Mi sembra che ci sia una più ampia apertura politica in generale, finanche in determinati settori. Il perimetro della discrezionalità è davvero ampio. È bene precisare però che in questi anni non siamo stati fermi: abbiamo lavorato molto col giornale facendo anche animazione pubblica, invitando personaggi come Palamara, Morra, Palmisano, Barbano e tanti altri in otto incontri in cui abbiamo provato a ragionare in maniera laica su questi temi. Il punto sta nella necessità di dimostrare che esista davvero una mafia degli affari, dei cosiddetti colletti bianchi. Come? Facendo le indagini. Perché bisogna dimostrare l’eventuale presenza di flussi di spesa pubblica che vengono intercettati da ambienti mafiosi. Al momento non ricordo una sola indagine in tal senso - aggiunge. Dopo essere stati cavia possiamo sì essere oggi un laboratorio di ripartenza per Foggia. Una ripartenza che resta legata ad iniziative come queste, all’idea che per una volta non deleghiamo più ad altri le nostre sorti, ma cerchiamo di riappropriarci noi stessi del nostro destino”. “Non credo - e non voglio credere - che si possa verificare un altro scioglimento – conclude de Finis. L’augurio è che Foggia esca fuori da questi apparati grigi che l’hanno fatta apparire diversa da com’è in realtà. Ma questo dipenderà dalle persone che saranno chiamate a gestire la cosa pubblica. Bisogna necessariamente inserire delle regole precise se vogliamo essere comunità. Non solo in Comune”.  

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